Il Consiglio di Amministrazione dell’ILO ha esaminato il ruolo della coerenza delle politiche e della protezione sociale nella risposta alla crisi dell’occupazione
Il Consiglio di amministrazione dell’ILO, nel corso della sua 309ª sessione (4-19 novembre) ha preso in esame le varie iniziative finalizzate a garantire una ripresa ricca di occupazione e una maggiore coerenza delle politiche nel sistema internazionale.
19 novembre 2010
GINEVRA (Notizie dall’ILO) – Il Consiglio di amministrazione dell’Ufficio Internazionale del Lavoro (ILO), nel corso della sua 309ª sessione (4-19 novembre) ha preso in esame le varie iniziative finalizzate a garantire una ripresa ricca di occupazione e una maggiore coerenza delle politiche nel sistema internazionale.
Il Direttore Generale dell’ILO, Juan Somavia, rivolgendosi il 15 novembre al gruppo dei lavoratori del Consiglio di amministrazione sulla dimensione sociale della globalizzazione, ha affermato che il concetto della coerenza delle politiche è ben radicato nella comunità internazionale, come si è visto nel vertice del G20 dal quale Somavia ha da poco fatto ritorno. Tuttavia, ha aggiunto, “la coerenza delle politiche non sta portando a quei risultati di cui l’economia mondiale ha bisogno”.
“La ripresa è ancora fragile e non sta creando posti di lavoro e investimenti sufficienti nelle piccole imprese. Mai come oggi c’è bisogno di una maggiore coerenza delle politiche. I progressi continuano ad essere lenti in quanto non abbiamo sufficiente esperienza e fiducia”, ha dichiarato.
Il Direttore Generale ha proseguito citando le quattro aree in cui l’ILO sta promuovendo la coerenza delle politiche: un migliore coordinamento tra le politiche occupazionali e le politiche macroeconomiche, un approccio coerente alle norme internazionali, la necessità di una piattaforma di protezione sociale e il concetto per cui non c’è ripresa senza creazione di occupazione.
Al Consiglio di amministrazione sono inoltre intervenuti Pascal Lamy, Direttore Generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), Richard Kozul-Wight, principale economista alla Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD), Wiseman Lumkile Nkuhlu, Presidente dell’Organizzazione internazionale degli imprenditori (IOE), e Sharan Burrow, Segretario Generale della Confederazione dei sindacati internazionali (ITUC).
Nel suo intervento, Pascal Lamy ha sottolineato la necessità di migliorare il coordinamento tra le politiche commerciali e le politiche per la protezione sociale come strumento per raggiungere una crescita più solida e una ripresa economica più sostenibile. Si è inoltre espresso a favore di politiche forti in materia di occupazione e protezione sociale, indispensabili per un sistema commerciale multilaterale aperto. L’economista Kozul-Wight ha avvertito che “l’incapacità di avviare delle riforme comporta il rischio di ritornare al precedente sistema”, mentre la Burrow ha sottolineato il rischio di concentrarsi troppo sull’austerità fiscale quando la vera sfida consiste nel creare occupazione attraverso una strategia di ripresa trainata dai redditi e nell’estendere la protezione sociale a tutti. Nkuhlu ha dichiarato che l’IOE sostiene “la promozione della coerenza delle politiche a livello nazionale e internazionale per garantire una governance efficace ed un settore privato produttivo”.
La Commissione per le Riunioni Settoriali e Tecniche del Consiglio di Amministrazione ha proseguito il dibattito sull’impatto settoriale della crisi economica e sociale mondiale. Secondo un nuovo Rapporto dell’ILO presentato alla Commissione, a seguito della crisi l’occupazione nella pubblica amministrazione è diminuita maggiormente negli Stati Uniti e in Europa.
Il Consiglio di amministrazione ha inoltre adottato una serie di decisioni relative ai diritti fondamentali sul lavoro.
Il Consiglio ha preso in esame i recenti sviluppi della situazione del lavoro forzato in Myanmar a partire da un rapporto elaborato dal funzionario di collegamento dell’ILO a Yangon. Il Direttore Generale dell’ILO, Juan Somavia, si è congratulato per il recente rilascio dagli arresti domiciliari del Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, ma ha ricordato ai delegati presenti che ancora oggi in Myanmar sono detenuti numerosi militanti sindacali, alcuni dei quali impegnati nella lotta contro il lavoro forzato.
Nelle sue conclusioni il Consiglio di amministrazione ha esortato il nuovo Parlamento del Myanmar ad allineare la legislazione nazionale con la Convenzione (n. 29) dell’ILO sul lavoro forzato del 1930, a partire dalla revoca delle disposizioni a riguardo contenute nel Villages and Towns Acts. Inoltre, è stata richiesta la liberazione di tutti i sindacalisti e le persone coinvolte nella presentazione delle denunce che sono ancora oggi in prigione. Nonostante i progressi raggiunti in termini di sensibilizzazione del personale governativo e della comunità nel suo insieme, la Commissione ha evidenziato che resta ancora molto da fare per eliminare l’utilizzo del lavoro forzato nel paese, compresi i fenomeni del reclutamento di minori nelle forze armate e della tratta di essere umani.
Il Consiglio di amministrazione ha presso atto di un aumento delle denunce di lavoro forzato ricevute, ma considera essenziale che il processo verso un ambiente libero da minacce o paure di ritorsioni sia preservato. Per questo motivo ha domandato al governo di consentire al funzionario di collegamento dell’ILO l’accesso agli archivi dei tribunali e ai detenuti al fine di verificare l’assenza di ripercussioni giudiziarie. Inoltre, è stato chiesto al governo di garantire in tutto il paese le condizioni e gli strumenti necessari per la registrazione e il trattamento efficace e rapido delle denunce nonché di collaborare con il funzionario di collegamento sui casi sollevati di sua propria iniziativa.
Il Consiglio di amministrazione ha deciso di chiedere informazioni sulla situazione della libertà sindacale ai governi del Myanmar e del Venezuela, contro i quali lavoratori e datori di lavoro hanno presentato denuncia secondo una procedura che potrebbe condurre all’istituzione di specifiche commissioni di inchiesta. Il Comitato per la libertà sindacale ha richiamato l’attenzione del Consiglio di amministrazione in particolare sui casi riguardanti Argentina, Cambogia, Fiji, Panama e Repubblica Bolivariana del Venezuela.
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