Crisi dei rifugiati siriani - occupazione e mezzi di sussistenza
L’Italia, primo donatore di un progetto fondamentale dell’ILO in Libano a sostegno delle comunità a rischio colpite dalla crisi dei rifugiati siriani
I finanziamenti andranno a beneficio delle popolazioni a rischio fra locali e rifugiati, con particolare attenzione all’occupazione giovanile, ai lavoratori agricoli e ai bambini; il progetto è parte del contributo dell’ILO al Piano di risposta alla crisi in Libano 2015-2016.
27 febbraio 2015
ILO News — Il Governo italiano è diventato il primo donatore di una estensione del progetto dell’ILO per l’alleviamento degli effetti negativi per il Libano della crisi dei rifugiati siriani; il progetto mira a rafforzare l’occupazione e i mezzi di sussistenza nel nord del paese.
Il nuovo finanziamento della Cooperazione Italiana allo Sviluppo all’ILO — pari a 500.000 dollari — è fondamentale per la risposta generale che l’Organizzazione vuole dare agli effetti della crisi dei rifugiati siriani nei paesi limitrofi, soprattutto attraverso il sostegno ai mezzi di sussistenza e la lotta al lavoro minorile.
In gennaio 2015, i rifugiati siriani in Libano erano quasi 1,15 milioni.
«In Libano, si stima ora che un quarto della popolazione è siriana — una proporzione senza precedente in tutto il mondo. Le conseguenze sociali e economiche del conflitto in Siria sono pesanti per il Libano», ha detto Frank Hagemann, Direttore regionale in carica dell’Ufficio ILO per gli Stati Arabi.
Un tale afflusso non fa che aggravare ulteriormente una situazione economica, sociale e politica già fragile, e costituisce una pressione considerevole sull’economia libanese e sul mercato del lavoro a tutti i livelli negli ultimi anni.
«I mezzi di sussistenza sia delle comunità locali sia di quelle dei rifugiati dipendono dall’entità dell’aiuto internazionale — e il finanziamento del Governo italiano è una pietra miliare fondamentale per questo progetto», ha detto Hagemann.
Il Governo italiano ha annunciato il suo impegno a finanziare il progetto durante una cerimonia presso l’ambasciata italiana a Beirut il 24 febbraio; nella stessa occasione, il Governo ha anche annunciato finanziamenti per i programmi dell’UNICEF e dell’UNDP in risposta alla crisi dei rifugiati in Libano.
«Il nostro auspicio è quello di continuare a collaborare con l’UNICEF, l’UNDP e l’ILO; abbiamo piena fiducia che questa collaborazione sia un passo avanti verso nuove realizzazioni nel quadro del nostro comune impegno a promuovere la pace, la prosperità e il progresso in Libano», ha detto Giuseppe Morabito, Ambasciatore d’Italia in Libano.
Il nuovo finanziamento sarà dedicato a rafforzare i servizi per l’impiego in modo da migliorare l’accesso dei giovani e di altri gruppi alle opportunità lavorative e ai mezzi di sussistenza nel nord del Libano, particolarmente a rischio a causa della crisi dei rifugiati.
Il finanziamento andrà anche alle attività dell’ILO volte a creare posti di lavoro e altre possibilità di generare reddito in specifici settori agricoli nel nord dell’area di Akkar.
Rafforzare l’occupazione e i mezzi di sussistenza nel nord del Libano è fondamentale per garantire la coesione sociale e allentare le tensioni tra rifugiati e comunità locali.
Il finanziamento del Governo italiano verrà specificamente dedicato all’estensione del progetto dell’ILO denominato: «Permettere la resilienza dell’occupazione e proteggere le condizioni di lavoro dignitoso nelle aree rurali colpite dalla crisi dei rifugiati siriani nel nord del Libano».
Il progetto rappresenta il contributo dell’ILO al sostegno dei mezzi di sussistenza nel quadro del Piano di risposta alla crisi in Libano 2015-2016, concordato tra il Governo del Libano e i partner internazionali.
Il Piano di risposta è parte del più ampio Piano regionale per i rifugiati e la resilienza dell’economia — una risposta alla crisi dei rifugiati siriani nei paesi limitrofi, con il coordinamento congiunto di diverse agenzie internazionali come l’ILO, l’UNDP e l’UNICEF.
Il progetto dell’ILO riguarda specifiche comunità locali libanesi e comunità di rifugiati, in particolare i giovani disoccupati e i lavoratori agricoli a rischio, specie i bambini, in collaborazione con attori nazionali come i ministeri, i centri per l’impiego, ONG locali, formatori professionali e amministrazioni locali.
L’ILO stima in circa 1.660 i beneficiari diretti del progetto e in 50.000 quelli indiretti, fino alla conclusione del progetto nel 2017, sempre che non arrivino altri finanziamenti.
Il progetto adopera un metodo che cambia il modo in cui funziona il sistema dei mercati, in modo da offrire maggiori opportunità e benefici alle persone più povere e più a rischio. A tale scopo, vengono adoperati diversi mezzi, fra cui gli interventi sulla catena del valore, come la creazione di collegamenti tra mercati per spingere le esportazioni, il miglioramento dell’apprendistato informale, e i programmi di formazione sul lavoro.
Il nuovo finanziamento della Cooperazione Italiana allo Sviluppo all’ILO — pari a 500.000 dollari — è fondamentale per la risposta generale che l’Organizzazione vuole dare agli effetti della crisi dei rifugiati siriani nei paesi limitrofi, soprattutto attraverso il sostegno ai mezzi di sussistenza e la lotta al lavoro minorile.
In gennaio 2015, i rifugiati siriani in Libano erano quasi 1,15 milioni.
«In Libano, si stima ora che un quarto della popolazione è siriana — una proporzione senza precedente in tutto il mondo. Le conseguenze sociali e economiche del conflitto in Siria sono pesanti per il Libano», ha detto Frank Hagemann, Direttore regionale in carica dell’Ufficio ILO per gli Stati Arabi.
Un tale afflusso non fa che aggravare ulteriormente una situazione economica, sociale e politica già fragile, e costituisce una pressione considerevole sull’economia libanese e sul mercato del lavoro a tutti i livelli negli ultimi anni.
«I mezzi di sussistenza sia delle comunità locali sia di quelle dei rifugiati dipendono dall’entità dell’aiuto internazionale — e il finanziamento del Governo italiano è una pietra miliare fondamentale per questo progetto», ha detto Hagemann.
Il Governo italiano ha annunciato il suo impegno a finanziare il progetto durante una cerimonia presso l’ambasciata italiana a Beirut il 24 febbraio; nella stessa occasione, il Governo ha anche annunciato finanziamenti per i programmi dell’UNICEF e dell’UNDP in risposta alla crisi dei rifugiati in Libano.
«Il nostro auspicio è quello di continuare a collaborare con l’UNICEF, l’UNDP e l’ILO; abbiamo piena fiducia che questa collaborazione sia un passo avanti verso nuove realizzazioni nel quadro del nostro comune impegno a promuovere la pace, la prosperità e il progresso in Libano», ha detto Giuseppe Morabito, Ambasciatore d’Italia in Libano.
Il nuovo finanziamento sarà dedicato a rafforzare i servizi per l’impiego in modo da migliorare l’accesso dei giovani e di altri gruppi alle opportunità lavorative e ai mezzi di sussistenza nel nord del Libano, particolarmente a rischio a causa della crisi dei rifugiati.
Il finanziamento andrà anche alle attività dell’ILO volte a creare posti di lavoro e altre possibilità di generare reddito in specifici settori agricoli nel nord dell’area di Akkar.
Rafforzare l’occupazione e i mezzi di sussistenza nel nord del Libano è fondamentale per garantire la coesione sociale e allentare le tensioni tra rifugiati e comunità locali.
Il finanziamento del Governo italiano verrà specificamente dedicato all’estensione del progetto dell’ILO denominato: «Permettere la resilienza dell’occupazione e proteggere le condizioni di lavoro dignitoso nelle aree rurali colpite dalla crisi dei rifugiati siriani nel nord del Libano».
Il progetto rappresenta il contributo dell’ILO al sostegno dei mezzi di sussistenza nel quadro del Piano di risposta alla crisi in Libano 2015-2016, concordato tra il Governo del Libano e i partner internazionali.
Il Piano di risposta è parte del più ampio Piano regionale per i rifugiati e la resilienza dell’economia — una risposta alla crisi dei rifugiati siriani nei paesi limitrofi, con il coordinamento congiunto di diverse agenzie internazionali come l’ILO, l’UNDP e l’UNICEF.
Il progetto dell’ILO riguarda specifiche comunità locali libanesi e comunità di rifugiati, in particolare i giovani disoccupati e i lavoratori agricoli a rischio, specie i bambini, in collaborazione con attori nazionali come i ministeri, i centri per l’impiego, ONG locali, formatori professionali e amministrazioni locali.
L’ILO stima in circa 1.660 i beneficiari diretti del progetto e in 50.000 quelli indiretti, fino alla conclusione del progetto nel 2017, sempre che non arrivino altri finanziamenti.
Il progetto adopera un metodo che cambia il modo in cui funziona il sistema dei mercati, in modo da offrire maggiori opportunità e benefici alle persone più povere e più a rischio. A tale scopo, vengono adoperati diversi mezzi, fra cui gli interventi sulla catena del valore, come la creazione di collegamenti tra mercati per spingere le esportazioni, il miglioramento dell’apprendistato informale, e i programmi di formazione sul lavoro.