Obiettivi di sviluppo sostenibile

Fare crescere l’economia con una dieta equilibrata

Il Vice Direttore Generale dell’ILO, Gilbert Houngbo, dimostra che lavoro dignitoso, tenore di vita accettabile e crescita economica sono collegati tra di loro e sono necessari a realizzare diversi altri obiettivi di sviluppo sostenibile.

15 settembre 2015

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Alcune culture considerano il numero otto come il numero della fortuna e lo associano a ricchezza e a prosperità. È quindi una felice coincidenza che siano otto i nuovi Obiettivi di sviluppo sostenibili delle Nazioni Unite legati a una crescita forte e continua e al lavoro dignitoso per tutti.

Qual’è oggi la situazione dell’occupazione a più di otto anni dall’inizio della crisi economica alla fine del 2007? A livello mondiale, i disoccupati hanno raggiunto i 201 milioni. La disoccupazione non è finora tornata ai livelli pre-crisi, e i giovani sono particolarmente colpiti: l’anno scorso, 74 milioni di loro stavano fuori dal mercato del lavoro.

Aldilà del numero insufficiente dei posti di lavoro disponibili, a preoccupare ulteriormente è anche la qualità dei lavori esistenti. Secondo le stime, oltre la metà della forza lavoro mondiale è intrappolata nell’economia informale, mentre sono 780 milioni le donne e gli uomini che costituiscono i lavoratori poveri che devono andare avanti con meno di 2 dollari al giorno. Intanto, il massimo al quale possa aspirare un lavoratore comparativamente più benestante in un paese industrializzato è un posto a tempo pieno con un contratto lungo.

Le cifre alte della disoccupazione e della povertà dimostrano la necessità, per i paesi di tutto il mondo, di concentrarsi sulla crescita e sul lavoro dignitoso, e fanno anche vedere perché questo obiettivo è al centro delle priorità globali per i prossimi quindici anni.

Ma allora come è possibile uscire dall’impasse? Esistono soluzioni per aggirare la situazione; alcune iniziative si possono anche rivelare promettenti.

Negli Stati Uniti, alcune delle principali compagnie, come McDonalds, Target e TJ Maxx, hanno recentemente aumentato gli stipendi a livelli superiori al minimo legale. Altre compagnie hanno istituito periodi lunghi di congedo parentale retribuito. Nel Regno Unito, tra il 2016 e il 2020, verrà progressivamente introdotto un salario minimo, con in prima linea ditte ben conosciute come IKEA e Burberry. In Cina, nel 2013, il numero delle persone titolari di una pensione di vecchiaia è schizzato da meno di 240 milioni a 820 milioni; l’obiettivo della copertura universale dovrebbe essere raggiunto entro quattro anni.

Secondo i modelli preconizzati dalle Nazioni Unite e dai difensori dei diritti umani, tali iniziative etiche si giustificano perché aiutano le persone, combattono la piaga delle disuguaglianze e sono «quello che s’ha da fare»; ma ci sono anche buoni motivi economici e commerciali per investire nelle persone.

Crescita, lavoro dignitoso e tenore di vita accettabile per tutti vanno di pari passo. I benefici della crescita si devono ripercuotere sull’intera popolazione e non devono approfittare soltanto a pochi privilegiati.

Se lo devono ricordare anche le nazioni più povere qualora accedano allo status di paese a reddito medio, in modo da non lasciare nessuno indietro. Le società che non fanno così rischiano i disordini sociali o peggio.

Ma c’è molto da fare se si vuole favorire il ritorno a una economia solida: per ciò, occorre migliorare il trattamento dei lavoratori dipendenti e garantire benefici anche alle persone prive di contratti formali. Oltre il 70 per cento della popolazione mondiale non è protetta adeguatamente in caso di disoccupazione, di maternità o paternità, di infortunio sul lavoro, di disabilità, di malattia, o dopo il pensionamento.

Solo un po’ più di un quarto della popolazione mondiale beneficia dell’accesso alla sicurezza sociale completa. In media, in tutto il mondo, non più del 12 per cento dei lavoratori disoccupati riceve un sussidio di disoccupazione. Solo circa la metà delle persone al disopra dell’età pensionabile riceve una pensione. E quasi il 40 per cento della popolazione mondiale non è iscritta a un sistema sanitario o pensionistico.

In breve, milioni di persone sono confinate in situazioni di vulnerabilità e sono tagliate fuori dal gioco economico, non potendo quindi segnare i punti necessari perché ognuno sia in grado di vincere.

Creare società inclusive, nelle quali le persone hanno un lavoro e un tenore di vita dignitosi, anche nel caso in cui esse non siano in grado di lavorare per mancanza di opportunità, per ragioni di salute o a causa dell’età, aiuterà a realizzare l’intera agenda di sviluppo per il 2030. L’Obiettivo 8, situato esattamente al centro dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, potrà estendere le braccia e spingere alla realizzazione di diversi altri obiettivi.

In Zambia, per affrontare un tasso di povertà rurale pari al 77 per cento, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro sta portando avanti con altri partner un progetto destinato a portare in tre anni 3.000 giovani a lavorare nella coltivazione della soia e nell’allevamento ittico. Ciò contribuirà a affrontare le disuguaglianze rispetto alle aree urbane, dove la povertà è molto meno importante (il 28 per cento), a migliorare la sicurezza alimentare nazionale, e a combattere la carenza di proteine diffusa nelle famiglie a basso reddito.

Senza lavoro dignitoso, non sarà possibile porre fine alla povertà e alla fame, né garantire la sanità e l’uguaglianza per tutti. Ma l’agenda del lavoro dignitoso è olistico. Non si tratta soltanto di piena occupazione e di buoni posti di lavoro. L’agenda si occupa anche dei diritti, come quelli enunciati nelle norme e nei trattati internazionali, del dialogo tra i lavoratori, i datori di lavoro e i governi, e della protezione sociale. Per fare il pieno di energia, le economie hanno bisogno prima di ingerire e di digerire le quattro portate che compongono questo menù.

Una versione di questo articolo è stata pubblicata sul Huffington Post l’11 settembre 2015.