Diritti delle lavoratrici e lavoratori

I diritti del lavoro in Europa: risultato peggiore rispetto a tutte le edizioni precedenti dell’indice globale dei diritti

L’ultima edizione dell’Indice globale dei diritti della Confederazione internazionale dei sindacati (CSI) segnala la situazione preoccupante al riguardo del restringimento dello spazio democratico per l’azione sindacale e l’impegno della società civile.

10 giugno 2025

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Protesta dei metalmeccanici a Varsavia (Polonia), 21 maggio 2025.
© AFP/Europress
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Protesta dei metalmeccanici a Varsavia (Polonia), 21 maggio 2025.

GINEVRA (Notizie OIL) — Il Global Rights Index (“Indice globale dei diritti”) della Confederazione internazionale dei sindacati (CSI) classifica 151 paesi in base al rispetto dei diritti dei lavoratori. L’edizione del 2025 mostra che l’Europa ha raggiunto l’indice più basso dal lancio dell’Indice nel 2014, nel segno dell’erosione continua registrata negli ultimi quattro anni.

Sebbene l’Europa rimanga la regione meno repressiva dei diritti dei lavoratori su scala mondiale, la XIIª edizione del Rapporto registra un continuo deterioramento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori europei. Secondo l’Indice, che classifica i paesi da 1 (la migliore situazione) a 5+ (la peggiore situazione), l’indice medio per i paesi europei è sceso a 2,78 nel 2025, rispetto a 2,73 del rapporto 2024.

L’Europa è tra le tre regioni a livello mondiale che ha assistito a un’erosione dei diritti dei lavoratori, insieme alle Americhe e all’Africa. Le regioni Asia-Pacifico, Medio Oriente e Nord Africa hanno registrato miglioramenti marginali nel corso dell’anno, sebbene il Medio Oriente e il Nord Africa siano rimaste le regioni con la peggiore situazione a livello mondiale.

Un quadro europeo eterogeneo

Nel 2025, l’indice della Georgia è passato da 3 a 4 a causa delle violazioni sistematiche dei diritti dei lavoratori, secondo la CSI. Il rapporto cita in particolare la cosiddetta legge sull’“influenza dall’estero”, introdotta nel 2024 senza consultazioni con i sindacati.

Il paese è stato una delle due nazioni europee a vedere un calo importante del proprio indice. Anche l’Italia ha registrato un peggioramento dei diritti con conseguente passaggio dell’indice da 1 del 2024 all’attuale 2. Sebbene non vi siano stati miglioramenti, l’indice è rimasto stabile nel resto dei paesi europei.

Nell’Europa centro-orientale, la Slovacchia e la Moldavia hanno mantenuto l’indice pari a 2 a causa di ” violazioni reiterate” dei diritti del lavoro. Al contempo, dopo un aumento del ranking nel 2024, l’indice di quest’anno per la Romania si è attestato a 3, che indica “violazioni costanti”, nonostante le iniziative di dialogo sociale in corso. Anche l’Albania, la Bosnia ed Erzegovina, la Bulgaria, il Montenegro e la Polonia mantengono un indice pari a 3.

Il punteggio dell’Ungheria è rimasto pari a 4, evidenziando “violazioni sistematiche” dei diritti del lavoro dovute a un contesto che limita il dialogo tripartito in maniera significativa. Nei Balcani occidentali, anche paesi come la Serbia e la Macedonia del Nord hanno mantenuto un indice pari a 4 a causa dell’accesso limitato alla contrattazione collettiva e delle restrizioni alla libertà di associazione.

Le tendenze a lungo termine evidenziano dei rischi per i lavoratori

Nel complesso, l’Indice CSI ha rilevato che nel 2025 i lavoratori di oltre il 50 per cento dei paesi europei avevano accesso limitato o nessun accesso alla giustizia, rispetto alla proporzione di circa il 33 per cento nell’anno precedente.. Secondo il rapporto, anche il diritto di sciopero è stato limitato o negato nel 73 per cento dei paesi europei.

Il rapporto evidenzia la necessità di sforzi costanti per promuovere il dialogo sociale, garantire l’applicazione di una legislazione del lavoro equa e creare un ambiente favorevole alla contrattazione collettiva.

L’OIL continua a sostenere i governi, le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro della regione nei loro sforzi per rafforzare i diritti dei lavoratori e creare luoghi di lavoro inclusivi e democratici.

In Serbia, Ucraina, Montenegro e Moldavia, i progetti dell’OIL sostengono iniziative volte a conformare le leggi e le pratiche nazionali alle norme internazionali del lavoro e al diritto del lavoro dell’Unione Europea e all’acquis comunitario.

In Georgia, Macedonia del Nord, Bosnia ed Erzegovina e Albania, l’OIL è impegnata nel rafforzamento delle capacità dei sindacati di supportare i lavoratori e di contribuire allo sviluppo di politiche attraverso il dialogo sociale.