Intervista
Sharan Burrow, Segretario Generale dell’ITUC: Quali sfide per i sindacati nel 2015?
Diverse sfide aspettano il movimento sindacale internazionale nel 2015. Sharan Burrow, Segretario Generale dell’ITUC (Confederazione Sindacale Internazionale), esprime la propria opinione su queste sfide — in particolare sul diritto di sciopero e sulle catene di approvvigionamento globali, due questioni che verranno discusse dall’ILO nel 2015 e nel 2016.
26 gennaio 2015
INFO ACTRAV: Quali sono le principali realizzazioni del movimento sindacale internazionale nel 2014, e quali sono le aree dove c’è spazio per il miglioramento?
Sharan Burrow: Il contesto economico globale è rimasto fortemente ostile ai lavoratori. Non si è finora stabilizzata l’economia globale, la disoccupazione è sempre al disopra dei livelli pre-crisi e centinaia di milioni di lavoratori sono senza lavoro o senza protezione sociale. Lo spazio democratico si è ristretto in paesi sempre più numerosi e il livello di fiducia nei governi e nelle istituzioni è al suo minimo storico.
Per fronteggiare questa situazione, il Congresso dell’ITUC di maggio a Berlino si è chiesto come attrezzare il movimento sindacale per fronteggiare queste sfide. Il Congresso, che era strutturato in un modo del tutto innovativo e partecipativo, ha approvato piani di lavoro in tre aree chiave:
Sui lavori sostenibili, la sicurezza del reddito e la protezione sociale, abbiamo fatto l’anno scorso reali progressi, anche se c’è ancora molto da fare. Osserviamo ora che vengono riconosciute le nostre esigenze nel quadro dei processi internazionali quali gli obiettivi post-2015 delle Nazioni Unite, e abbiamo costruito alleanze forti con altre organizzazioni che lavorano sulle questioni della giustizia e dello sviluppo economico.
Una parte determinante di questo lavoro è stato di rafforzare le attività dei lavoratori nell’economia informale perché si organizzino in sindacati e inizino a formalizzare i loro lavori. Il lavoro è immenso, ma sappiamo anche che questi lavoratori vogliono organizzarsi per ottenere dignità e diritti sul lavoro, e noi siamo qua per aiutarli.
Abbiamo anche fatto molti progressi sui lavori sostenibili. Il cambio climatico rappresenta una sfida enorme per tutti gli abitanti del pianeta. Stiamo ancora aspettando di vedere un numero sufficiente di governi fare mostra della lungimiranza e dell’impegno necessario, ma la nostra agenda per una transizione giusta e per la creazione dei posti di lavoro necessari a una economia a bassa emissione di carbonio sta mettendo radici sempre più profonde.
La realizzazione dei diritti è una sfida costante per il movimento sindacale nel corso della sua storia. Abbiamo stabilito una lista di paesi “sotto osservazione”, e all’interno di questa lista, una sotto categoria di paesi nei quali sono più forti le minacce ai lavoratori e ai loro diritti. Così possiamo concentrarci sulla solidarietà con chi più ne ha bisogno, mentre al contempo prosegue la nostra campagna per i diritti dei lavoratori in tutto il mondo.
Abbiamo rafforzato il nostro lavoro giuridico e, nel 2014, abbiamo iniziato a creare una rete globale di avvocati pronti a intervenire per difendere i diritti sul lavoro. La pubblicazione del nostro indice globale rafforza la pressione in vista di una riforma in numerosi paesi. Siamo anche riusciti a far progredire la sindacalizzazione e i diritti dei lavoratori domestici e, grazie al nostro programma “Count Us In” (Tieni conto di noi) abbiamo dato slancio alla rappresentazione delle donne nei sindacati e quindi nel mercato del lavoro.
La nostra campagna contro la schiavitù moderna è stata ascoltata in tutto il mondo, con lo scandalo del sistema della kafala nei paesi del Golfo e, in particolare, in Qatar nel quadro della Coppa del Mondo 2022. I dirigenti del Qatar non hanno finora preso misure a favore del rispetto dei diritti fondamentali nel lavoro, e neanche la FIFA, ma la pressione c’è, ed è estremamente forte. Su una nota positiva, il Comitato Olimpico Internazionale ha assunto un ruolo di primo piano a favore dei diritti dei lavoratori nelle manifestazioni sportive, con le città candidate a ospitare i futuri Giochi Olimpici che sono ormai tenute a dimostrare come verrà garantito il rispetto dei diritti dei lavoratori.
Una delle principali realizzazioni del 2014 è stata la creazione di una nuova struttura sotto-regionale per i paesi arabi, l’ATUC. In una regione dove dilagano le violazioni dei diritti dei lavoratori, esistono ora le strutture necessarie al funzionamento di autentici sindacati democratici, pur mantenendo il loro impegno con le organizzazioni regionali dell’ITUC per l’Africa e la regione Asia-Pacifico.
In definitiva, è il lavoro dei nostri affiliati, delle federazioni sindacali internazionali e dei sindacalisti in tutto il mondo a fare il successo della nostra agenda; vorrei rendere omaggio alla dedizione e alla determinazione di tante persone in tutte le parti del mondo a favore dell’uguaglianza e della giustizia per i lavoratori.
INFO ACTRAV: Dopo la Sua rielezione a Segretario Generale dell’ITUC, quali sono le principali sfide di questo nuovo mandato?
Sharan Burrow: Abbiamo determinato tre “fronti” per la nostra azione, a partire dal nostro Congresso e dalla riunione del Consiglio Generale a dicembre:
INFO ACTRAV: Nel 2015, la controversia con i datori di lavoro sul diritto di sciopero sarà al centro dei dibattiti all’ILO. Cosa vi aspettate da un tale dibattito?
Sharan Burrow: È incredibile che, all’ILO, i datori di lavoro tentino di annientare decenni di giurisprudenza riconosciuta; l’intransigenza della loro posizione indebolisce l’ILO nel suo complesso. Se i datori di lavoro continuano a contestare la giurisdizione riconosciuta dell’ILO, allora la questione dovrà essere riferita alla Corte Internazionale di Giustizia. Sopprimere il diritto di sciopero significherebbe trasformare in schiavi tutti i lavoratori. Continueremo a difendere l’ILO; perciò, difendere il diritto di sciopero è assolutamente fondamentale.
INFO ACTRAV: Nel 2016, l’ILO si appresta a lanciare un dibattito sulle catene di approvvigionamento globali. Come considera la preparazione del contributo dei sindacati a questo dibattito?
Sharan Burrow: Ci dedichiamo molti sforzi. Oggi, per diversi milioni di lavoratori, le catene di approvvigionamento sono sinonimi di sfruttamento, di lavoro precario e informale, e anche di lavoro forzato. Molti lavoratori vanno a lavorare ogni giorno, a un punto o a un altro di una catena di approvvigionamento, a rischio della propria vita. Stiamo elaborando le ricerche e la documentazione utili a determinare la nostra politica in preparazione della discussione dell’ILO, ma non aspettiamo certo il 2016 per occuparci della questione. Le catene di approvvigionamento saranno al cuore della nostra azione nel 2015, attraverso il nostro sostegno agli sforzi dei lavoratori per ottenere una rappresentazione sindacale, un lavoro dignitoso, un salario equo e condizioni di lavoro sicure e salubri. Oggi, le catene di approvvigionamento offrono solo un salario da miseria a decine di migliaia di famiglie e mantengono molte famiglie al disotto della soglia di povertà radicale delle Nazioni Unite. Questo deve cambiare e siamo determinati a raggiungere l’obiettivo.
Sharan Burrow: Il contesto economico globale è rimasto fortemente ostile ai lavoratori. Non si è finora stabilizzata l’economia globale, la disoccupazione è sempre al disopra dei livelli pre-crisi e centinaia di milioni di lavoratori sono senza lavoro o senza protezione sociale. Lo spazio democratico si è ristretto in paesi sempre più numerosi e il livello di fiducia nei governi e nelle istituzioni è al suo minimo storico.
Per fronteggiare questa situazione, il Congresso dell’ITUC di maggio a Berlino si è chiesto come attrezzare il movimento sindacale per fronteggiare queste sfide. Il Congresso, che era strutturato in un modo del tutto innovativo e partecipativo, ha approvato piani di lavoro in tre aree chiave:
- crescita sindacale;
- lavori sostenibili, sicurezza del reddito e protezione sociale;
- realizzazione dei diritti.
Sui lavori sostenibili, la sicurezza del reddito e la protezione sociale, abbiamo fatto l’anno scorso reali progressi, anche se c’è ancora molto da fare. Osserviamo ora che vengono riconosciute le nostre esigenze nel quadro dei processi internazionali quali gli obiettivi post-2015 delle Nazioni Unite, e abbiamo costruito alleanze forti con altre organizzazioni che lavorano sulle questioni della giustizia e dello sviluppo economico.
Una parte determinante di questo lavoro è stato di rafforzare le attività dei lavoratori nell’economia informale perché si organizzino in sindacati e inizino a formalizzare i loro lavori. Il lavoro è immenso, ma sappiamo anche che questi lavoratori vogliono organizzarsi per ottenere dignità e diritti sul lavoro, e noi siamo qua per aiutarli.
Abbiamo anche fatto molti progressi sui lavori sostenibili. Il cambio climatico rappresenta una sfida enorme per tutti gli abitanti del pianeta. Stiamo ancora aspettando di vedere un numero sufficiente di governi fare mostra della lungimiranza e dell’impegno necessario, ma la nostra agenda per una transizione giusta e per la creazione dei posti di lavoro necessari a una economia a bassa emissione di carbonio sta mettendo radici sempre più profonde.
La realizzazione dei diritti è una sfida costante per il movimento sindacale nel corso della sua storia. Abbiamo stabilito una lista di paesi “sotto osservazione”, e all’interno di questa lista, una sotto categoria di paesi nei quali sono più forti le minacce ai lavoratori e ai loro diritti. Così possiamo concentrarci sulla solidarietà con chi più ne ha bisogno, mentre al contempo prosegue la nostra campagna per i diritti dei lavoratori in tutto il mondo.
Abbiamo rafforzato il nostro lavoro giuridico e, nel 2014, abbiamo iniziato a creare una rete globale di avvocati pronti a intervenire per difendere i diritti sul lavoro. La pubblicazione del nostro indice globale rafforza la pressione in vista di una riforma in numerosi paesi. Siamo anche riusciti a far progredire la sindacalizzazione e i diritti dei lavoratori domestici e, grazie al nostro programma “Count Us In” (Tieni conto di noi) abbiamo dato slancio alla rappresentazione delle donne nei sindacati e quindi nel mercato del lavoro.
La nostra campagna contro la schiavitù moderna è stata ascoltata in tutto il mondo, con lo scandalo del sistema della kafala nei paesi del Golfo e, in particolare, in Qatar nel quadro della Coppa del Mondo 2022. I dirigenti del Qatar non hanno finora preso misure a favore del rispetto dei diritti fondamentali nel lavoro, e neanche la FIFA, ma la pressione c’è, ed è estremamente forte. Su una nota positiva, il Comitato Olimpico Internazionale ha assunto un ruolo di primo piano a favore dei diritti dei lavoratori nelle manifestazioni sportive, con le città candidate a ospitare i futuri Giochi Olimpici che sono ormai tenute a dimostrare come verrà garantito il rispetto dei diritti dei lavoratori.
Una delle principali realizzazioni del 2014 è stata la creazione di una nuova struttura sotto-regionale per i paesi arabi, l’ATUC. In una regione dove dilagano le violazioni dei diritti dei lavoratori, esistono ora le strutture necessarie al funzionamento di autentici sindacati democratici, pur mantenendo il loro impegno con le organizzazioni regionali dell’ITUC per l’Africa e la regione Asia-Pacifico.
In definitiva, è il lavoro dei nostri affiliati, delle federazioni sindacali internazionali e dei sindacalisti in tutto il mondo a fare il successo della nostra agenda; vorrei rendere omaggio alla dedizione e alla determinazione di tante persone in tutte le parti del mondo a favore dell’uguaglianza e della giustizia per i lavoratori.
INFO ACTRAV: Dopo la Sua rielezione a Segretario Generale dell’ITUC, quali sono le principali sfide di questo nuovo mandato?
Sharan Burrow: Abbiamo determinato tre “fronti” per la nostra azione, a partire dal nostro Congresso e dalla riunione del Consiglio Generale a dicembre:
- Le catene di approvvigionamento globali, i salari minimi in grado di garantire condizioni di vita accettabili, e la formalizzazione del lavoro informale, lavorando con le Federazione Sindacali Internazionali (GUF) e le nostre organizzazioni affiliate per ottenere una legislazione sul salario minimo dignitoso e esortare i marchi globali a rendere dei conti sulla questione;
- Eliminare la schiavitù e il lavoro forzato, intorno alla campagne in Qatar per porre fine alla kafala, oltre all’azione per fare del Protocollo dell’ILO sul lavoro forzato una realtà a livello globale;
- Giustizia sul clima e trasformazione industriale, dove faremo tutto il nostro possibile al vertice delle Nazioni Unite a Parigi per promuovere un accordo ambizioso sul clima, accompagnato da misure di transizione giusta e da negoziati con i datori di lavoro per conseguire una riduzione delle emissione di carbonio, insieme a posti di lavoro sicuri e dignitosi.
INFO ACTRAV: Nel 2015, la controversia con i datori di lavoro sul diritto di sciopero sarà al centro dei dibattiti all’ILO. Cosa vi aspettate da un tale dibattito?
Sharan Burrow: È incredibile che, all’ILO, i datori di lavoro tentino di annientare decenni di giurisprudenza riconosciuta; l’intransigenza della loro posizione indebolisce l’ILO nel suo complesso. Se i datori di lavoro continuano a contestare la giurisdizione riconosciuta dell’ILO, allora la questione dovrà essere riferita alla Corte Internazionale di Giustizia. Sopprimere il diritto di sciopero significherebbe trasformare in schiavi tutti i lavoratori. Continueremo a difendere l’ILO; perciò, difendere il diritto di sciopero è assolutamente fondamentale.
INFO ACTRAV: Nel 2016, l’ILO si appresta a lanciare un dibattito sulle catene di approvvigionamento globali. Come considera la preparazione del contributo dei sindacati a questo dibattito?
Sharan Burrow: Ci dedichiamo molti sforzi. Oggi, per diversi milioni di lavoratori, le catene di approvvigionamento sono sinonimi di sfruttamento, di lavoro precario e informale, e anche di lavoro forzato. Molti lavoratori vanno a lavorare ogni giorno, a un punto o a un altro di una catena di approvvigionamento, a rischio della propria vita. Stiamo elaborando le ricerche e la documentazione utili a determinare la nostra politica in preparazione della discussione dell’ILO, ma non aspettiamo certo il 2016 per occuparci della questione. Le catene di approvvigionamento saranno al cuore della nostra azione nel 2015, attraverso il nostro sostegno agli sforzi dei lavoratori per ottenere una rappresentazione sindacale, un lavoro dignitoso, un salario equo e condizioni di lavoro sicure e salubri. Oggi, le catene di approvvigionamento offrono solo un salario da miseria a decine di migliaia di famiglie e mantengono molte famiglie al disotto della soglia di povertà radicale delle Nazioni Unite. Questo deve cambiare e siamo determinati a raggiungere l’obiettivo.