Settore della pesca

Il lavoro dignitoso nel settore della pesca

Sintesi dell’intervento del Direttore dell’Ufficio OIL per l’Italia e San Marino, Gianni Rosas, all’evento “Uomo a mare! Autori di nuovi pezzi sul Mediterraneo” organizzato a Mazara del Vallo con la partecipazione di UILA Pesca, 18 settembre 2021.

18 settembre 2021

Grazie alla UILA Pesca per questo invito e, soprattutto, per tenere sempre accesi i riflettori sull’importanza del lavoro nella pesca con incontri periodici di riflessione e di scambio. Sono contento che questo incontro si tenga a Mazara del Vallo che è uno dei luoghi più importanti del Mediterraneo per la storia, la cultura e il lavoro nella pesca.

Partiamo da un dato: nella pesca è occupato circa l’8% del totale dei lavoratori e delle lavoratrici nel mondo; è quindi un settore economico importante ma, soprattutto, dietro questi numeri c’è la vita e il lavoro di tante persone e delle loro famiglie. Questo aspetto spesso non viene considerato quando si parla di sostenibilità e di sviluppo economico. Nel giugno scorso, l'ILO ha approvato una Risoluzione sulla ripresa dall'emergenza del COVID-19, condivisa dalle rappresentanze sindacali, datoriali e dei governi di 187 paesi, che sostiene come le politiche e i piani di sviluppo sostenibile debbano incentrarsi sulle persone, sulle loro condizioni di vita e di lavoro e considerare il trinomio oramai inscindibile tra economia, lavoro e ambiente.

In questo senso, anche le politiche ambientali, come quella del fermo-pesca, devono dotarsi di strumenti adeguati di protezione sociale che permettano ai lavoratori e alle loro famiglie di condurre una vita dignitosa.

Ma per dare un futuro al lavoro sostenibile nella pesca, sono anche necessarie politiche e strategie specifiche, fondate su un’analisi dei problemi e delle potenzialità del settore e finalizzate a creare sviluppo e occupazione di qualità. Per questo, occorre promuovere l’accesso dei giovani alle professioni della pesca, investire nella formazione, migliorare i salari e le condizioni di lavoro, investire su prevenzione e tutela della salute e sicurezza, dotarsi di strumenti di protezione sociale (ammortizzatori sociali e meccanismi per riconoscere le professioni usuranti). Tali strategie che devono essere elaborate e attuate attraverso il coinvolgimento attivo dei rappresentanti del mondo del lavoro.

Infine un doveroso accenno alla Convenzione ILO n. 188 sul lavoro nella pesca che stabilisce degli standard universali e mira ad espandere il diritto al lavoro dignitoso a tutti i lavoratori della pesca e ad evitare il dumping sociale e la concorrenza sleale attraverso un abbassamento o il non rispetto dei diritti e delle tutele. In particolare la Convenzione chiede agli Stati di assicurare gli stessi diritti e lo stesso accesso dei lavoratori della pesca alla protezione sociale (e quindi anche agli ammortizzatori sociali) riconosciuta al complesso dei lavoratori. La Convenzione è entrata in vigore nel 2017 e, ad oggi, è stata ratificata da 4 paesi europei (Danimarca, Francia, Portogallo e Regno Unito). L’Italia ha attivato da diversi anni la procedura di ratifica di questa Convenzione, così come sono in fase di ratifica altre convenzioni e protocolli internazionali che sono rilevanti per il lavoro nella pesca (Protocollo sul lavoro forzato, due convenzioni e un protocollo in materia di salute e sicurezza sul lavoro). La ratifica di questi strumenti da parte dell’Italia sarebbe un segnale forte sulla priorità e l'importanza del lavoro dignitoso nella pesca sia in Italia che negli altri paesi. Ci auguriamo che ciò si concluda rapidamente.

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