Disuguaglianze
Il G20 affronta la disuguaglianza
Sandra Polaski, Vice Direttore Generale dell’ILO per le Politiche, accoglie con favore la recente riunione dei ministri del lavoro e dell’occupazione del G20 in Turchia che rappresenta un passo promettente per la promozione di politiche contro la disuguaglianza, per la promozione della crescita e per la creazione di posti di lavoro più numerosi e di migliore qualità.
25 settembre 2015
La disuguaglianza rappresenta una sfida caratteristica del nostro tempo. Le radici della disuguaglianza, che sono complesse e dipendono in certo modo da forze globali, riflettono anche le nostre scelte politiche. In un capitolo del suo recente libro The Great Divide, il vincitore del Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz sintetizza: «La disuguaglianza è una scelta».
Una recente ricerca dell’ILO, del FMI e di altri organismi dimostra che, oltre a provocare ingiustizie sociali e divisioni, la disuguaglianza danneggia anche la crescita economica. Ad esempio, secondo recenti stime dell’OCSE, negli ultimi anni, in Europa, a causa della disuguaglianza, la crescita economica ha subito una erosione pari quasi al 5 per cento.
All’inizio di questo mese, i ministri del lavoro del G20, riuniti a Ankara in Turchia, hanno fatto la scelta giusta, dimostrando un forte impegno a stimolare la crescita e la creazione di posti di lavoro, e a ridurre le disuguaglianze. Affrontare le disuguaglianze e creare posti di lavoro di migliore qualità aiutano a costruire società più inclusive e a rafforzare la crescita economica.
In alcuni paesi, le disuguaglianze aumentano in modo sconcertante. Ad esempio, negli Stati Uniti, tra il 1979 e il 2007, quasi la metà del totale degli aumenti del reddito nazionale sono sono andati in mano all’un per cento più ricco della popolazione. In Europa, il 10 per cento più ricco della popolazione in funzione della ripartizione del reddito (salari e capitale) riceve il 35 per cento del reddito nazionale.
Una delle principali cause dell’aumento delle disuguaglianze è la diminuzione della quota del PIL totale che va ai lavoratori sotto forma di stipendi e di sussidi. Nella maggior parte dei paesi industrializzati e emergenti del G20, oltre alla disoccupazione e alla sottoccupazione, a provocare il declino della quota del reddito da lavoro nel reddito nazionale è il significativo rallentamento della crescita dei salari.
Nella loro dichiarazione finale, i ministri riuniti a Ankara sono convenuti di affrontare le disuguaglianze e, qualora necessario, il declino della quota del reddito da lavoro, attraverso una serie di politiche adatte alle circostanze di ogni paese. I ministri hanno approvato un elenco di priorità politiche, in particolare l’utilizzo attivo dei rilevanti meccanismi di fissazione dei salari (ad esempio il salario minimo e il rafforzamento della contrattazione collettiva), i sistemi di protezione sociale, le politiche fiscali atte a combattere la disuguaglianza, e l’utilizzo effettivo dei servizi per l’impiego e delle politiche attive del mercato del lavoro per portare le popolazioni vulnerabili o escluse verso lavori di migliore qualità.
I ministri raccomanderanno ai leader del G20 di fare della crescita ricca in occupazione una priorità, affrontando l’insieme dei fattori all’origine della bassa domanda aggregata in diversi economie del G20, in particolare la debole crescita dell’occupazione e la stagnazione dei salari nella maggior parte dei paesi. I ministri inoltreranno ai leader la loro dichiarazione accompagnata da una dettagliata raccomandazione per essere esaminata durante il vertice del G20 che si terrà a Antalya, in Turchia, in novembre.
La presidenza turca ha ospitato la riunione congiunta dopo aver costatato che, da soli, i ministri del lavoro nono possono affrontare le disuguaglianze, promuovere l’inclusione e rafforzare la connessione tra occupazione e crescita. Il loro lavoro va completato con sforzi adeguati da parte dei ministri delle finanze e dell’economia e di altri ministri.
Negli ultimi anni, l’ILO ha rafforzato il proprio ruolo nel G20 e intende continuare a svolgere un ruolo attivo, fornendo dati empirici, opzioni politiche e indicazioni pratiche volte a limitare la disuguaglianza, a favorire società più inclusive e a creare posti di lavoro di migliore qualità per le donne e per gli uomini nel G20 e in tutto il mondo.
Una recente ricerca dell’ILO, del FMI e di altri organismi dimostra che, oltre a provocare ingiustizie sociali e divisioni, la disuguaglianza danneggia anche la crescita economica. Ad esempio, secondo recenti stime dell’OCSE, negli ultimi anni, in Europa, a causa della disuguaglianza, la crescita economica ha subito una erosione pari quasi al 5 per cento.
All’inizio di questo mese, i ministri del lavoro del G20, riuniti a Ankara in Turchia, hanno fatto la scelta giusta, dimostrando un forte impegno a stimolare la crescita e la creazione di posti di lavoro, e a ridurre le disuguaglianze. Affrontare le disuguaglianze e creare posti di lavoro di migliore qualità aiutano a costruire società più inclusive e a rafforzare la crescita economica.
In alcuni paesi, le disuguaglianze aumentano in modo sconcertante. Ad esempio, negli Stati Uniti, tra il 1979 e il 2007, quasi la metà del totale degli aumenti del reddito nazionale sono sono andati in mano all’un per cento più ricco della popolazione. In Europa, il 10 per cento più ricco della popolazione in funzione della ripartizione del reddito (salari e capitale) riceve il 35 per cento del reddito nazionale.
Una delle principali cause dell’aumento delle disuguaglianze è la diminuzione della quota del PIL totale che va ai lavoratori sotto forma di stipendi e di sussidi. Nella maggior parte dei paesi industrializzati e emergenti del G20, oltre alla disoccupazione e alla sottoccupazione, a provocare il declino della quota del reddito da lavoro nel reddito nazionale è il significativo rallentamento della crescita dei salari.
Le disuguaglianze non sono inevitabili
La disuguaglianza è un problema serio e le sue cause sono multiple. Tuttavia, disponiamo di strumenti politici per affrontare ognuna di queste cause.Nella loro dichiarazione finale, i ministri riuniti a Ankara sono convenuti di affrontare le disuguaglianze e, qualora necessario, il declino della quota del reddito da lavoro, attraverso una serie di politiche adatte alle circostanze di ogni paese. I ministri hanno approvato un elenco di priorità politiche, in particolare l’utilizzo attivo dei rilevanti meccanismi di fissazione dei salari (ad esempio il salario minimo e il rafforzamento della contrattazione collettiva), i sistemi di protezione sociale, le politiche fiscali atte a combattere la disuguaglianza, e l’utilizzo effettivo dei servizi per l’impiego e delle politiche attive del mercato del lavoro per portare le popolazioni vulnerabili o escluse verso lavori di migliore qualità.
I ministri raccomanderanno ai leader del G20 di fare della crescita ricca in occupazione una priorità, affrontando l’insieme dei fattori all’origine della bassa domanda aggregata in diversi economie del G20, in particolare la debole crescita dell’occupazione e la stagnazione dei salari nella maggior parte dei paesi. I ministri inoltreranno ai leader la loro dichiarazione accompagnata da una dettagliata raccomandazione per essere esaminata durante il vertice del G20 che si terrà a Antalya, in Turchia, in novembre.
Dare voce agli attori dell’economia reale
La presidenza turca ha invitato a una sessione di dialogo sociale con i ministri del G20 le organizzazioni dei datori di lavoro e i sindacati internazionali («Business 20» e «Labour 20»), insieme a diversi gruppi di informazione della società civile. Di fronte alla riunione congiunta dei ministri del lavoro e dell’occupazione e dei ministri delle finanze del G20, i due gruppi hanno sottolineato che l’aumento della disuguaglianza è un problema che richiede particolare attenzione.La presidenza turca ha ospitato la riunione congiunta dopo aver costatato che, da soli, i ministri del lavoro nono possono affrontare le disuguaglianze, promuovere l’inclusione e rafforzare la connessione tra occupazione e crescita. Il loro lavoro va completato con sforzi adeguati da parte dei ministri delle finanze e dell’economia e di altri ministri.
Negli ultimi anni, l’ILO ha rafforzato il proprio ruolo nel G20 e intende continuare a svolgere un ruolo attivo, fornendo dati empirici, opzioni politiche e indicazioni pratiche volte a limitare la disuguaglianza, a favorire società più inclusive e a creare posti di lavoro di migliore qualità per le donne e per gli uomini nel G20 e in tutto il mondo.