È tempo per le donne di entrare a far parte dei consigli di amministrazione
La necessità di avere un maggior numero di donne nei consigli di amministrazione delle imprese, ancora largamente dominati dagli uomini, è oggi ampiamente riconosciuta, per quanto vi sia ancora un generale disaccordo rispetto alle modalità per conseguire questo obiettivo.
6 novembre 2012
La necessità di avere un maggior numero di donne nei consigli di amministrazione delle imprese, ancora largamente dominati dagli uomini, è oggi ampiamente riconosciuta, per quanto vi sia ancora un generale disaccordo rispetto alle modalità per conseguire questo obiettivo.
Le donne rappresentano circa il 50% della popolazione mondiale, ma soltanto alcune arrivano ad essere direttrici o membri dei consigli di amministrazione delle imprese. Alcuni studi dimostrano, tuttavia, come la presenza di donne in posizioni apicali contribuisca a migliorare il rendimento delle imprese.
Nelle principali aziende statunitensi, i membri dei consigli di amministrazione sono donne solo per il 15%. Nelle principali imprese europee la percentuale è inferiore al 14%. Studi recenti dimostrano come la presenza di donne nei consigli di amministrazione non sia solo una scelta “giusta”, ma anche “intelligente”.
Tali studi testimoniano come le imprese con donne al vertice abbiano introiti maggiori sugli investimenti rispetto alle imprese i cui consigli di amministrazione sono composti esclusivamente da uomini. Ma per quanto la questione stia ottenendo una sempre maggiore attenzione, le modalità attraverso cui raggiungere l’uguaglianza di genere nelle posizioni di vertice è ancora oggetto di dibattito. E la discussione si sta facendo piuttosto accesa.
Un piano dell’UE che prevedeva l’introduzione di quote obbligatorie per spingere le imprese a promuovere la presenza delle donne in posizioni direttive è stato sospeso lo scorso ottobre a causa dell’incapacità dell’organo esecutivo europeo di raggiungere un accordo sulla proposta. Dal canto loro, Spagna, Francia e Norvegia già dispongono di legislazioni simili.
ILO News ha chiesto ad alcune donne che ricoprono ruoli di primo piano un parere sulla questione:
Le donne rappresentano circa il 50% della popolazione mondiale, ma soltanto alcune arrivano ad essere direttrici o membri dei consigli di amministrazione delle imprese. Alcuni studi dimostrano, tuttavia, come la presenza di donne in posizioni apicali contribuisca a migliorare il rendimento delle imprese.
Nelle principali aziende statunitensi, i membri dei consigli di amministrazione sono donne solo per il 15%. Nelle principali imprese europee la percentuale è inferiore al 14%. Studi recenti dimostrano come la presenza di donne nei consigli di amministrazione non sia solo una scelta “giusta”, ma anche “intelligente”.
Tali studi testimoniano come le imprese con donne al vertice abbiano introiti maggiori sugli investimenti rispetto alle imprese i cui consigli di amministrazione sono composti esclusivamente da uomini. Ma per quanto la questione stia ottenendo una sempre maggiore attenzione, le modalità attraverso cui raggiungere l’uguaglianza di genere nelle posizioni di vertice è ancora oggetto di dibattito. E la discussione si sta facendo piuttosto accesa.
Un piano dell’UE che prevedeva l’introduzione di quote obbligatorie per spingere le imprese a promuovere la presenza delle donne in posizioni direttive è stato sospeso lo scorso ottobre a causa dell’incapacità dell’organo esecutivo europeo di raggiungere un accordo sulla proposta. Dal canto loro, Spagna, Francia e Norvegia già dispongono di legislazioni simili.
ILO News ha chiesto ad alcune donne che ricoprono ruoli di primo piano un parere sulla questione:
Liselott Kilaas,
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|---|---|
| «Un motivo importante per il quale ci sono poche donne nei consigli di amministrazione è che ci sono anche meno donne rispetto agli uomini nelle posizioni esecutive. Storicamente, infatti, i membri del consiglio vengono selezionati tra coloro che ricoprono posizioni esecutive. Ritengo importante che i comitati di selezione, così come le compagnie incaricate di ricercare gli esecutivi, comincino a guardare al di là dell’impresa stessa, per individuare donne qualificate. I progressi in vista del raggiungimento della parità ai livelli più alti variano molto, persino nel mio Paese, la Norvegia, dove i consigli di amministrazione delle imprese quotate in borsa devono essere composti per il 40% da donne. Molte imprese oggi competono su scala globale e ritengo sia importante avere un’ampia diversificazione tra coloro che rivestono cariche esecutive, così come per le posizioni non esecutive, e il genere è uno dei tanti fattori di diversificazione. Non so se raggiungeremo mai la piena eguaglianza, e personalmente non sono del tutto sicura che questo debba essere, di per sé, un obiettivo». | |
Sharan Burrow,
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|---|---|
| «Le donne costituiscono la metà della popolazione mondiale, quindi, in un mondo perfetto, dovrebbero detenere anche la metà del potere! Le quote rappresentano uno strumento che può favorire un cambiamento culturale (…), ma ritengo che l’errore più grande sarebbe quello di ridurre la lotta per l’uguaglianza di genere a questo aspetto (…). Il raggiungimento della piena uguaglianza richiede un cambiamento di mentalità — tanto per gli uomini, quanto per le donne. Questo implica per i governi adottare misure effettive per combattere gli stereotipi di genere radicati in ogni società. Sebbene la partecipazione delle donne alle posizioni apicali sia un fattore importante, è altrettanto importante gestire le disuguaglianze di genere presenti nel mercato del lavoro. Le donne guadagnano in media il 20% in meno rispetto ai colleghi uomini per lavori di eguale valore e sono rappresentate in eccesso nei lavori sottopagati e meno qualificati. Un’ampia maggioranza delle donne lavoratrici a livello mondiale si trova in condizioni di lavoro precarie ed informali e i mercati del lavoro sono ancora largamente segregati. Il conseguimento dei diritti delle donne sul lavoro è urgente!» | |
Marina Yannakoudakis,
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|---|---|
| «È necessario che ci siano più donne nelle pozioni esecutive delle imprese e abbiamo bisogno di raggiungere un maggiore equilibrio di genere in tutti i livelli direttivi. Dobbiamo incoraggiare un cambio significativo nel modo in cui le donne sono rappresentate nelle posizioni apicali delle imprese, ma è necessario farlo attraverso obiettivi volontari piuttosto che tramite quote minime obbligatorie. Non credo che le quote siano la risposta. Le quote sono negative per le donne e per il business. Le donne non vogliono essere trattate con accondiscendenza e le imprese non vogliono che la burocrazia soffochi le loro attività. Nel Regno Unito cento donne sono state nominate nei consigli di amministrazione del FTSE-100 e FTSE-250 lo scorso anno e il primo ha attualmente una presenza di donne pari al 15,2%. Sono d’accordo sul fatto che vi sia ancora molta strada da percorrere, ma queste donne sono state selezionate perché sono le migliori per quel lavoro. Se avessero raggiunto queste posizioni grazie alle quote, non si sarebbe trattato altro che di accondiscendenza». | |
Jayati Ghosh,
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|---|---|
| «L’uguaglianza di genere nei consigli di amministrazione è necessaria perché favorisce l’adozione di pratiche amministrative e gestionali più stabili e durature. Non è abbastanza avere una o due donne al vertice o in posizioni di prestigio, poiché questo non consente di cambiare l’intero assetto culturale di base. È solo quando c’è un sufficiente numero di donne in posizioni esecutive che l’intera cultura e la strategia di management mostrano qualche differenza significativa. Le quote non sono sufficienti di per sé, ma costituiscono probabilmente una parte essenziale della soluzione del problema poiché, altrimenti, lo sviluppo di forme di resistenza più o meno dichiarate all’ingresso delle donne in posizioni apicali tenderebbe ad essere estremamente alto. Le quote possono determinare forme di ingiustizia nel breve periodo, ma sono necessarie per la transizione di medio termine verso una situazione futura in cui non saranno più considerate necessarie, perché la presenza di donne in posizioni di vertice sarà un dato acquisito». | |