114ª sessione della Conferenza internazionale del lavoro

La situazione dei lavoratori e delle lavoratrici nei territori Arabi occupati

Rapporto del Direttore Generale dell’OIL.

Panoramica del Rapporto

Il rapporto The situation of workers of the occupied Arab territories (“La situazione dei lavoratori e delle lavoratrici nei territori Arabi occupati”) del 2026 offre un’analisi aggiornata delle condizioni del lavoro nei Territori palestinesi occupati e nel Golan siriano occupato, collocandole all’interno di una crisi multidimensionale in cui fattori politici, militari, economici e istituzionali si rafforzano reciprocamente. L’elemento centrale che emerge è che il funzionamento del mercato del lavoro non può essere compreso separatamente dal contesto di guerra e occupazione, che ne determina in modo strutturale le dinamiche, limitando sia la creazione di occupazione sia l’esercizio dei diritti fondamentali del lavoro.

Il rapporto evidenzia innanzitutto come la guerra a Gaza e l’intensificazione delle restrizioni e della violenza in Cisgiordania abbiano prodotto una distruzione su larga scala del sistema economico e produttivo palestinese. A Gaza, la distruzione delle infrastrutture, lo sfollamento massiccio e le restrizioni all’accesso di beni e fattori produttivi hanno di fatto paralizzato il mercato del lavoro, trasformandolo in un sistema residuale basato su assistenza umanitaria, occupazione precaria e attività informali di sussistenza. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto livelli estremi, pari all’85 per cento, e oltre 250mila posti di lavoro sono stati persi, con conseguenze profonde sui redditi e sulla sicurezza alimentare della popolazione.

In Cisgiordania, pur in presenza di una parziale stabilizzazione dopo il crollo del 2024, il mercato del lavoro resta fortemente compromesso. Il leggero calo della disoccupazione è accompagnato da una riduzione della partecipazione al lavoro e da un aumento dell’occupazione informale, indicando che l’aggiustamento avviene più attraverso il deterioramento della qualità del lavoro che tramite una reale ripresa occupazionale. Le restrizioni alla mobilità, documentate da centinaia di ostacoli fisici e amministrativi, riducono drasticamente l’accesso al lavoro, aumentano i costi di produzione e frammentano il mercato interno, con effetti diretti sulla produttività e sulla coesione economica.

Un aspetto analiticamente rilevante del rapporto è la descrizione della crisi come “multistrato”, in cui la dimensione fiscale, finanziaria e produttiva si intrecciano. La sospensione dei trasferimenti fiscali da parte di Israele, che rappresentano circa due terzi delle entrate pubbliche palestinesi, ha determinato una crisi di liquidità, con effetti immediati sui salari dei dipendenti pubblici, sulla domanda interna e sulla capacità istituzionale di fornire servizi essenziali, inclusa la governance del lavoro. Questa fragilità fiscale si riflette nel sistema bancario e nella capacità delle imprese di operare, amplificando gli effetti della contrazione economica e limitando la creazione di occupazione.

Il rapporto mette inoltre in luce la crescente dipendenza dei lavoratori palestinesi dall’occupazione in Israele e negli insediamenti, che rappresenta al tempo stesso una fonte di reddito e un fattore di vulnerabilità. Sebbene i salari siano significativamente più elevati rispetto a quelli interni, l’accesso a tali opportunità è fortemente limitato e sempre più caratterizzato da informalità e precarietà, inclusa la crescita del lavoro senza permesso e l’intermediazione illecita del lavoro. Questa dinamica produce una segmentazione del mercato del lavoro, in cui l’occupazione esterna supplisce alle carenze dell’economia domestica ma rafforza, al contempo, le forme di dipendenza strutturale.

Dal punto di vista dei diritti del lavoro, il rapporto evidenzia una sistematica erosione delle condizioni per l’esercizio dei diritti fondamentali. Le politiche di espansione degli insediamenti, le demolizioni, le restrizioni all’accesso alla terra e alla mobilità e la violenza diffusa incidono direttamente su opportunità occupazionali, sicurezza e condizioni di lavoro. La combinazione di questi fattori configura un contesto in cui l’uguaglianza di opportunità è compromessa e in cui l’accesso al lavoro è fortemente diseguale. Anche nei contesti in cui esistono norme formali, come quelle sull’applicazione del salario minimo negli insediamenti, la loro effettività è limitata dall’assenza di meccanismi di controllo e rappresentanza.

Un ulteriore elemento critico riguarda la governance del mercato del lavoro, che opera in condizioni di emergenza prolungata. Le istituzioni palestinesi continuano a funzionare, ma con capacità ridotte a causa delle restrizioni, della mancanza di risorse e della distruzione infrastrutturale, soprattutto a Gaza. Le politiche pubbliche si concentrano prevalentemente su misure di emergenza, come sussidi salariali e programmi temporanei di occupazione, mentre le riforme strutturali — ad esempio la revisione della legislazione del lavoro o il rafforzamento della protezione sociale — risultano difficili da implementare in assenza di stabilità economica e politica.

Il rapporto analizza anche le dinamiche di vulnerabilità sociale, evidenziando come la crisi abbia effetti differenziati su gruppi specifici. Le donne affrontano livelli particolarmente bassi di partecipazione al lavoro e un aumento dei carichi di lavoro non retribuito, mentre i giovani vedono ridursi drasticamente le opportunità di ingresso nel mercato del lavoro, anche a causa dell’interruzione dei percorsi educativi e formativi. L’aumento del lavoro minorile, soprattutto a Gaza, rappresenta un indicatore estremo delle strategie di sopravvivenza adottate dalle famiglie in assenza di reddito.

Nel Golan siriano occupato, pur in un contesto meno drammatico rispetto ai Territori palestinesi, persistono vincoli strutturali legati all’accesso a terra, acqua e mercato, nonché limitazioni all’accesso a occupazioni qualificate. Anche in questo caso, le dinamiche occupazionali sono influenzate da fattori geopolitici e da asimmetrie istituzionali, con effetti sulla competitività e sulle prospettive di sviluppo locale.

In conclusione, il rapporto sottolinea che la crisi del lavoro nei territori occupati non è semplicemente ciclica ma strutturale, radicata nell’interazione tra conflitto, occupazione e vincoli economici di lungo periodo. Le prospettive di miglioramento dipendono in misura determinante da un’evoluzione del contesto politico. Il documento insiste sulla necessità di interventi immediati orientati alla creazione di lavoro, al rafforzamento della protezione sociale e alla tutela dei diritti, al fine di evitare che le attuali condizioni di vulnerabilità si consolidino ulteriormente e compromettano le basi per una futura ripresa economica e sociale.

The situation of workers of the occupied Arab territories
Abstract image with cover of the report

Report of the Director-General – Appendix

The situation of workers of the occupied Arab territories

114ª sessione della Conferenza internazionale del lavoro

1–12 giugno 2026

114ª sessione della Conferenza internazionale del lavoro