Giornata mondiale della giustizia sociale 2015

«Non esiste né fatalità né scusa: il lavoro forzato può essere fermato»

In occasione della Giornata mondiale della giustizia sociale, il Direttore Generale dell’ILO, Guy Ryder, rinnova l’impegno dell’ILO nella lotta contro il lavoro forzato.

Dichiarazione | 20 febbraio 2015
La Giornata mondiale della giustizia sociale dovrebbe galvanizzare l’azione contro la povertà e l’esclusione sociale. Il lavoro compiuto in condizioni di libertà, di equità, di sicurezza e di dignità umana — il lavoro dignitoso — è la chiave dell’inclusione ed è portatore di giustizia sociale. Tuttavia, la situazione mondiale è motivo di grave preoccupazione.

Il divario economico continua ad allargarsi, con il 10 per cento più ricco che guadagna tra il 30 e il 40 per cento del reddito totale mentre il 10 per cento più povero ne guadagna solo tra il 2 e il 7 per cento.

Nel 2013, 939 milioni di lavoratori — il 26,7 per cento della forza lavoro mondiale — non guadagnavano più di 2 dollari al giorno. Milioni di giovani sono confrontati a un futuro di disoccupazione o rimarranno lavoratori poveri; hanno perso ogni speranza nelle promesse del progresso economico e sociale.

La situazione è aggravata dalla mancanza diffusa di protezione sociale di base. Milioni di persone sono soggetti a condizioni di lavoro inaccettabili e al diniego dei diritti fondamentali.

Quest’anno, le Nazioni Unite puntano i riflettori sulla tratta di essere umani e sulla schiavitù moderna — due fenomeni nei quali viene negato un diritto e una libertà fondamentale.

Oggi, circa 21 milioni di donne, di uomini e di bambini sono costretti a lavorare in condizioni disumane in fattorie, in fabbriche, a bordo di pescherecci, nell’industria del sesso o in case private. Il loro lavoro genera ogni anno un giro d’affari illegale di 150 miliardi di dollari.

Le donne e i bambini sono particolarmente a rischio di essere rapiti e venduti come schiavi in tempi di conflitti violenti. In alcuni casi, il lavoro forzato mantiene per generazioni intere famiglie o comunità nella povertà più abietta.

Sempre di più si prende coscienza che la situazione deve cambiare mentre si moltiplicano i casi in cui il lavoro forzato viene riconosciuto come tale e combattuto.

Per porre fine al lavoro forzato, è necessario un approccio integrato. I governi, i datori di lavoro e le loro organizzazioni, i sindacati e le organizzazioni della società civile, tutti hanno un ruolo da svolgere per proteggere, difendere e responsabilizzare coloro che sono più a rischio, e per creare opportunità di lavoro dignitoso per tutti.

Il Protocollo del 2014 alla Convenzione del Lavoro Forzato (n. 29) definisce le misure preventive che possono essere adottate e invita i governi a garantire alle vittime del lavoro forzato l’accesso a mezzi di ricorso efficaci come il risarcimento.

Non esiste né fatalità né scusa: con il nostro impegno e con le politiche e le istituzioni adeguate, il lavoro forzato può essere fermato. Stringiamo le alleanze necessarie per rendere questo una realtà.

Oggi, l’ILO si impegna nuovamente a lavorare per la giustizia sociale nel mondo del lavoro.