Giornata mondiale contro l’AIDS - 1 dicembre 2013

Messaggio del Direttore Generale dell’ILO in occasione della Giornata mondiale contro l’AIDS

Dichiarazione | Ginevra | 1 dicembre 2013
La Giornata mondiale contro l’AIDS di quest’anno ricorre in un contesto di progressi significativi in termini di politica «zero nuove infezioni da HIV», eliminazione delle discriminazioni e dei decessi causati dall’AIDS.

Le nuove infezioni sono diminuite del 33% a partire dal 2001, le morti correlate all’AIDS sono calate drasticamente (del 30% dal 2005) e il numero delle persone che sopravvivono grazie ai trattamenti (circa 10 milioni nei paesi a basso e medio reddito) non è mai stato così elevato. Senza dubbio si tratta di progressi estremamente incoraggianti, tuttavia non possiamo dimenticare che ci sono ancora più di 6.300 nuove infezioni al giorno e che, in molti paesi, l’epidemia è in aumento, in particolare tra le donne e le ragazze.

La rapida espansione dell’accesso al trattamento antiretrovirale è uno dei risultati più importanti, benché ne usufruisca solo il 34% dei 28,6 milioni di persone che ne hanno diritto in base alle linee guida del 2013 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il mondo del lavoro rappresenta un luogo privilegiato per compiere ulteriori progressi e colmare questo divario.

Il lavoro non è solo un diritto — è parte del trattamento. Uniamo le forze — insieme possiamo arrivare allo Zero”.
Partendo da questi presupposti, il 6 giugno 2013 i principali rappresentanti del mondo del lavoro hanno lanciato l’iniziativa VCT@WORK finalizzata ad assicurare a 5 milioni di lavoratori un servizio di diagnosi e consulenza volontaria e confidenziale per l’HIV e orientamento ai servizi per il trattamento antiretrovirale. Secondo UNAIDS, circa la metà dei 35,3 milioni di persone affette dall’HIV nel mondo non sanno di essere sieropositive — la stragrande maggioranza delle quali sono lavoratori. Senza la consapevolezza della propria sieropositività non possono accedere alle cure né prevenire ulteriori infezioni. Estendere in maniera significativa la diagnosi precoce dell’HIV è indispensabile se si vuole raggiungere l’obiettivo globale dei 15 milioni di persone sieropositive sottoposte a trattamento entro il 2015.

L’iniziativa VCT@WORK è un’ambiziosa partnership globale basata sui diritti che mira alla promozione di un servizio per la diagnosi e la consulenza volontaria e confidenziale dell’HIV e per l’accesso al trattamento, e che prevede il coinvolgimento di governi, organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori, il settore privato, la comunità internazionale e la società civile, comprese le persone con HIV. Un’iniziativa come questa contribuirà a bloccare l’epidemia e a ridurne l’impatto.

I principi della Raccomandazione ILO su HIV e AIDS forniscono una solida base su cui costruire questa iniziativa fondata sui diritti e creare un ambiente favorevole alla diagnosi dell’HIV. La Raccomandazione stabilisce che il test deve essere volontario, che i risultati devono rimanere confidenziali e che la diagnosi non deve compromettere né l’accesso al lavoro, né le condizioni di lavoro e né eventuali avanzamenti di carriera.

L’impegno dell’ILO per VCT @ WORK s’inquadra nella campagna «Obiettivo Zero», lanciata con il sostegno del Segretariato UNAIDS e delle Nazioni Unite. Più di 200 personalità si sono impegnati in questa campagna per porre fine quanto prima alle discriminazioni sul posto di lavoro. Tra questi, Aung San Suu Kyi che ha recentemente dichiarato : «Ogni individuo ha il diritto di vivere una vita dignitosa, sana e produttiva. Le persone che convivono con l’HIV devono poter lavorare senza alcun timore di discriminazione. Obiettivo Zero dovrebbe essere lo slogan di ogni luogo di lavoro».

In questa giornata, vi invito ad aderire alla campagna «Obiettivo Zero» e ad impegnarvi attivamente per l’iniziativa VCT @ WORK.

Il nostro rapporto pubblicato in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS mostra come le persone sieropositive che lavorano hanno in media il 39% in più di probabilità di continuare a sottoporsi al trattamento antiretrovirale, rispetto alle persone disoccupate. Questo perché l’occupazione garantisce la sicurezza alimentare e finanziaria durante il trattamento.

Disponendo di un reddito e dell’accesso alle prestazioni di protezione sociale, i lavoratori hanno più stabilità e possono continuare il trattamento per tutta la vita. Il messaggio è chiaro: il lavoro non è solo un diritto — è parte del trattamento.
Uniamo le forze — insieme possiamo arrivare allo Zero.