Conocimientos y migración

Parli italiano?

Sempre di più le aziende italiane ricorrono ai lavoratori migranti tornati nel paese di origine per posti di lavoro in call center. Un progetto dell’ILO in Albania, finanziato dall’UE, facilita questo incontro tra domanda e offerta.

Comunicato stampa | 2 luglio 2014
Besmira Hysenberlliu
DURAZZO, Albania (ILO News) — La città costiera di Durazzo, la seconda per importanza in Albania, ha un centro d’affari molto dinamico a 30 km dalla capitale, Tirana. L’economia locale si concentra essenzialmente sul porto, ma la città è anche un importante hub per i call center italiani.

Poiché sono molti gli albanesi che parlano italiano, il paese ha acquisito una crescente popolarità tra le imprese italiane che cercano di ridurre i costi a causa della crisi economica.

La stessa cosa sta avvenendo in altri paesi europei, come la Francia che ha aperto call center in Tunisia e Marocco, e il Regno Unito in India.

Mi sono laureata in Italia ma con la crisi economica non sono riuscita a trovare un lavoro come avvocato”
Sul lungomare adriatico di Durazzo, incontriamo Besmira Hysenberlliu, giovane donna di 28 anni con una laurea in legge, appena tornata dall’Italia dove ha passato gli ultimi 13 anni.

«Mi sono laureata in Italia ma con la crisi economica non sono riuscita a trovare un lavoro come avvocato. Così ho deciso di tornare in Albania», ha spiegato a ILO News.

«Non posso lavorare come avvocato in Albania. Prima devo sostenere l’esame di stato. Per il momento, sto facendo uno stage part-time in un ufficio legale, ma ho bisogno di un altro lavoro per mantenermi… quindi sono stata felice dell’offerta arrivata da un call center italiano appena aperto nel centro di Durazzo».

Ridurre la burocrazia per i migranti che tornano


Hysenberlliu ha trovato lavoro dopo essere stata al nuovo centro per l’impiego di Durazzo, un servizio sostenuto dall’assistenza tecnica dell’ILO con finanziamento dell’UE. Basandosi sulle buone pratiche dei centri per l’impiego pubblici nell’UE, uno degli obiettivi del progetto era proprio quello di modernizzare i vecchi centri per l’impiego del paese, per offrire servizi di collocamento ben strutturati e di facile accesso per le persone in cerca di lavoro.

La prima volta che la giovane donna si è recata all’ufficio, le è stato fissato un appuntamento con una specialista in migrazioni Alama Salataj, la quale ha rapidamente individuato un’offerta di lavoro in un call center che stava per aprire.

Alama Salataj
«L’ottima conoscenza della lingua e della cultura italiana, rende i migranti albanesi tornati nel proprio paese tra le persone più richieste dai call center. Dei 200 assunti dai call center appena aperti, 30 erano migranti albanesi provenienti dall’Italia», ha affermato Alama Salataj.

Hysenbelliu è contenta della sua nuova vita a Durazzo. Spera ancora di lavorare come avvocato e non intende tornare in Italia.

«I call center hanno iniziato a stabilirsi a Durazzo 4 anni fa e, da allora, hanno dato lavoro a circa duemila persone», ha spiegato Majlinda Mema, Direttore del centro per l’impiego di Durazzo. «Stiamo assistendo anche ad un ritorno dei migranti albanesi dalla Grecia, quindi ci aspettiamo che nel prossimo futuro apriranno call center greci».

Salari bassi, costo della vita a buon mercato


Rispetto agli standard dell’Europa occidentale, i salari dei lavoratori albanesi nei call center sono piuttosto bassi (circa 300 euro al mese per un lavoro full time). Tuttavia, il costo della vita in Albania è decisamente inferiore e questo tipo di posti di lavoro possono aiutare gli studenti a auto-finanziarsi gli studi.

Maurizio Ribandone
Maurizio Ribandone è un consulente dell’azienda incaricata di aprire il call center dove Hysenberlliu attualmente lavora. Ha ammesso che il boom dei call center italiani in Albania è stato un riflesso della crisi economica in Italia ma, ha aggiunto, che questi servizi rappresentano una importante risorsa per la creazione di lavoro in Albania, un paese che — come l’Italia — soffre di elevati livelli di disoccupazione.

«Lavoriamo a stretto contatto con il centro per l’impiego per assumere nuovo personale, e offriamo alle persone l’opportunità di acquisire nuove competenze», ha spiegato riferendosi alle accuse di social dumping nei confronti del settore.

Ribandone si aspetta nuove aperture di call center in Albania ed è convinto che questi dipenderanno sempre meno dalle chiamate dirette ai clienti e passeranno a piattaforme web e social media. Ciò richiederà nuove competenze, ma la conoscenza della lingua italiana continuerà ad essere necessaria.

«Il ritorno dei migranti albanesi dai paesi vicini colpiti dalla crisi economica — come Grecia e Italia — rappresenta una sfida per l’Albania che già affronta pesanti livelli di disoccupazione, in particolare quella giovanile», ha affermato Maria da Carmo Gomes, responsabile del progetto ILO «Sviluppo di risorse umane» in Albania.

«I nuovi centri per l’impiego possono contare su personale formato in grado di affrontare i problemi specifici dei migranti, sia di cittadini albanesi tornati a casa o stranieri in cerca di lavoro o che intendono avviare un’attività in Albania. Senza dubbio, i nuovi servizi aumenteranno le possibilità per i migranti di trovare un lavoro nel proprio paese», ha concluso.