Per l’ILO, la transizione verso l’economia verde potrebbe portare fino a 60 milioni di nuovi posti di lavoro

Secondo un nuovo rapporto dell’ILO realizzato dall’Iniziativa per i Lavori Verdi, il passaggio verso una economia più verde potrebbe generare tra i 15 e i 60 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo nei prossimi vent’anni e aiuterebbe decine di milioni di lavoratori ad uscire dalla povertà.

Comunicato stampa | 31 maggio 2012
Ginevra (ILO News) — Secondo un nuovo rapporto dell’ILO realizzato dall’Iniziativa per i Lavori Verdi, il passaggio verso una economia più verde potrebbe generare tra i 15 e i 60 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo nei prossimi vent’anni e aiuterebbe decine di milioni di lavoratori ad uscire dalla povertà.

Lo studio Working towards sustainable development: Opportunities for decent work and social inclusion in a green economy (“Lavorare per uno sviluppo sostenibile. Opportunità di lavoro dignitoso e inclusione sociale nell’economia verde”), sostiene che il numero di posti di lavoro creati dipenderà dall’adozione di una corretta combinazione di politiche.

L’attuale modello di sviluppo si è dimostrato inefficace e insostenibile, non solo per l’ambiente, ma anche per le economie e le società.»
J. Somavia
« L’attuale modello di sviluppo si è dimostrato inefficace e insostenibile, non solo per l’ambiente, ma anche per le economie e le società » ha affermato il Direttore Generale dell’ILO Juan Somavia. « Dobbiamo muoverci al più presto verso un percorso di uno sviluppo sostenibile attraverso un insieme coerente di politiche che riconosca alle persone e al pianeta un posto centrale ».

« La prossima Conferenza Rio+20 delle Nazioni Unite sarà un momento determinante per garantire che, nel futuro, il lavoro dignitoso e l’integrazione sociale siano parti integranti di ogni strategia di sviluppo ».

Achim Steiner, Direttore Esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) ha dichiarato: « Questo rapporto arriva alla vigilia del 5 giugno, Giornata Mondiale dell’Ambiente, che avrà per tema Economia verde: ne fai parte anche tu? ».

« I risultati del rapporto sottolineano che l’economia verde potrebbe aiutare milioni di persone ad uscire dalla povertà, garantendo migliori condizioni di vita a questa generazione e a quelle future. Mentre i leader si stanno preparando al vertice Rio+20, vogliamo diffondere in tutte le capitali del mondo questo messaggio positivo che apre nuove prospettive e opportunità », ha aggiunto Steiner.

Il rapporto — pubblicato quasi quattro anni dopo il primo studio dell’Iniziativa per i Lavori Verdi — analizza gli effetti che una economia più verde potrebbe produrre in termini di occupazione, reddito e sviluppo sostenibile in generale.

La transizione verso una economia più verde avrà ripercussioni su almeno la metà della manodopera mondiale — l’equivalente di 1,5 miliardi di persone. Se è vero che i cambiamenti determinati da questa transizione si faranno sentire sull’intera economia, lo studio sostiene che otto settori avranno un ruolo centrale e subiranno le conseguenze maggiori: l’agricoltura, l’industria forestale, la pesca, il settore dell’energia, l’industria manifatturiera ad alta intensità di manodopera, il riciclaggio dei rifiuti, le costruzioni e i trasporti.

Grazie a questa trasformazione, sono stati già creati decine di milioni di lavori. Ad esempio, il settore delle energie rinnovabili dà lavoro attualmente a quasi 5 milioni di lavoratori, più del doppio del numero degli impiegati nel periodo 2006-2010. L’efficienza energetica è un’altra fonte importante di lavori verdi, soprattutto nelle costruzioni, il settore più colpito dalla crisi economica.

Negli Stati Uniti, 3 milioni di persone lavorano nella produzione di beni o servizi ecologici. In Spagna, attualmente sono oltre mezzo milione le persone impiegate in questo settore.

Si stima che i benefici netti in termini di occupazione totale globale si aggirerebbero tra lo 0,5 e il 2%. Nelle economie emergenti e nei paesi in via di sviluppo, i benefici potrebbero essere addirittura superiori a quelli dei paesi industrializzati dal momento che potrebbero passare direttamente alle tecnologie verdi senza la necessità di sostituire, come nel caso dei paesi industrializzati, le infrastrutture obsolete ad alto consumo energetico. Il Brasile ha creato poco meno di 3 milioni di posti di lavoro che corrispondono a circa il 7% dell’occupazione formale nel paese.

Niente benefici senza politiche adeguate


Questi risultati hanno un fattore comune: il riconoscimento che le sfide ambientali e socio-economiche devono essere fronteggiate in maniera integrale e complementare.
La sostenibilità ambientale non distrugge posti di lavoro.»
J. Somavia
  • Primo, ciò significa promuovere e mettere in atto processi di produzione sostenibili al livello dell’impresa stessa, in particolare nelle piccole e medie imprese dei settori chiave menzionati sopra.
  • Secondo, le misure a favore dell’estensione della protezione sociale, il sostegno al reddito e la formazione professionale sono fondamentali per garantire che tutti i lavoratori possano trarre vantaggio da queste nuove opportunità.
  • Terzo, le norme internazionali del lavoro e i diritti dei lavoratori possono fornire il quadro giuridico e istituzionale, nonché orientamenti pratici, per il lavoro in una economia più verde e sostenibile, soprattutto per quanto riguarda la qualità del lavoro e la salute e la sicurezza sul lavoro.
  • Infine, un dialogo sociale efficace che coinvolga datori di lavoro e sindacati è fondamentale per la governance dello sviluppo sostenibile.
Secondo il Direttore Generale dell’ILO, « La sostenibilità ambientale non distrugge posti di lavoro, come talvolta viene affermato. Al contrario, se gestita in modo appropriato, può creare posti di lavoro più numerosi e di migliore qualità, può contribuire alla riduzione della povertà e all’inclusione sociale ».

Altri risultati importanti del rapporto

  • Solo nell’UE, sono 14,6 milioni i posti di lavoro legati direttamente o indirettamente alla protezione della biodiversità e alla riqualificazione delle risorse naturali e delle foreste.
  • Nei paesi in via di sviluppo, gli investimenti internazionali di 30 milioni di dollari l’anno destinati a ridurre la deforestazione e il degrado delle foreste potrebbe aiutare a creare fino a 8 milioni di posti di lavoro in più a tempo pieno.
  • Le esperienze della Colombia, del Brasile e di altri paesi dimostrano che il passaggio al settore formale di 15‑20 milioni di raccoglitori di rifiuti, con la possibilità di organizzarsi, potrebbe portare importanti vantaggi economici, sociali e ambientali.
  • In Germania, il programma di rinnovo edilizio per migliorare il risparmio energetico ha mobilitato 100 miliardi di euro in investimenti: grazie a questa operazione le bollette energetiche sono meno care, le emissioni di diossido di carbonio sono diminuite e sono stati creati circa 300.000 posti di lavoro ogni anno.
  • Lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali ha già provocato perdite enormi. In particolare sono andati persi oltre un milione di posti di lavoro nell’industria forestale, soprattutto in Asia, a causa di una gestione non sostenibile delle foreste.
  • Il settore della pesca si troverà molto probabilmente ad affrontare una sfida importante, anche se temporanea, a causa dello sfruttamento eccessivo della pesca nei mari. Una temporanea riduzione della pesca potrebbe essere infatti necessaria per consentire il ripopolamento dei mari. Preoccupa in particolare il fatto che il 95% dei 45 milioni dei lavoratori del settore della pesca sia costituito da pescatori artigiani, spesso poveri, che vivono nelle zone costiere nei paesi in via di sviluppo.
  • In gran parte dell’Asia, dell’Africa e dell’America latina e in alcune aree dell’Europa, la percentuale delle spese in energia sostenute dalle famiglie povere è tre volte superiore a quella delle famiglie benestanti (e, in alcuni casi, fino a 20 volte superiore).
  • La Legge nazionale di garanzia dell’occupazione rurale in India, e i programmi per le case popolari e la “bolsa verde” in Brasile, sono buoni esempi di politiche di protezione sociale che contribuiscono allo sviluppo sostenibile.
  • Le donne potrebbero essere tra le principali beneficiarie di una economia più verde e socialmente inclusiva, con migliori prospettive di occupazione, per esempio nel settore delle energie rinnovabili, con redditi più alti, soprattutto in agricoltura, e con la possibilità di avere un impiego formale, in particolare per i 15‑20 milioni di lavoratori del riciclaggio dei rifiuti. Inoltre, un’economia verde contribuirebbe a ridurre di molto il carico che grava attualmente sulle donne, ad esempio attraverso l’accesso ad energie pulite, una maggiore sicurezza alimentare e case popolari a basso consumo energetico e idrico.
  • Solo l’8-12% della manodopera dei paesi industrializzati, ad esempio, lavora nei 10-15 settori industriali che producono il 70-80% delle emissioni di diossido di carbonio (CO2). Solo una minima parte di questi lavoratori rischierebbe di perdere il posto di lavoro se venissero adottate politiche destinate a rendere ecocompatibili le imprese esistenti e a promuovere l’occupazione.
L’Iniziativa per i Lavori Verdi è una partnership tra il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), l’Organizzazione Internazionale dei Datori di Lavoro (IOE) e la Confederazione Sindacale Internazionale (ITUC-CSI). L’Iniziativa è stata lanciata per promuovere l’occupazione, l’equità e le transizioni giuste, di incitare governi, datori di lavoro e lavoratori a impegnarsi in un dialogo su politiche coerenti e programmi efficienti che contribuiscano ad una economia verde caratterizzata da posti di lavoro verdi e lavoro dignitoso per tutti.