Violenze contro i bambini sul lavoro: l’ILO chiede tolleranza zero

Milioni di bambini lavoratori e adolescenti impiegati legalmente si confrontano con una violenza « sistematica » sul luogo di lavoro, che va dall’abuso fisico o verbale fino alla molestia sessuale, allo stupro e addirittura all’omicidio. Questo è quanto emerge da un nuovo studio delle Nazioni Unite.

Comunicato stampa | 20 novembre 2006

GINEVRA (Notizie dall’ILO) – Milioni di bambini lavoratori e adolescenti impiegati legalmente si confrontano con una violenza « sistematica » sul luogo di lavoro, che va dall’abuso fisico o verbale fino alla molestia sessuale, allo stupro e addirittura all’omicidio. Questo è quanto emerge da un nuovo studio delle Nazioni Unite.

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), che ha contribuito alla realizzazione del rapporto, esorta l’adozione di una politica di la tolleranza zero contro la violenza esercitata nei confronti di circa 218 milioni di bambini e bambine lavoratori e 100 milioni di adolescenti legalmente impiegati in tutto il mondo. Il rapporto delle Nazioni Unite è lo studio più esaustivo che sia mai stato realizzato su questa problematica e, si spera, darà nuovo slancio alle politiche volte a controllare o frenare questo fenomeno.

Malgrado la raccolta dei dati globali sia complicata a causa della natura « nascosta » del fenomeno e delle difficoltà dei bambini a parlare delle violenze subite, secondo l’ILO, in alcune regioni, la maggior parte dei bambini che lavorano subiscono violenze sul posto di lavoro – verbali, fisiche o sessuali.

« Per molti bambini lavoratori, la violenza è un fatto terrificante della vita quotidiana e deve essere fermata insieme al lavoro minorile », ha dichiarato Juan Somavia, Direttore Generale dell’ILO, commentando il rapporto delle Nazioni Unite. « In tutto il mondo, la violenza sul lavoro è in aumento e quella nei confronti dei bambini e degli adolescenti è diventata un fatto endemico; in alcuni casi addirittura è “parte del lavoro stesso”. Questo deve finire ».

Le ricerche dell’ILO rilevano che la violenza sul lavoro nei confronti dei bambini è spesso « parte di una cultura lavorativa collettiva fatta di brutalità fisica, urla, insulti e violenze occasionali tra cui le molestie sessuali e, in casi estremi, lo stupro o l’omicidio ». Inoltre, l’ILO sostiene che questi bambini rappresentano il gruppo più vulnerabile in un contesto di violenza generalizzata sul posto di lavoro. Il rapporto chiede « una politica di tolleranza zero contro la violenza sul lavoro nei confronti dei bambini ».

« La violenza nei confronti di un solo bambino è anche troppo », ha dichiarato il Direttore del Dipartimento dei partenariati e della cooperazione allo sviluppo dell’ILO, Frans Röselaers e membro del comitato di redazione del rapporto delle Nazioni Unite. « Se riconosciamo questo, potremo accelerare l’attuale tendenza che ha visto, negli ultimi quattro anni, una riduzione del numero dei bambini lavoratori e liberare così il mondo dalla piaga del lavoro minorile ».

Secondo il rapporto, alcune categorie di bambini e adolescenti lavoratori sono particolarmente a rischio: i lavoratori domestici, i giovani nel settore informale, i bambini coinvolti in situazioni di servitù per debiti o in moderne forme di schiavitù, e quelli che svolgono lavori pericolosi. I 5,7 milioni di bambini sottoposti a lavoro forzato o coatto, compresa una parte significativa di vittime di tratta, rischiano costantemente di subire violenze.

Sempre secondo lo studio, sono a rischio violenza anche i bambini che lavorano in ambienti non sicuri. Nel 2004, oltre il 60 per cento dei 218 milioni di bambini lavoratori nel mondo era impiegato in lavori « pericolosi » come: vetrerie, miniere, piantagioni e altre attività del settore agricolo dove le regole in materia di salute e sicurezza sul lavoro sono spesso deboli o inesistenti.

Vi sono poi situazioni di lavoro minorile che sono violente per natura, come lo sfruttamento sessuale e la tratta di esseri umani. Un esempio eclatante di questa forma di violenza è lo sfruttamento di minori di 18 anni nella prostituzione, nella pornografia o nei sex-shop.

Secondo il , già esiste nel mondo un forte consenso politico inteso ad eliminare il lavoro minorile. Oltre l’80 per cento dei bambini del mondo vive in paesi che hanno ratificato le due Convenzioni dell’ILO sul lavoro minorile. L’ILO ha dichiarato che la loro applicazione necessita di regolamenti sul luogo di lavoro, ispezioni sul lavoro, sanzioni dure contro l’impiego di lavoratori troppo giovani e l’eliminazione di attività illegali che coinvolgono bambini.

Il rapporto raccomanda l’adozione di un approccio che affronti in modo integrale le cause del fenomeno dal punto di vista economico e culturale, la promozione dell’istruzione e di mezzi di sussistenza alternativi, la mobilitazione sociale per cambiare la mentalità sul lavoro minorile e sulla violenza nei confronti dei bambini sul lavoro. Un esempio concreto di questo tipo di approccio è costituito dai Programmi dell’ILO a tempo determinato (Time-Bound Programmes – TBPs) per eliminare il lavoro minorile che comprendono una serie di interventi sulla prevenzione, il recupero, il reinserimento e la protezione futura del bambino. Oltre 20 paesi hanno adottato questi programmi.

L’IPEC è il programma globale più completo sull’eliminazione del lavoro minorile nonché il più vasto programma operativo dell’ILO. Nel dicembre 2005, operava in 86 paesi con un budget annuale di oltre 70 milioni di dollari allocati su progetti di cooperazione tecnica.