La disoccupazione giovanile causa scatenante delle rivolte nel mondo arabo

Riassunto del comunicato stampa. Mentre in tutto il mondo si possono vedere le immagini delle proteste nel mondo arabo, è tempo di esaminare le ragioni per cui tanti giovani si sono riversati nelle strade. Secondo Dorothea Schmidt, esperta di occupazione all’ufficio ILO del Cairo, una delle cause scatenanti delle rivolte popolari è il tasso di disoccupazione giovanile pari al 23,4% nel 2010.

Comunicato stampa | 7 aprile 2011

Nel corso della sessione speciale del 21 marzo del Consiglio di amministrazione dell’ILO, dedicata alle misure da adottare per garantire un futuro equo nel mondo arabo, partendo dal rispetto dei diritti fondamentali nel lavoro, l’occupazione e la protezione sociale come base per una crescita sostenibile, l’elevato tasso di disoccupazione giovanile è stato identificato come una delle cause scatenanti delle rivolte che hanno recentemente sconvolto diversi paesi dell’area.

Come evidenziato da Dorothea Schmidt, esperto senior per l’occupazione all’ufficio ILO del Cairo, “gli elevati tassi di disoccupazione giovanile che caratterizzano la regione, e che si attestano in media al 23%, costituiscono la questione più preoccupante”. Anche se i giovani riescono a trovare un’occupazione, poi, le condizioni di lavoro sono spesso molto scadenti, con salari bassi, scarsa protezione sociale, assenza di contratti formali e di prospettive di carriera e sindacati assenti o deboli. “Non sorprende quindi” aggiunge la Schmidt “che molti i giovani siano così arrabbiati”.

Per le giovani donne la situazione è ancora peggiore, con un tasso di disoccupazione medio al 31,5% ed un livello di partecipazione al mercato del lavoro che risulta molto inferiore a quello di qualunque altra regione del mondo.

A complicare la situazione occupazionale nei paesi arabi contribuiscono anche la scarsità di investimenti privati, motivata dalla presenza di un settore privato molto limitato e fortemente sottoposto al controllo statale, ed una crescita stagnante.

La Schmidt ha sottolineato, inoltre, come uno dei maggiori motivi di frustrazione per i giovani arabi vada ricercato nel fatto che l’elevata disoccupazione affligge in egual modo sia coloro che hanno bassi livelli di istruzione sia coloro che hanno investito fortemente nella propria formazione e spesso, quindi, essi si devono scontrare con una realtà che non corrisponde affatto alle aspettative. In più, aggiunge l’esperta dell’ILO “gli schemi di sicurezza sociale, compresi gli aiuti alla disoccupazione e le pensioni, in genere esistono solo per i funzionari pubblici. Se si è disoccupati, si scivola molto facilmente nella povertà”.

Per la Schmidt, quindi, “la creazione di posti di lavoro deve essere la priorità dei nuovi governi di questi paesi. Questo non accadrà dall’oggi al domani. Ma sul medio termine è possibile fin d’ora fare progressi se la formazione dei giovani sarà orientata alle necessità delle imprese”. “Da parte loro”, prosegue l’esperta “gli imprenditori dovranno migliorare le condizioni di lavoro dei giovani”.

Le nuove politiche occupazionali dovranno essere focalizzate sull’incontro tra domanda ed offerta di lavoro. I giovani imprenditori devono sentirsi stimolati ad avviare imprese proprie in quanto, come spiegato dall’esperta dell’ILO, ad oggi la gran parte dei posti di lavoro nel mondo sono creati proprio dalle piccole e medie imprese.

Nel corso della sessione speciale è stato sottolineato il ruolo chiave delle parti sociali nel processo di riforma di questi paesi. L’importanza del dialogo sociale come strumento per garantire la pace sociale e per rafforzare lo sviluppo economico è stata sottolineata dal rappresentate algerino e dal Ministro del lavoro egiziano.

Il Direttore Generale dell’ILO, Juan Somavia, che è stato in visita ufficiale in Egitto il 12 e 13 marzo, ha rinnovato il sostegno dell’ILO al processo di riforma in corso nel mondo arabo il cui obiettivo è “promuovere l’occupazione e i diritti attraverso strutture e istituzioni di dialogo sociale solide”