Lavoratori anziani

La popolazione attiva e la questione dell’età

Ekkehard Ernst, economista principale all’ILO, spiega la differenza tra l’età della popolazione attiva e l’invecchiamento del mercato del lavoro, con le conseguenze per la crescita economica.

Analisi | 8 aprile 2015


L’economia globale entra in un nuovo periodo nel quale la disoccupazione continuerà a salire durante i prossimi anni.

Nel 2019, oltre 212 milioni di persone rimarranno senza lavoro, rispetto ai 201 milioni di oggi: lo dice il rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro World Employment and Social Outlook - Trends 2015 («Prospettive occupazionali e sociali nel mondo - Tendenze 2015»). Questo fenomeno è causato in parte dal rallentamento dell’offerta di lavoro, a sua volta parzialmente attribuibile all’invecchiamento della popolazione mondiale.

Ekkehard Ernst, economista principale all’ILO, spiega: «In tutto il mondo aumenta il numero delle persone anziane. La proporzione di lavoratori anziani con 55 anni e più nella popolazione attiva mondiale è passata dal 10,5 per cento nel 1990 al 14,3 per cento nel 2014».

Secondo Ernst, il numero dei lavoratori anziani nella popolazione attiva dovrebbe ancora aumentare di 270 milioni entro il 2030 per avvicinarsi ai 750 milioni. Ciò rappresenta oltre il 18 per cento dell’insieme della popolazione attiva.

Più invecchia la popolazione attiva, più diventa forte la probabilità di un rallentamento della crescita economica. Ma il problema non è tanto l’età della popolazione attiva in sé, quanto il suo invecchiamento che rende una economia più vulnerabile di fronte al rallentamento della crescita economica.

Ernst spiega la differenza: «In fatti, le economie nelle quali la manodopera è mediamente più anziana possono registrare una accelerazione della crescita. I lavoratori anziani sono considerati come un fattore in grado di stimolare l’economia, a causa della loro lunga esperienza di lavoro che permette loro di valutare meglio, ad esempio, l’utilità di una nuova tecnologia per i processi lavorativi. Ma quando l’insieme della forza lavoro invecchia rapidamente, c’è il rischio di uno squilibrio nelle qualifiche che rappresenta un costo per l’azienda che si trova a dover adattare i luoghi di lavoro ai lavoratori anziani».

In generale, i lavoratori anziani dovrebbero essere propensi ad adottare nuove tecnologie, poiché il progresso tecnologico gioca in loro favore, permettendo di sostituire mansioni che richiedono uno sforzo fisico con mansioni più cognitive, per le quali egli sono magari più adatti che i colleghi più giovani.

Come i paesi possono compensare l’invecchiamento dell’offerta di lavoro? Secondo Ernst, i lavoratori anziani andrebbero incentivati a rimanere al lavoro. Un altra parte della soluzione è di assumere un numero più alto di donne.

Dice Ernst: «Le economie nelle quali è più alto il tasso di attività femminile registrano meno recessioni economiche. Un maggiore numero di donne che lavorano non solo rende le economie più resistenti agli shock economici, ma una numerosa popolazione attiva femminile è anche un potente dispositivo anti-povertà».

Le misure a favore del lavoro delle donne comprendono ad esempio gli orari di lavoro flessibili, l’assegno di maternità e i benefici per i figli. Per i lavoratori anziani, si tratta soprattutto di sgravi fiscali a favore dei pensionati.

Servizio di Carla Drysdale, ILO.