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| Sara Elder e Theodore Sparreboom, ILO Senior Labour Economists, terranno una sessione domande e rispote Twitter sui risultati del rapporto venerdì 10 maggio, ore 14.00-15.00. Per partecipare: @ILONews, #GETYouth (in inglese). |
Dietro questo dato che peggiora sempre di più, si prospetta uno scenario anche peggiore che rivela nelle economie avanzate una disoccupazione persistente, una proliferazione di posti di lavoro temporaneo e un aumento di giovani scoraggiati; mentre nei paesi in via di sviluppo predominano posti di lavoro di bassa qualità, informali e al limite della sussistenza.
Secondo il Rapporto dell’ILO sulle tendenze globali dell’occupazione giovanile 2013 (ILO’s Global Employment Trends for Youth 2013), circa 73,4 milioni di giovani — 12,6 % — saranno senza lavoro nel 2013, questo dato si avvicina molto al picco raggiunto in piena crisi economica nel 2009. Si tratta di un aumento di 3,5 milioni tra il 2007 e il 2013.
| Tendenze mondiali della disoccupazione 2007-2013 |
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«Questi dati sottolineano la necessità di politiche che mirino alla crescita, ad un gran miglioramento dei sistemi di istruzione e di formazione, e che siano indirizzate in modo specifico al problema dell’occupazione giovanile», ha dichiarato José Manuel Salazar-Xirinachs, Direttore Generale Aggiunto per le Politiche dell’ILO.
«Datori di lavoro, mondo dell’istruzione e giovani spesso vivono in universi paralleli senza interagire tra loro. Noi sappiamo molto bene cosa funziona, ma l’impatto reale su grande scala è possibile solo se agiremo insieme e in maniera coordinata», ha aggiunto.
Differenze tra le regioni
Il tasso più elevato di disoccupazione giovanile nel 2012 è stato registrato in Medio Oriente, dove il 28,3 per cento di giovani è senza lavoro, ovvero oltre un giovane economicamente attivo su quattro. In base alle nuove proiezioni, questo dato dovrebbe arrivare al 30% nel 2018.
Anche il Nord Africa è colpito in maniera particolarmente dura con un tasso di disoccupazione nel 2012 del 23,7 %.
| Disparità di genere per regioni |
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A livello globale, il tasso più basso è stato registrato nell’Asia dell’Est (9,5%), e del Sud (9,3%).
Proiezioni
Nelle economie avanzate, nel 2012 il tasso di disoccupazione giovanile raggiungeva il 18,1% per cento. È probabile che questo dato resterà al di sopra del 17% fino al 2015 e non è previsto un calo prima del 2016. In Grecia e Spagna, più della metà dei giovani economicamente attivi è disoccupata.
| Proiezioni della disoccupazione giovanile per regioni, 2007-2017 |
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Il campo si restringe
I fortunati che trovano un impiego sono costretti ad essere meno esigenti sul tipo di lavoro che gli viene offerto, sia esso un lavoro part-time o un contratto temporaneo, dal momento che hanno un disperato bisogno di reddito.
«Un posto di lavoro sicuro che per le generazioni precedenti rappresentava la normalità — almeno nelle economie avanzate — è per i giovani di oggi una rarità. La crescita del lavoro part-time e temporaneo, in particolare all’indomani della crisi economica globale, indica che questa sta diventando l’unica opzione per i giovani lavoratori», ha spiegato Salazar-Xirinachs.
Anche la percentuale di giovani che rimangono senza lavoro per almeno 6 mesi sta aumentando. Nei Paesi OCSE, più di un terzo dei giovani disoccupati erano classificati nel 2011 come «disoccupati di lunga durata», contro un quarto dei disoccupati del 2008.
Questo aspetto è particolarmente preoccupante secondo Salazar-Xirinachs: «Le conseguenze sul lungo termine di una disoccupazione costantemente elevata tra i giovani includono la perdita di una esperienza lavorativa preziosa e l’erosione delle competenze professionali. Inoltre, per un giovane, conoscere la disoccupazione all’inizio della propria carriera può avere conseguenze negative sul salario e minare le sue prospettive di impiego e di reddito anche nei decenni successivi».
Nelle economie avanzate, il numero dei NEET — coloro che non lavorano, non studiano e non frequentano corsi di formazione — sta crescendo e si colloca in un rapporto di uno a sei, con conseguenti rischi di esclusione dal mercato del lavoro e dalla società.
Mismatch posti di lavoro-competenze
Il mismatch tra posti di lavoro e competenze richieste, che è in aumento, rischia di diventare strutturale se non vengono avviate politiche per riqualificare le persone in cerca di lavoro. Questo deve essere fatto in collaborazione con il settore privato. I giovani più vulnerabili al mismatch occupazionale sono, in particolare, le donne e quei giovani che hanno già conosciuto la disoccupazione.
«Questa situazione rischia di aggravarsi con il prolungarsi della crisi dell’occupazione giovanile e i costi economici e sociali generati, in termini di crescita della povertà e ripresa più lenta, supereranno di gran lunga i costi causati dall’inattività», ha sottolineato Salazar-Xirinachs.
C’è bisogno di misure specifiche
| Gianni Rosas, coordinatore del Programma dell’ILO per l’occupazione giovanile |
Il rapporto sottolinea che non esiste un’unica soluzione che vada bene per tutti ma, ribadisce, l’appello La crisi dell’occupazione giovanile: è il momento di agire » adottato nel giugno 2012 ha individuato delle aree prioritarie. L’appello dell’ILO è un quadro di riferimento globale che può essere adattato ai contesti nazionali e locali.
Il rapporto raccomanda:
- Favorire una crescita ricca di occupazione e creare posti di lavoro dignitoso attraverso politiche macroeconomiche, occupabilità, politiche del mercato del lavoro, diritti dei giovani e imprenditorialità giovanile per affrontare le conseguenze sociali della crisi e garantire, al tempo stesso, la sostenibilità finanziaria e fiscale.
- Promuovere misure destinate ai giovani in difficoltà nelle economie avanzate che registrano un elevato numero di giovani disoccupati. Esse comprendono l’istruzione, la formazione, accompagnamento al lavoro e incentivi all’assunzione per i datori di lavoro.
- Strategie e programmi integrati per l’occupazione e i mezzi di sussistenza nei paesi in via di sviluppo, tra cui corsi di alfabetizzazione, formazione professionale e sviluppo dell’imprenditorialità e sostegno alle imprese.





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