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Nuovo studio ILO: per le economie più “verdi” servono nuove competenze professionali

Per sfruttare appieno il potenziale occupazionale della transizione ad economie più rispettose dell’ambiente, è necessario sviluppare nuove competenze professionali. È quanto emerge da uno studio dell’ILO su 21 paesi che rappresentano circa il 60% della popolazione globale.

Comunicato stampa | 7 novembre 2011

GINEVRA (Notizie ILO) – Secondo il nuovo studio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) che prende in esame 21 paesi (Germania, Australia, Bangladesh, Brasile, Cina, Costa Rica, Danimarca, Egitto, Spagna, Stati Uniti, Estonia, Filippine, Francia, India, Indonesia, Mali, Repubblica di Corea, Regno Unito, Sud Africa, Thailandia e Uganda), ovvero il 60% della popolazione globale, per sfruttare appieno il potenziale occupazionale della transizione ad economie più rispettose dell’ambiente, è necessario sviluppare nuove competenze professionali.

Il rapporto Skills for Green Jobs: A Global View (Competenze per i lavori verdi: Una panoramica globale) è lo studio più dettagliato mai realizzato fino ad oggi sui bisogni e le sfide legate allo sviluppo delle competenze professionali necessarie a sostenere la crescita delle economie verdi. Lo studio è stato realizzato dal Dipartimento Competenze e Occupabilità dell’ILO (EMP/SKILLS), in collaborazione con il Centro Europeo per lo Sviluppo della Formazione Professionale (Cedefop)

Lo studio rileva che, se è vero che le economie più “verdi” hanno un potenziale maggiore in termini di creazione di posti di lavoro, lo sviluppo di nuove competenze dipenderà molto da ciascun paese e sarà determinato, in gran parte, dai suoi problemi ambientali, dalla strategia nazionale, dal contesto politico e dal quadro normativo. Tuttavia, in questo contesto le politiche e la legislazione internazionale stanno assumendo un ruolo sempre più importante stimolando ulteriori cambiamenti a livello delle politiche nazionali.

“Le politiche sull’ambiente e sul cambiamento climatico creano delle opportunità enormi in termini di creazione di occupazione, ma ci sono anche dei rischi collegati ai cambiamenti strutturali”, afferma Olga Strietska-Ilina, coordinatrice dello studio. “Il rapporto mostra come le economie orientate ad una produzione più verde possono sfruttare il potenziale della creazione di posti di lavoro solo se affrontano i cambiamenti strutturali necessari e la trasformazione dei lavori esistenti.”

Secondo il rapporto, la carenza di competenze costituisce un grave ostacolo per la transizione ad economie più verdi. Questo deriva da una serie di fattori tra cui: la crescita sottostimata di alcuni settori verdi, per esempio quello legato all’efficienza energetica nella costruzione degli edifici; la penuria generale di scienziati ed ingegneri; la cattiva fama e la ridotta attrattiva di alcuni settori, come la gestione dei rifiuti; e la struttura generale delle competenze disponibili a livello nazionale.

I cambiamenti determinati dalla transizione verso economie più verdi influisce sui bisogni di competenze in tre modi. Innanzitutto, la “ristrutturazione verde” implica il riorientamento dell’attività industriale da una produzione ad elevate emissioni di carbonio verso una produzione più rispettosa dell’ambiente. In secondo luogo, l’introduzione di nuove disposizioni e lo sviluppo di nuove tecnologie determinano la nascita di nuove occupazioni. Infine, la transizione verso sistemi di produzione e lavori più verdi determina un cambiamento del profilo delle competenze delle professioni esistenti. Quest’ultimo cambiamento è il più diffuso e richiede sforzi significativi per quanto riguarda la revisione dei piani di studio, delle qualifiche accademiche e dei programmi di formazione esistenti, a tutti i livelli di istruzione e formazione.

Benché le nuove opportunità di impiego create da una produzione rispettosa dell’ambiente probabilmente compenseranno la perdita di posti lavoro, i lavoratori che accederanno agli impieghi “verdi” non saranno necessariamente quelli che hanno perduto il posto di lavoro nelle cosiddette imprese “marroni”. Il rapporto precisa che la riconversione dei lavoratori e l’aggiornamento delle competenze resta una questione prioritaria per facilitare una transizione equilibrata e armoniosa verso un’economia a bassa emissione di carbonio e rispettosa dell’ambiente.

La conclusione che si ottiene dal confronto tra i paesi è che la continua integrazione dello sviluppo delle competenze nelle strategie, al fine di accelerare il processo per rendere le economie più verdi, si limita ad iniziative isolate.

Oltre a questo problema specifico della mancanza di coordinamento delle politiche, molti dei casi studio esaminati hanno rivelato anche delle lacune nell’applicazione della normativa in vigore in materia di ambiente. Questo riduce gli incentivi ad investire in nuove competenze e diminuisce, di conseguenza, la capacità di conformarsi alle regole e, entrando in una spirale negativa, amplifica ulteriormente le difficoltà a far applicare la normativa.

“Potenzialmente, tutti i lavori possono essere più verdi. L’integrazione dello sviluppo sostenibile e la consapevolezza sulle tematiche ambientali a tutti i livelli dell’istruzione e della formazione – a partire dalla prima infanzia - è un compito importante. Contribuirà a modificare il comportamento dei consumatori e spingerà le forze del mercato a portare avanti l’agenda verde”, ha concluso Olga Strietska-Ilina.

Nel 2008, l’ILO, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), l’Organizzazione Internazionale dei Datori di Lavoro (IOE) e la Confederazione Sindacale Internazionale (ITUC) hanno lanciato la Green Jobs Initiative per aiutare i governi e le parti sociali a trasformare in realtà questo potenziale di lavoro dignitoso armonizzando le politiche e gli obiettivi in materia d’ambiente con quelli sull’occupazione.

Unità responsabile: Ufficio ILO per l'Italia e San Marino

Riferimento: ILO/11/85

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