![]() |
| Guy Ryder |
Per molti di noi, presenti a Davos, si tratta di discussioni che possono essere ricondotte a questo: come può un’economia così malandata riprendersi e soprattutto rimanere solida?
Non esiste una soluzione miracolosa, ma è evidente che dobbiamo creare posti di lavoro e affrontare le disparità di reddito con la massima urgenza se vogliamo rimetterci in sesto.
Restare a guardare è un qualcosa che semplicemente non possiamo permetterci.
Lasciare che la crisi dell’occupazione peggiori ancora, soprattutto per i giovani, aumenterebbe le tensioni sociali e lascerebbe ferite profonde nel cuore delle nostra società.
Io credo che questa sia un’opinione ampiamente condivisa dalle centinaia di governi, leader del mondo del business e rappresentanti della società civile riuniti al forum annuale nelle Alpi svizzere.
I numeri sono preoccupanti e stanno peggiorando.
Il rapporto dell’ILO sulle tendenze globali dell’occupazione, pubblicato pochi giorni fa, mostra chiaramente che la disoccupazione è di nuovo in aumento. E questo interessa non solo i paesi già colpiti dalla crisi, ma si sta estendendo anche ad altre regioni.
Ci si aspetta che il numero dei disoccupati raggiunga quest’anno i 200 milioni. Quasi 40 milioni di persone hanno abbandonato il mercato del lavoro perché troppo scoraggiate per continuare a cercare un impiego.
Quelle regioni che sono riuscite finora a resistere all’aumento della disoccupazione stanno assistendo ad un peggioramento della qualità del lavoro e ad un aumento del numero di lavoratori che lottano per sopravvivere con il loro reddito.
La situazione è particolarmente pesante per i giovani. Quasi 75 milioni sono disoccupati e cresce il numero di quelli che rimangono a lungo senza un lavoro all’inizio della loro carriera, fatto che pregiudica seriamente le loro opportunità di avere un futuro dignitoso.
Un’altra pubblicazione dell’ILO, il Rapporto globale sui salari 2012/13, mostra un rallentamento della crescita globale dei salari, l’aumento del rischio di una riduzione della domanda e una decelerazione della crescita economica.
Allo stesso tempo, una percentuale sempre più grande della torta nazionale (PIL) è andata ai proprietari di capitale, mentre si è ridotta la parte dei lavoratori.
Non sorprende la disaffezione dell’opinione pubblica e la tensione sociale che ha raggiunto livelli di guardia. Ovunque io sia andato nei mesi passati — dall’Europa all’Asia e all’Africa — ho sentito sempre lo stesso messaggio: i posti di lavoro stanno scomparendo e le disuguaglianze stanno crescendo.
Da anni l’ILO denuncia che la disuguaglianza di reddito rischia di far retrocedere le conquiste della globalizzazione. Il Forum economico mondiale ha rilanciato questo avvertimento per il secondo anno di seguito. Il rapporto Global Risk 2013 considera le disuguaglianze di reddito come il rischio più serio che l’economia globale sta affrontando
Far si che i salari si rimettano al passo con la produttività non è solo la cosa giusta da fare; ma ha senso anche dal punto di vista economico in quanto aiuterebbe a rilanciare i consumi.
Rilanciare i consumi convincerebbe il settore privato ad investire le migliaia di miliardi che hanno nelle loro riserve. L’occupazione non tornerà a crescere finché le aziende non ritorneranno ad avere fiducia nelle prospettive economiche.
Per arrivare a questo, i responsabili delle politiche devono concentrasi si quattro aspetti interconnessi: affrontare l’incertezza politica, coordinare un’azione a sostengo della domanda, affrontare i mismatch del mercato del lavoro e la questione dell’occupazione giovanile.
Non ci troviamo di fronte ad una recessione regolare e ciclica che si corregge automaticamente. Senza un intervento rapido e deciso, la depressione potrebbe durare ancora a lungo.



Stampa