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La parità di genere nel settore rurale: una sfida di tutti i giorni

Quest’anno il tema della giornata mondiale della donna “Rendere le donne rurali autonome, eliminare la povertà e la fame” pone l’accento sulla necessità di affrontare le disuguaglianze tra uomini e donne nel settore rurale. Le donne che vivono e lavorano nelle aree rurali sono spesso percepite e trattate come cittadine di seconda classe. Malgrado il basso livello di riconoscimento concesso al loro lavoro, il loro contributo socio-economico al benessere delle loro famiglie e delle loro comunità è immenso. In questa intervista, il Direttore dell’Ufficio per la parità di genere dell’ILO, Jane Hodges, discute le diverse sfaccettature della situazione delle donne rurali.

Articolo | 6 marzo 2012

1. Qual’è la situazione della parità di genere nel settore rurale?

Il 70 % circa dei poveri di tutto il mondo vive nelle comunità rurali. Queste comunità per guadagnarsi da vivere si affidano all’agricoltura, alla silvicoltura, alla pesca e all’allevamento. In queste comunità, i più poveri tra i poveri, sono spesso le donne e le giovani donne che non hanno un impiego regolare e dignitoso, e che si confrontano con la fame e la malnutrizione, e uno scarso accesso al sistema sanitario, all’istruzione e alle attività produttive. Anche se la disuguaglianza di genere varia considerevolmente tra regioni e settori, è evidente che, su scala globale, le donne delle aree rurali sono svantaggiate in rapporto agli uomini, sia in caso di lavoro dipendente che indipendente.

2. Perché nelle aree rurali le donne sono generalmente più povere e le loro condizioni di vita sono peggiori di quelle degli uomini?

Le ragioni sono molteplici. Per iniziare, le donne occupano soprattutto i posti di lavoro di peggiore qualità, specialmente posti di lavoro dove i diritti non sono adeguatamente rispettati e la protezione sociale è limitata. Un’altra ragione connessa a quella precedente è che le donne, abitualmente, tendono ad essere pagate meno degli uomini (intorno al 25 % in meno). Ciò non significa che lavorino meno, anzi. Il problema è che gran parte del lavoro da loro svolto non è né valorizzato né remunerato in maniera corretta. Infatti, la maggior parte delle donne nelle aree rurali sono membri non remunerati delle loro famiglie. Ciò ha effetti non solo sui redditi da lavoro che si abbassano ma anche sullo stress e sulla fatica, che aumentano.

3. Quali sono le cause della posizione svantaggiata delle donne?

Le disuguaglianze di genere nell’occupazione rurale esistono e continuano ad esistere per una serie di fattori sociali, economici e politici interconnessi tra loro. In ogni caso, il fattore prevalente è il ruolo invisibile ma possente delle istituzioni sociali. Queste istituzioni includono le tradizioni, i costumi e le norme sociali che governano l’intricato funzionamento delle società rurali, e che agiscono come un vincolo sull’attività delle donne, impedendo loro di lavorare su un piano di parità con gli uomini. Non vogliamo dire che le donne che vivono in città non affrontano la povertà, ma il contesto delle comunità locali apporta un ulteriore limitazione alla pari opportunità.

4. Può darmi qualche esempio di queste tradizioni e costumi?

Si, posso usare un esempio che suonerà familiare a tutti quelli che hanno vissuto e lavorato in aree rurali isolate: la visione comunemente condivisa secondo la quale la donna ha l’obbligo di lavorare a casa, cucinare, pulire e prendersi cura dei bambini, degli ammalati e degli anziani. Oppure un’altra: la convinzione che le donne siano meno capaci di gestire i beni. L’idea che le donne debbano ottenere il permesso dei loro mariti o supervisori per lasciare la casa. O anche restrizioni sociali, alle volte giuridiche, che impediscono alle donne di avere una proprietà o dei diritti ereditari. Queste pratiche sono estremamente difficili da sradicare e recano danno alle capacità delle donne di diventare membri produttivi della società; queste pratiche soffocano l’autonomia economica delle donne.

5. Perché la disuguaglianza di genere nel settore del lavoro rurale è importante?

In primo luogo perché non garantire pari opportunità alle donne costituisce una violazione dei loro diritti umani. In secondo luogo, perché non riusciremo mai ad eliminare la povertà estrema (uno degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio) se non riconosciamo che le donne sono sovra-rappresentate fra i più poveri nelle aree rurali. In terzo luogo, e questo non si applica solamente alle zone rurali, la parità di genere riveste anche un importante significato economico. È chiaro che fornire istruzione e opportunità alle donne, per permettere loro di occupare posti di lavoro più qualificati e retribuiti, costituisce un beneficio per le famiglie e per le comunità in quanto i tassi di fertilità diventano più bassi, la mortalità infantile diminuisce, migliorano la salute nutrizionale dei bambini e il livello d’istruzione. Infine la lotta al lavoro minorile può continuare se i genitori (madri e padri) producono e guadagnano, a sufficienza, per garantire la sussistenza delle proprie famiglie.

6. La crisi economica globale sta avendo uno speciale impatto sulle donne nell’occupazione rurale?

La crisi finanziaria è arrivata nel momento in cui molte persone nei paesi in via di sviluppo stavano già affrontando le difficoltà portate dalla crisi dei prezzi delle derrate alimentari e dell’energia. È difficile quantificare l’impatto della crisi attuale in termini di uguaglianza di genere, ma alcune tendenze si possono predire. Per esempio, è possibile anticipare che, nella maggior parte dei paesi, le donne prendono su di si la responsabilità di agire come reti di sicurezza ultima per garantire la sopravvivenza delle loro famiglie. Allo stesso tempo, il lavoro non retribuito delle donne nelle aree rurali diventerà sempre più pesante, specialmente nelle famiglie a basso reddito e laddove le strutture statali (anche le poche che ad oggi raggiungono le aree rurali) saranno soppresse in conseguenza dei piani di austerità. È anche probabile che le donne nelle aree rurali, si vedano proporre, più degli uomini, sempre più lavori precari con scarse prospettive, con conseguenze negative per la salute loro e dei propri figli. In Messico, per esempio, durante la crisi del 1995, i tassi di mortalità infantile — soprattutto femminile — sono aumentati molto di più laddove il tasso di partecipazione femminile era più alto.

7. Cosa sta facendo l’ILO per promuovere l’uguaglianza di genere nelle aree rurali?

Moltissimo! Le donne devono affrontare le disuguaglianze in tutti i pilastri del lavoro dignitoso: norme e diritti del lavoro, creazione di occupazione, protezione sociale e dialogo sociale. Questo è il motivo per cui, per l’ILO, la parità di genere è una questione trasversale e complessa. L’ILO ha attuato una serie di progetti che promuovono la parità di genere nelle zone rurali. Uno di questi è il progetto Cooperativa per l’Africa, che promuove lo sviluppo delle cooperative in tutto il continente. L’ILO ha recentemente organizzato un workshop presso il Collegio Cooperativo del Kenya per discutere le strategie per incoraggiare la partecipazione delle donne nelle cooperative. Il Programma di Sviluppo dell’Imprenditorialità delle Donne dell’ILO è nella sua terza e ultima fase. Lo scopo di questo progetto è quello di migliorare le opportunità economiche per le donne, fornendo supporto alle donne per lanciare, formalizzare e far crescere le loro imprese, e facendo della parità di genere nel lavoro una priorità nel lavoro dell’ILO, a favore, dello sviluppo delle imprese. In Timor-Leste, l’ILO sostiene l’Istituto per il Sostegno Economico (IADE) e la Direzione Nazionale per lo Sviluppo Rurale (NDRD) del Ministero dell’Economia e dello Sviluppo nel promuovere lo sviluppo economico locale, attraverso il miglioramento dei servizi di gestione, la creazione di occupazione di qualità nelle aree rurali, l’estensione dell’accesso ai mercati per le piccole e medie imprese, il rafforzamento degli appaltatori locali e il miglioramento dei servizi di sviluppo aziendale.

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