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Case Management per tornare al lavoro

Con i sistemi sanitari sempre più sotto pressione e le spese per le pensioni di invalidità in aumento, sono sempre più numerosi i datori di lavoro, i governi e le compagnie di assicurazione che cercano nuovi metodi per far tornare al lavoro il personale infortunato o in malattia.

Articolo | 4 gennaio 2012

Secondo l’OCSE, i 34 paesi membri spendono in media l’1,2 % del PIL solo per le pensioni di invalidità, e il 2 % se vengono aggiunte le indennità per malattia. In alcuni paesi, questa cifra raggiunge addirittura il 5 % o è circa due volte e mezzo superiore alla spesa per le indennità di disoccupazione.

Nel tentativo di invertire questa tendenza, molti si stanno orientando verso il cosiddetto “Case Management”, un approccio il cui scopo è incentivare il reinserimento professionale dei lavoratori attraverso lo sviluppo di piani individuali. Il giornalista Patrick Moser ha realizzato un’inchiesta per la rivista dell’ILO World of Work, di cui riportiamo gli aspetti più salienti.

Per Bernd Treichel, un esperto della Associazione Internazionale di Sicurezza Sociale (ISSA) con sede a Ginevra, l’approccio proposto con il Case management è vantaggioso per tutti. "Il datore di lavoro riduce i costi di indennizzo dei propri dipendenti, il lavoratore ritorna al lavoro e il sistema nazionale di sicurezza sociale non deve pagare a lungo i sussidi per l’invalidità”.

Il Case Manager generalmente aiuta un individuo malato o infortunato ad orientarsi nel labirinto dei servizi socio-sanitari e si coordina con la direzione aziendale e con i medici per favorire il ritorno del lavoratore al posto di lavoro o, se necessario, ad una posizione più adatta, non appena le condizioni di salute lo rendono possibile.

Molti datori di lavoro considerano i programmi di Case Management vantaggiosi dal punto di vista economico. Dall’introduzione, nel 2006, di un progetto pilota “Case Management at Work”, la città di Zurigo ha registrato un risparmio notevole: a fronte di una spesa di 13 milioni di franchi svizzeri per finanziare il programma, il risparmio ottenuto ammonta a 19 milioni con un guadagno netto per la pubblica amministrazione di circa 6 milioni.

Quest’anno Zurigo ha adottato formalmente il programma e ha assunto 22 Case Managers con il compito di ridurre il numero delle giornate di assenza dal lavoro per malattia ed aumentare la soddisfazione per il proprio lavoro tra i suoi 25 mila impiegati comunali.

Dal 2006, il numero di impiegati con pensioni di invalidità è sceso da 151 a 105 nel 2009. Lo scorso anno, 121 impiegati comunali ricevevano la pensione di invalidità totale o parziale. Nei primi 8 mesi del 2011, 888 impiegati erano entrati nel programma Case Management e sono stati risolti 401 casi. Il 62% degli impiegati è infatti tornato al lavoro, mentre il 10,6 % riceve una pensione di invalidità.

“Siamo stati favorevoli al programma sin dall’inizio...e c’è stata una buona risposta da parte dei nostri iscritti che ne hanno usufruito”, ha affermato Canan Taktak del sindacato svizzero dei lavoratori della pubblica amministrazione. Un aspetto fondamentale per il sindacato è che sta al singolo lavoratore decidere se partecipare o meno al programma. “Siamo scettici nei confronti di questi programmi quando vengono imposti ai lavoratori semplicemente per tagliare i costi”, ha sottolineato Taktak.

Diverse aziende leader svizzere, inclusa le ferrovie nazionali SBB, hanno adottato programmi molto simili. Alcune hanno optato per Case Manager individuati all’interno dell’azienda, mentre altre si sono rivolte a compagnie private. I casi vanno da insegnanti con forme acute di stress a conducenti di treni che lamentano problemi di vista e lavoratori che soffrono di problemi alla schiena.

Sono diversi i governi europei interessati ad utilizzare il Case Management o soluzioni simili per affrontare il problema delle lunghe assenze dal lavoro per motivi di salute.

Nel Regno Unito, il governo ha finanziato 11 progetti “Fit for Work Services” in diverse regioni, compresa la Scozia. Nella pagina web del governo “Health, Work and Wellbeing “ si legge che i servizi di Case Management “assicurano un intervento tempestivo di sostegno, in quanto è dimostrato che il lavoro normalmente fa bene alla salute e tornare nei tempi giusti influisce positivamente sul processo di guarigione”.

Secondo un’indagine della “Confindustria” britannica e del gruppo farmaceutico Pfizer, lo scorso anno nel Regno Unito sono state perse per assenza 190 milioni di giornate lavorative, con un costo per i datori di lavoro pari a 17 miliardi di sterline.

Circa un terzo delle giornate lavorative perse per malattia è da imputare ad assenze di lunga durata. Nel settore pubblico la percentuale è anche più alta. “L’assenza per lunghi periodi è un problema e i costi associati sono particolarmente elevati nel settore pubblico”, ha affermato il Dottor Berkeley Phillips, Direttore sanitario della Pfizer nel Regno Unito. “Molte persone con problemi di salute di lunga durata vogliono lavorare e partecipare alla società ma più a lungo il lavoratore rimane fuori dal lavoro, più difficile sarà il suo reinserimento”.

Secondo un rapporto, i problemi psichici rappresentano la causa principale delle assenze di lunga durata, seguiti dalle malattie muscolo scheletriche, dolori alla schiena e trattamenti per i tumori.

Il Case Management sta suscitando un crescente interesse anche da parte delle agenzie nazionali di sicurezza sociale. “I sistemi di sicurezza sociale sono sempre più attenti ai concetti di prevenzione, intervento tempestivo, riabilitazione e ritorno al lavoro”, ha affermato il Segretario Generale dell’ISSA, Hans-Horst Konkolewsky, nel corso della conferenza regionale di quest’anno a Stoccolma.

In particolare, il Segretario ha menzionato “quelle politiche proattive e basate sulla prevenzione che affrontano in maniera complessiva le sfide passate e presenti del mercato del lavoro. Queste politiche rispondono non solo alle numerose richieste di rimborso malattia e invalidità, ma promuovono anche una più alta occupabilità tra i beneficiari”.

Anche secondo l’OCSE questo tipo di politiche può portare vantaggi per tutti. “Aiutare le persone a tornare al lavoro....vuol dire aiutarli ad evitare l’esclusione e ad avere redditi più elevati. Allo stesso tempo si preserva il livello di competenza della forza lavoro e il risultato economico migliora nel lungo periodo”.

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