Allarme ILO: una generazione segnata dalla crisi dell’occupazione giovanile

Un’intera generazione di giovani lavoratori “segnata” da una pericolosa combinazione di disoccupazione elevata, crescente inattività e lavoro precario nei paesi industrializzati e dal persistere di una elevata povertà da lavoro nei paesi in via di sviluppo. Questo è l’allarme lanciato dall’ILO nel rapporto Global Employment Trends for Youth: 2011 Update (“Tendenze globali dell’occupazione giovanile: aggiornamento 2011”)

Comunicato stampa | 19 ottobre 2011

GINEVRA (Notizie dell’ILO) — Un’intera generazione di giovani lavoratori “segnata” da una pericolosa combinazione di disoccupazione elevata, crescente inattività e lavoro precario nei paesi industrializzati e dal persistere di una elevata povertà da lavoro nei paesi in via di sviluppo. Questo è l’allarme lanciato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), nel rapporto Global Employment Trends for Youth: 2011 Update (“Tendenze globali dell’occupazione giovanile: aggiornamento 2011”).

Secondo il rapporto “la sfortuna di una generazione che entra nel mercato del lavoro negli anni della Grande Recessione non si traduce soltanto in un sentimento di disagio provocato dalla disoccupazione, dalla sotto-occupazione e dal timore di rischi sociali legati alla carenza di lavoro e all’inattività prolungata, ma potrebbe anche avere conseguenze nel lungo periodo in termini di livelli salariali più bassi e sfiducia nei confronti del sistema politico ed economico.”

Il rapporto spiega che questa frustrazione collettiva fra i giovani è stato uno dei fattori che ha contribuito ad alimentare i recenti movimenti di protesta in tutto il mondo. Diventa infatti sempre più difficile per un giovane trovare un impiego che vada oltre un lavoro part-time o a tempo determinato. Il rapporto aggiunge che negli ultimi 20 anni in Medio Oriente e Nord Africa, ad esempio, circa un giovane su quattro si è ritrovato disoccupato, nonostante i progressi fatti nel campo dell’istruzione.

Secondo il rapporto, il numero assoluto di giovani disoccupati è leggermente diminuito dopo il picco raggiunto nel 2009 (da 75,8 a 75,1 milioni alla fine del 2010, ovvero un tasso del 12,7%) e dovrebbe scendere a 74,6 milioni nel 2011, ovvero del 12,6%). Tuttavia, il rapporto attribuisce questo miglioramento al fatto che sono sempre di più i giovani che si ritirano dal mercato del lavoro, piuttosto che cercare un altro impiego. Questo è particolarmente vero nelle economie industrializzate e nella regione dell’Unione Europea.

L’aggiornamento dell’ILO mostra una tendenza preoccupante in Irlanda, dove il tasso di disoccupazione giovanile (aumentato dal 9% nel 2007 al 27,5% nel 2010) avrebbe potuto essere di 19,3 punti percentuali più elevato, se fossero stati inclusi nell’analisi anche coloro che si “nascondevano” nel sistema di istruzione o che attendevano un miglioramento della situazione.

Dall’altro lato, i giovani nelle economie a basso reddito si trovano intrappolati nel circolo vizioso della povertà da lavoro. Il rapporto precisa che se si prendesse in esame la disoccupazione giovanile in maniera isolata, si potrebbe erroneamente credere che i giovani nell’Asia Meridionale e nell’Africa Sub-sahariana si trovino in condizioni migliori rispetto a quelli delle economie industrializzate. In realtà, se consideriamo l’elevato rapporto occupazione-popolazione dei giovani nelle regioni più povere, risulta evidente che i poveri non hanno altra scelta che lavorare. “Ci sono molti più giovani nel mondo bloccati nella loro condizione di lavoratori poveri, rispetto a quelli che non hanno lavoro o che lo stanno cercando”, sottolinea il Rapporto.

“Queste nuove statistiche riflettono la frustrazione e la rabbia di milioni di giovani in tutto il mondo”, ha dichiarato José Manuel Salazar-Xirinachs, Direttore Esecutivo del Settore Occupazione dell’ILO. “I governi faticano a trovare soluzioni innovative per intervenire nel mercato del lavoro, per esempio affrontando la discrepanza tra offerta e domanda di competenze, la ricerca di lavoro, la formazione imprenditoriale, sussidi per le assunzioni, ecc. Queste misure possono fare la differenza ma, in ultima analisi, devono essere creati più posti di lavoro attraverso misure esterne al mercato del lavoro volte a rimuovere gli ostacoli alla ripresa della crescita, in particolare accelerando la riforma del sistema finanziario, la ristrutturazione e ricapitalizzazione delle banche per rilanciare il credito a favore delle piccole e medie imprese e realizzando progressi reali nel riequilibrio della domanda globale.

Principali risultati del rapporto:

  • Tra il 2008 e il 2009, il numero di giovani disoccupati nel mondo ha registrato un incremento senza precedenti di 4,5 milioni. Questo aumento straordinario appare più evidente quando si confronta con la crescita media del periodo pre-crisi (1997-2007), stimata al di sotto delle 100 000 persone all’anno.
  • Durante la crisi, l’aumento della manodopera giovanile è stata di molto inferiore a quella prevista: nel 2010, nei 56 paesi in cui sono disponibili i dati, sono entrati nel mercato del lavoro 2,6 milioni di giovani in meno di quelli previsti dalle tendenze a lungo termine prima della crisi. Molti di questi 2,6 milioni sono probabilmente giovani scoraggiati in attesa che la situazione migliori ed è probabile che rientreranno nel mondo del lavoro come disoccupati. Questo significa che gli attuali tassi ufficiali di disoccupazione giovanile potrebbero sottostimare la gravità del problema nelle economie industrializzate.
  • La percentuale di disoccupati che cercano lavoro dopo 12 mesi o oltre, è molto più elevata tra i giovani che tra gli adulti nella maggior parte delle economie industrializzate. In Grecia, Italia, Slovacchia e nel Regno Unito, i giovani hanno il doppio o il triplo delle probabilità degli adulti di essere disoccupati di lunga durata.
  • Tra il 2007 e il 2010, il tasso di occupazione part-time fra i giovani è aumentato in tutte le economie industrializzate, ad eccezione della Germania. Il forte aumento in alcuni paesi – 17,0 punti percentuali in Irlanda e 8,8 punti percentuali in Spagna, ad esempio – indica che il lavoro part-time sembra essere l’unica opzione possibile per i giovani in cerca di un impiego. Alla fine del 2010, un giovane su due aveva un lavoro part-time in Canada, Danimarca, Olanda e Norvegia.
  • Nel 2009, la percentuale di giovani lavoratori che vorrebbe fare straordinari ha superato quella degli adulti in tutta l’Unione Europea, tranne che in Austria e Germania.

L’aggiornamento dell’ILO presenta una serie di misure politiche volte a promuovere l’occupazione giovanile, fra cui: sviluppare una strategia integrata per la crescita e la creazione di posti di lavoro che presti particolare attenzione ai giovani; migliorare la qualità dei posti di lavoro attraverso il rafforzamento delle norme del lavoro; investire nell’istruzione e nella formazione di qualità; e, cosa più importante, promuovere politiche finanziarie e macroeconomiche che rimuovano gli ostacoli alla ripresa economica.

Per ulteriori informazioni o per richiedere interviste contattare:

Houtan Homayounpour, Programma Occupazione dei giovani ILO:
homayounpour@ilo.org, +4122/799-8234.