Migrazione per lavoro

Migrazioni: colmare il divario tra percezione e fatti reali

Come vengono generalmente percepiti i migranti? È corretta, questa percezione? Intervista con Stefan Kapferer, Segretario Generale Aggiunto dell’OCSE, principale intervenente durante la seconda riunione tematica del Forum globale su migrazioni e sviluppo.

Analisi | 7 maggio 2015
Stefan Kapferer, Segretario Generale Aggiunto dell’OCSE
Come l’opinione pubblica percepisce oggi le migrazioni nell’OCSE?
S. Kapferer:
Nell’opinione pubblica dei paesi dell’OCSE, le migrazioni vengono perlopiù percepite come fuori controllo e molto costose. Le popolazioni locali possono avere la sensazione che le frontiere dei paesi dell’OCSE non siano sicure. Può esserci l’idea che i migranti rubino il lavoro e ricevano una parte sproporzionata delle prestazioni sociali nel paese di accoglienza. Infine, le popolazioni locali possono immaginare che la percentuale di migranti è molto elevata, diverse volte superiore a quanto sia effettivamente. Le formazioni politiche populiste alimentano e amplificano tali sentimenti e possono anche pesare sulle politiche migratorie e sulla legislazione a livello nazionale.

È vero tutto questo?
S. Kapferer:
No. Esiste un divario tra percezione e fatti reali. I migranti pagano più tasse e più contributi sociali di quanto percepiscano in prestazioni. Non rubano il lavoro e non vengono nei paesi dell’OCSE al solo scopo di beneficiare di prestazioni sociali. I migranti vengono per poter uscire dalla povertà e vivere in un luogo sicuro, ma anche per creare ricchezza nella loro nuova patria. Dobbiamo combattere le false percezioni. I media possono svolgere un ruolo attraverso la diffusione di storie di successo e l’informazione dell’opinione pubblica sulla situazione reale.

Quali sono le principali evoluzioni relative alle migrazioni verso i paesi dell’OCSE?
S. Kapferer:
Nell’ultimo decennio, il numero dei migranti verso i paesi dell’OCSE è aumentato del 40 per cento. Ci sono 117 milioni di migranti nei 34 paesi dell’OCSE, il che rappresenta oltre il 10 per cento della popolazione. Questa evoluzione si spiega con la globalizzazione, con il bisogno di manodopera giovane, con l’internazionalizzazione degli studi e con i matrimoni tra cittadini di paesi diversi. Un altro fatto interessante è che i migranti sono sempre più qualificati e istruiti, e che molti di loro sono titolari di un diploma universitario.

Cosa andrebbe fatto per contrastare la percezione negativa dei migranti?
S. Kapferer: Occorre alzare la consapevolezza nelle istituzioni politiche, nei parlamenti e nell’opinione pubblica. Dobbiamo ricostruire la fiducia nelle istituzioni e nelle politiche migratorie. Ci vuole autorevolezza per condurre una efficace politica di comunicazione. Dobbiamo occuparci dell’integrazione nel mercato del lavoro. Ci vuole un vero dibattito pubblico sulle nozioni di Stato-nazione, di accesso alla cittadinanza — questioni importanti per tutte le nostre società.

Cosa può fare l’ILO?
S. Kapferer: L’ILO è un’organizzazione che raggruppa i sindacati, i datori di lavoro e i governi: ognuno di loro ha un ruolo da svolgere. Spesso, le persone meno qualificate sono più preoccupate rispetto alle conseguenze negative delle migrazioni. I sindacati si possono dimostrare utili per informare tutti i lavoratori che i migranti non vengono a rubare il loro lavoro. Anche il ruolo dei datori di lavoro è fondamentale per promuovere prassi commerciali e di reclutamento eque. E ovviamente, i governi hanno la responsabilità di migliorare le leggi, le politiche e i meccanismi di controllo, così da garantire l’applicazione di tutte queste pratiche.

La riunione è stata organizzata sotto l’egida della Turchia, che presiede il Forum globale su migrazioni e sviluppo, con la partecipazione del Messico e della Grecia.