
Il 14 gennaio 2011, dopo settimane di manifestazioni, scontri e proteste antigovernative, l’ormai ex-Presidente della Tunisia, Ben Ali, ha deciso di lasciare il paese. Si è conclusa così quella che i media hanno ribattezzato “la rivolta dei gelsomini”. Una sommossa popolare che ha visto protagonisti in prima linea i giovani tunisini scesi nelle piazze di Sidi Bouzid, Regueb, Souk Jedid e nella stessa capitale Tunisi per gridare il loro malcontento di fronte alla situazione politica ed economica del paese e per invocare il proprio diritto a un lavoro dignitoso, a una vita ed a un futuro migliori.
Aldilà di ogni possibile analisi politica sul regime di Ben Ali e sulla sua natura autoritaria e repressiva, il malcontento che ha animato la popolazione tunisina non è legato soltanto alla “fame” di democrazia, di diritti umani e di libertà civili e politiche fino ad allora negate, ma è stato alimentato dal deterioramento delle condizioni socio-economiche del paese e, in particolare, dall’aumento drammatico della disoccupazione giovanile.
Gli effetti della recente crisi economica mondiale hanno, infatti, aggravato le già difficili condizioni del mercato del lavoro tunisino, incrementando ulteriormente la disoccupazione fra i giovani laureati e riducendo in maniera significativa la creazione di posti di lavoro.


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