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Claudio Lenoci Direttore Ufficio ILO per l’Italia e San Marino
La risposta dell’Italia a quella che si preannuncia come la più grave crisi recessiva del dopoguerra ruoterà fondamentalmente sulla individuazione di risorse aggiuntive per estendere gli ammortizzatori sociali a favore dei lavoratori precari e degli atipici che rischiano di perdere il posto di lavoro.
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Riunione al Centro ILO di Torino - © F. Decorato/ITCILO
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Come ha infatti rilevato l’ISFOL nel suo rapporto per il 2008, su un mercato del lavoro composto da 24 milioni di occupati (16 milioni di dipendenti) i più esposti all’impatto della recessione saranno proprio i 3,5 milioni di atipici (di cui 2,1 milioni con contratti a termine ed il resto parasubordinati).
Nella fotografia delle distanze che separano il nostro mercato dell’impiego dagli obiettivi europei, il rapporto 2008 rileva una preoccupante inefficienza dei “servizi per l’impiego” che sono, come noto, le strutture pubbliche che dovrebbero far incontrare domanda e offerta di lavoro.
Non vi è dubbio pertanto che al di là degli interventi “emergenziali” e doverosi che il governo in Italia si accinge a varare in termini di risposta alla recessione, il nodo da sciogliere in tempi rapidi è l’adeguamento e il rafforzamento dei servizi per l’impiego e delle strutture formative del mercato del lavoro, così come del resto ha riconosciuto lo stesso Ministro del lavoro.
Il dibattito tra sostenitori ed oppositori della legge Biagi sugli effetti benefici della flessibilità è oggi meno attuale nel nostro paese di fronte alla gravità della crisi recessiva e del ritardo nell’attuare gli obiettivi di Lisbona che impongono uno straordinario impegno per consolidare il pilastro della sicurezza sociale, per contrastare il precariato e fronteggiare le ansie sul futuro delle giovani generazioni.
Ben vengano allora maggiori risorse per gli ammortizzatori sociali soprattutto se impiegate con valenza strategica per la crescita dei livelli formativi globali della nostra società.
La situazione drammatica che è davanti a noi non consente, inoltre, il perpetuarsi della politica del muro contro muro che in alcuni casi ha caratterizzato le vicende di queste ultime settimane. L’uscita da un tunnel che si preannuncia lungo presuppone l’assunzione di un grande senso di responsabilità da parte di tutti, che faccia comprendere il valore insostituibile del coinvolgimento generale sulle decisioni da assumere: il governo insieme all’opposizione e la partecipazione non della maggioranza ma della totalità (o quasi...) della rappresentanza sindacale.
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