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Furio Rosati e Claudia Battafarano Understanding Children’s Work
Investire nelle giovani donne, oltre che rispettare un loro fondamentale diritto, costituisce anche la via più efficace per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.
Sono più di 500 milioni le donne adolescenti nei paesi in via di sviluppo che rappresentano un importante capitale non valorizzato.
Investire nella salute, nell’istruzione e nei diritti delle donne, ed in particolare delle ragazze, ha un duplice valore per il loro ruolo produttivo e riproduttivo. Le donne, infatti, tendono ad utilizzare le risorse di cui dispongono per la salute e l’istruzione dei figli. Nelle regioni in cui è aumentata la partecipazione delle donne nella gestione economica, vi è stata una maggiore crescita. Per questo motivo, dare opportunità alle donne significa dare opportunità alle famiglie, alle comunità e alle nazioni.
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Pakistan. Bambini che precedentemente cucivano palloni ora vanno a scuola - foto M. Crozet, ILO, 2005.
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Investire nell’istruzione, in particolare, significa far sì che le donne ritardino il matrimonio e abbiano famiglie meno numerose e più sane. Bisogna ricordare che il matrimonio precoce nei paesi in via di sviluppo riguarda circa 82 milioni di ragazze di età compresa tra i 10 e i 17 anni. In alcuni paesi, la costrizione a sposare uomini più anziani rende le ragazze più vulnerabili all’HIV.
Con una adeguata istruzione le donne sapranno far valere i propri diritti e quelli della famiglia. Per questo motivo la battaglia per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio mira all’eliminazione delle disparità di genere nell’istruzione primaria e secondaria non più tardi del 2015.
È indubbio che l’obiettivo si raggiunge più facilmente combattendo la piaga del lavoro minorile, che senz’altro limita l’accesso all’istruzione.
Mentre i programmi di sviluppo che affrontano le questioni di genere sono abbastanza diffusi, quelli più specificatamente tesi alla conoscenza delle problematiche di genere e al lavoro minorile sono ancora limitati. Si sente forte, quindi, la necessità di fare in modo che iniziative come il Time Bound Programmes (TBP) dell’ILO per l’eliminazione del lavoro minorile, raggiungano egualmente ragazzi e ragazze, specialmente per combattere le peggiori forme di lavoro minorile.
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Cochabamba, Bolivia. Ragazzine vendono verdure - foto J. Maillard, ILO, 1995.
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Al fine di formulare politiche e programmi che siano indirizzati specificatamente alle bambine lavoratrici e ai bambini lavoratori, sono necessarie più informazioni dettagliate. Specialmente se si considera che spesso le bambine che lavorano sono “invisibili”, in quanto i luoghi di lavoro come le case private sono difficilmente individuabili e raggiungibili. Proprio con queste finalità, il progetto Understanding Children’s Work ha realizzato, nell’aprile 2006, uno studio dal titolo: Child labour in the Latin America and Caribbean Region. A gender based analysis. Le informazioni sono presentate in modo tale da agevolare successivi studi sull’argomento in altre parti del mondo. Lo studio analizza non solo i bambini che lavorano in attività economiche, ma anche quelli che svolgono attività in ambito domestico e quelli che non svolgono né attività di lavoro né di studio.
I risultati che emergono da questo studio è che su un campione di ragazzi della regione America Latina e Caraibi, tra i 7 e i 14 anni, i maschi coinvolti in attività economiche sono il doppio delle femmine in 9 dei 12 paesi presi in esame, mentre alle ragazze sono assegnati maggiormente compiti di responsabilità domestiche. Il divario tra i sessi aumenta nelle aree rurali e con l’età. Invece, per quanto riguarda le ore dedicate alle attività economiche il divario tra i sessi non è molto grande. Mentre per quanto riguarda il tipo di attività svolta c’è una notevole specializzazione dei due sessi: i maschi si dedicano maggiormente al settore agricolo, mentre le ragazze si distribuiscono in più settori quali commercio, servizi, manifatturiero e agricoltura.
Rispetto ai loro coetanei maschi, le ragazze che lavorano riescono ad avere una frequenza scolastica più assidua. Inoltre, si ammalano e si feriscono meno. Ciò potrebbe essere causato dal fatto che i ragazzi sono coinvolti maggiormente in attività pericolose rispetto alle ragazze. Questo non significa, però, che il peso del lavoro delle ragazze sia più leggero rispetto a quello dei loro coetanei maschi, soprattutto se si considera che loro devono sommare al peso del lavoro strettamente economico, quello domestico e quello scolastico.
Al fine di identificare differenziate politiche miranti a ridurre il lavoro minorile, specialmente quello nelle forme peggiori, andrebbe senz’altro approfondito il lavoro di raccolta e analisi dei dati tenendo conto del genere.
[Accedere al testo integrale del rapporto]
Understanding Children’s Work (UCW)
Understanding Children’s Work (UCW) è un progetto di ricerca e cooperazione internazionale che mira ad individuare soluzioni efficaci e di lungo periodo alla problematica del lavoro minorile. Il progetto coinvolge tre organismi internazionali, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), l’UNICEF e la Banca Mondiale, ed è ospitato presso il CEIS, il Centro di Studi Internazionali sull’Economia e lo Sviluppo dell’Università di Roma Tor Vergata.
Il progetto è finanziato dai Governi di Finlandia, Italia (Cooperazione Italiana allo Sviluppo), Norvegia, Svezia, e dal Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, ma può contare anche su risorse proprie.
Il progetto segue le linee-guida della “Oslo Agenda for Action”, approvata all’unanimità alla Conferenza Internazionale del 1997 sul lavoro minorile, che mira a migliorare la raccolta di informazioni sul fenomeno del lavoro minorile e a rafforzare la cooperazione e il coordinamento fra le tre agenzie internazionali che si occupano della materia. A tal proposito il progetto UCW mira a valorizzare le differenti expertise di ciascuna agenzia, facendo in modo che ogni partner si senta parte integrante del progetto.
[Sito Internet del progetto UCW]
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