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Anche in Italia serve un Programma nazionale per il lavoro dignitoso?
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Un lavoro dignitoso per una vita dignitosa
Leopoldo Tartaglia
“Un lavoro dignitoso per una vita dignitosa” è il nome della campagna congiunta di Solidar, Confederazione Sindacale Internazionale, Social Alert e Global Progressive Forum. In Italia, la campagna è gestita da Progetto Sviluppo, una ONG che fa capo alla CGIL. Gli obiettivi sono: accrescere la consapevolezza dei cittadini, dei decisori e delle istituzioni chiave sul tema del lavoro dignitoso; dimostrare che l’unica via per uscire dalla povertà è il lavoro dignitoso, che è anche fondamentale per la democrazia e la coesione sociale; dare al lavoro dignitoso una rilevanza centrale nello sviluppo economico, nel commercio, nelle politiche finanziarie e sociali a livello nazionale, europeo e internazionale. Il concetto di lavoro dignitoso prevede parità di accesso all’occupazione, al reddito e alla protezione sociale, libertà da ogni sfruttamento e garanzia dei diritti sindacali. In un paese democratico e industrializzato come l’Italia, il lavoro dignitoso dovrebbe esistere a tutti i livelli della società. Tuttavia, molti lavoratori sono di fatti esclusi da questi principi. Per quanto riguarda la salute e la sicurezza sul lavoro, con oltre 1 000 incidenti mortali ogni anno, l’Italia si colloca fra gli ultimi paesi in Europa. Fra le principali cause di questa situazione inaccettabile spicca il lavoro sempre più precario, soprattutto per i giovani lavoratori, e il fatto che molti lavoratori migranti, in situazione irregolare a causa di leggi sull’immigrazione restrittive, sono costretti a lavorare in nero. Allo stesso tempo, le leggi sui diritti dei lavoratori e le buone pratiche di contrattazione collettiva vengono spesso disattese. Sulla base di questi presupposti, anche in Italia serve un Programma nazionale per il lavoro dignitoso? Applicare la legge prima di tutto
Cinzia Del Rio
L’iniziativa lanciata dall’ILO alcuni anni fa di promuovere l’Agenda per il Decent Work — un “pacchetto” condiviso tra gli Stati membri di regole, diritti, tutele, prassi per migliorare le condizioni di lavoro nel mondo partendo dal rafforzamento del dialogo sociale — era e rimane un obiettivo ambizioso, difficile, ma assolutamente inderogabile. I “Decent Work Country Programmes” hanno questo obiettivo, aiutare i paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo, a dotarsi di un sistema normativo e di controllo adeguato, fornendo assistenza, formazione, risorse. Parlare di attuare questi programmi in paesi industrializzati come l’Italia è però, a nostro avviso, fuorviante; se da un lato, infatti, purtroppo, pur avendo ratificato tutte le Convenzioni rilevanti dell’ILO che hanno costituito parte integrante del nostro sistema normativo, completato da una complessa normativa europea, assistiamo a continue gravi violazioni che minano i diritti fondamentali dei lavoratori, non crediamo che sia necessario un “Decent Work Country Programme” per affrontare il problema nel nostro paese. Si tratta “semplicemente” di attuare tutte le misure idonee e previste per far rispettare la legge già esistente. Inoltre, non vorremmo, che in paesi come il nostro, dove il quadro normativo si è potuto sviluppare negli anni in modo più rigoroso e articolato rispetto all’Agenda per il Decent Work, si prendano come parametro di riferimento gli obiettivi indicati dall’Agenda ILO — definiti per creare una base omogenea e riconosciuta di standards per un equo sviluppo sociale a livello mondiale — nel tentativo, forse non voluto, di indebolire e limitare le tutele e le condizioni di lavoro dei lavoratori nel nostro paese. Se da un lato occorre che tutte le parti coinvolte si adoperino per contrastare con fermezza la violazione della legge, dall’altro gli standards raggiunti nei paesi industrializzati anche nel campo sociale e del lavoro, vanno rafforzati e possibilmente sostenuti anche in altre realtà. Coinvolgere le parti sociali
Giorgio Usai
Occupazione, creazione di imprese e imprenditorialità sono essenziali per lo sviluppo sostenibile e costituiscono quindi il cuore dell’Agenda del lavoro dignitoso dell’ILO. In questa prospettiva — ed in particolare in vista della attuazione di Programmi nazionali per il lavoro dignitoso — Confindustria ritiene che vi siano aree di particolare interesse, quali:
Il lavoro dignitoso è costituito da molti elementi e va quindi considerato sotto diversi punti di vista. La sfida consiste quindi nello sviluppare delle politiche per il lavoro dignitoso che tengano conto delle specificità nazionali e che realizzino un effettivo equilibrio tra le esigenze dell’economia e quelle dello sviluppo sociale, in un contesto di economia competitiva. In particolare, l’ideazione e la realizzazione di Programmi nazionali per il lavoro dignistoso deve comportare il pieno coinvolgimento delle parti sociali, in modo che possano concretamente contribuire all’attuazione di questa strategia. |
| Ultima modifica: 15.04.2008 | ^ top |