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MAGGIO 2007
Riunione dei direttori europei dell’ILO

Anche in Italia serve un Programma nazionale per il lavoro dignitoso?
Il punto di vista delle parti sociali

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Vigili del fuoco in una zona industriale in Francia. Foto: P. Merchez. © ILO.

Un lavoro dignitoso per una vita dignitosa

Leopoldo Tartaglia
CGIL, Ufficio relazioni internazionali

“Un lavoro dignitoso per una vita dignitosa” è il nome della cam­pagna congiunta di Solidar, Confederazione Sindacale Inter­na­zionale, Social Alert e Global Progressive Forum. In Italia, la campagna è gestita da Progetto Sviluppo, una ONG che fa capo alla CGIL. Gli obiettivi sono: accrescere la consapevolezza dei cittadini, dei decisori e delle istituzioni chiave sul tema del lavoro dignitoso; dimostrare che l’unica via per uscire dalla povertà è il lavoro dignitoso, che è anche fondamentale per la democrazia e la coesione sociale; dare al lavoro dignitoso una rilevanza centrale nello sviluppo economico, nel commercio, nelle politiche finanziarie e sociali a livello nazionale, europeo e internazionale.

Il concetto di lavoro dignitoso prevede parità di accesso all’occupazione, al reddito e alla protezione sociale, libertà da ogni sfruttamento e garanzia dei diritti sindacali. In un paese democratico e industrializzato come l’Italia, il lavoro dignitoso dovrebbe esistere a tutti i livelli della società. Tuttavia, molti lavoratori sono di fatti esclusi da questi principi. Per quanto riguarda la salute e la sicurezza sul lavoro, con oltre 1 000 incidenti mortali ogni anno, l’Italia si colloca fra gli ultimi paesi in Europa. Fra le principali cause di questa situazione inaccettabile spicca il lavoro sempre più precario, soprattutto per i giovani lavoratori, e il fatto che molti lavoratori migranti, in situazione irregolare a causa di leggi sull’immigrazione restrittive, sono costretti a lavorare in nero. Allo stesso tempo, le leggi sui diritti dei lavoratori e le buone pratiche di contrattazione collettiva vengono spesso disattese. Sulla base di questi presupposti, anche in Italia serve un Programma nazionale per il lavoro dignitoso?

Applicare la legge prima di tutto

Cinzia Del Rio
UIL, Ufficio relazioni internazionali

L’iniziativa lanciata dall’ILO alcuni anni fa di pro­muovere l’Agenda per il De­cent Work — un “pacchetto” condiviso tra gli Stati membri di regole, diritti, tutele, prassi per migliorare le condizioni di lavoro nel mondo partendo dal rafforzamento del dialogo so­ciale — era e rimane un obiet­tivo ambizioso, difficile, ma assolutamente inderogabile.

I “Decent Work Country Programmes” hanno questo obiettivo, aiutare i paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo, a dotarsi di un sistema normativo e di controllo adeguato, fornendo assistenza, formazione, risorse.

Parlare di attuare questi programmi in paesi industrializzati come l’Italia è però, a nostro avviso, fuorviante; se da un lato, infatti, purtroppo, pur avendo ratificato tutte le Convenzioni rilevanti dell’ILO che hanno costituito parte integrante del nostro sistema normativo, completato da una complessa normativa europea, assistiamo a continue gravi violazioni che minano i diritti fondamentali dei lavoratori, non crediamo che sia necessario un “Decent Work Country Programme” per affrontare il problema nel nostro paese. Si tratta “semplicemente” di attuare tutte le misure idonee e previste per far rispettare la legge già esistente.

Inoltre, non vorremmo, che in paesi come il nostro, dove il quadro normativo si è potuto sviluppare negli anni in modo più rigoroso e articolato rispetto all’Agenda per il Decent Work, si prendano come parametro di riferimento gli obiettivi indicati dall’Agenda ILO — definiti per creare una base omogenea e riconosciuta di standards per un equo sviluppo sociale a livello mondiale — nel tentativo, forse non voluto, di indebolire e limitare le tutele e le condizioni di lavoro dei lavoratori nel nostro paese.

Se da un lato occorre che tutte le parti coinvolte si adoperino per contrastare con fermezza la violazione della legge, dall’altro gli standards raggiunti nei paesi industrializzati anche nel campo sociale e del lavoro, vanno rafforzati e possibilmente sostenuti anche in altre realtà.

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Lavoro su un pilastro elettrico. Regione di Mosca, Federazione Russa. Foto: M. Crozet. © ILO 2006.

Coinvolgere le parti sociali

Giorgio Usai
Confindustria

Occupazione, creazione di imprese e imprenditorialità sono essenziali per lo sviluppo sostenibile e costituiscono quindi il cuore dell’Agenda del lavoro dignitoso dell’ILO. In questa prospettiva — ed in particolare in vista della attuazione di Programmi nazionali per il lavoro dignitoso — Confindustria ritiene che vi siano aree di particolare interesse, quali:

  • l’adozione a livello nazionale dell’Agenda globale dell’ILO per l’occupazione attraverso politiche sociali a favore dell’occupazione giovanile ed attente ai bisogni delle PMI;
  • la creazione di un contesto macroeconomico che favorisca e sostenga l’imprenditorialità attraverso politiche specifiche;
  • buone politiche di governance ed un quadro politico, economico ed istituzionale di stabilità come prerequisito necessario per lo sviluppo economico;
  • politiche a favore della produttività e della competitività;
  • regimi fiscali ed un quadro normativo di adeguato sostegno per la crescita economica e l’occupazione;
  • la riduzione delle barriere alle attività economiche ed una specifica attenzione al contenimento della spesa pubblica;
  • uno sviluppo delle risorse umane e delle competenze che risponda alle esigenze di un mercato sempre più globalizzato.

Il lavoro dignitoso è costituito da molti elementi e va quindi considerato sotto diversi punti di vista.

La sfida consiste quindi nello sviluppare delle politiche per il lavoro dignitoso che tengano conto delle specificità nazionali e che realizzino un effettivo equilibrio tra le esigenze dell’economia e quelle dello sviluppo sociale, in un contesto di economia competitiva.

In particolare, l’ideazione e la realizzazione di Programmi nazionali per il lavoro dignistoso deve comportare il pieno coinvolgimento delle parti sociali, in modo che possano concretamente contribuire all’attuazione di questa strategia.



Ultima modifica: 15.04.2008^ top