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Cesare Damiano
Ministro del Lavoro e
della Protezione Sociale
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Cesare Damiano, Ministro del Lavoro e della Protezione Sociale. © Ministero del Lavoro e della Protezione Sociale.
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Il contrasto al lavoro precario, le misure per favorire la stabilizzazione dell’occupazione e la qualità del lavoro, in un quadro di concertazione con le Parti Sociali, hanno contrassegnato l’attività del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale fin dall'insediamento del governo.
A fronte di un aumento della precarietà che, per la prima volta nel 2005, ha superato il 50% e pur in presenza di una diminuzione del tasso di disoccupazione, passato dall’11,2% del 1995 al 6,8% del 2006, abbiamo operato nella prospettiva di elevare la quota del lavoro stabile e di favorire la crescita della buona occupazione facendo introdurre nella Legge Finanziaria le seguenti disposizioni in vigore dal 1 gennaio 2007 che prevedono:
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un percorso di stabilizzazione che interessa circa 20 000 lavoratori a progetto dei “call center”, riassunti con contratto a tempo indeterminato e con la ricostruzione della loro posizione previdenziale come lavoratori dipendenti per gli ultimi cinque anni;
- l’introduzione di sgravi fiscali permanenti che rendono il lavoro a tempo indeterminato meno costoso di quello a termine riservati alle imprese che hanno alle dipendenze o assumono lavoratori a tempo indeterminato, con aspetti di selettività per l’occupazione femminile e le regioni del Mezzogiorno;
- la stabilizzazione dei pubblici dipendenti con almeno tre anni di anzianità;
- il contrasto al lavoro non dichiarato e l’emersione, anche tramite il rafforzamento delle ispezioni del lavoro;
- il miglioramento del livello di sicurezza e di salute sul luogo di lavoro;
- l’avvio della previdenza complementare con la campagna tesa a promuovere l’opzione in materia di destinazione del TFR e l’utilizzo dello strumento del silenzio-assenso;
- l’elevazione dal 18% al 23% del contributo previdenziale per i lavoratori parasubordinati al fine di migliorarne il trattamento pensionistico e allargamento delle tutele di malattia e maternità ai lavoratori a progetto, finora esclusi.
In precedenza, nel cd. “decreto Bersani” (agosto 2006) avevamo introdotto un “pacchetto sicurezza” che autorizza gli ispettori a sospendere l’attività di un cantiere edilizio qualora almeno il 20% dei lavoratori siano irregolari, introduce il requisito del “documento unico di regolarità contributiva” per accedere a commesse e misure di sgravio fiscale, impone l’obbligo del cartellino di riconoscimento e della comunicazione di assunzione del lavoratore anticipata di un giorno rispetto all’inizio dell’attività. Il varo di tali provvedimenti ha già fatto registrare un incremento di nuovi assunti nel settore edilizio, la maggior parte a tempo indeterminato.
Il Governo sta compiendo un articolato sforzo di riforma, col concorso delle Parti Sociali, per rilanciare produttività e competitività del Paese, modernizzare la Pubblica Amministrazione e ridisegnare il sistema delle tutele e l’assetto del mercato del lavoro e della previdenza. In questo quadro è in corso la concertazione sul welfare per modernizzare il sistema di protezione sociale alla luce dei nuovi bisogni e delle nuove opportunità.
Nel rispetto delle compatibilità finanziarie, abbiamo messo al centro dell’attenzione i giovani che rischiano di dover sopportare il carico delle spese previdenziali per le generazioni precedenti. Appare prioritario tutelare il lavoro in tutte le sue forme e fornire sostegno ai lavoratori, dando continuità sotto il profilo lavorativo e previdenziale e rafforzando le prospettive di occupabilità e di formazione nell’arco dell’intera vita lavorativa.
Sul versante internazionale, a partire dal mio primo intervento alla Conferenza Internazionale del Lavoro (giugno 2006), ho evidenziato i nuovi indirizzi in materia di politiche del lavoro sottolineandone la convergenza con l’obiettivo del lavoro dignitoso per tutti, traguardo condiviso e sostenuto dal Governo italiano.
In varie sedi internazionali, e specie in ambito europeo, l’esigenza di declinare la nozione di “flessicurezza” come metodo in grado di coniugare le esigenze di flessibilità dell’organizzazione del lavoro delle imprese con la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori, è stata al centro dei miei interventi nel Consiglio dell’Unione Europea e delle posizioni italiane sui principali dossier.
Sul tema della flessicurezza, ho richiamato l’esigenza che la flessibilità sia accompagnata da reti efficaci di diritti di sicurezza sociale in grado di prevenire nuove forme di precarietà e di evitare che le tutele dei lavoratori siano sospinte verso il basso da una competizione senza regole.
Anche a seguito di un approfondito confronto con le Parti Sociali nazionali sul Libro Verde della Commissione Europea sulla modernizzazione del diritto del lavoro, ho sottolineato che un modello di flessicurezza, da adattare alle specifiche realtà nazionali, può e deve essere negoziato e definito in autonomia dalle Parti Sociali, ma che esso deve essere corredato e sorretto da adeguate garanzie normative anche in chiave europea, oltre che completato a livello interno da forme di sostegno ai processi di transizione lavorativa.
In tale contesto va ribadita l’esigenza di proseguire la definizione di norme comuni armonizzate a livello europeo (standard minimi o inclusivi) su alcuni aspetti delle condizioni di lavoro anche attraverso la ripresa del negoziato su alcune direttive (lavoro interinale, comitati aziendali europei, orario di lavoro).
In tale prospettiva si è collocata altresì la nostra iniziativa politica che ha portato alla Dichiarazione sul rilancio dell’Europa Sociale, sottoscritta dai Ministri del Lavoro di Belgio, Bulgaria, Cipro, Francia, Grecia, Lussemburgo, Spagna e Ungheria, cui ha poi aderito l’Austria. Il documento, che ha segnato una significativa ripresa del dibattito sulla dimensione sociale dell’Europa, anche nell’ottica istituzionale, include una serie di indicazioni programmatiche e di spunti concreti d’azione sui temi dell’occupazione, della qualità del lavoro e della protezione sociale, e potrà contribuire alla prossima revisione dell’Agenda Sociale dell’Unione Europea.
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