|
Amb. Giovanni Caracciolo di Vietri
Rappresentante permanente d’Italia
presso le Nazioni Unite a Ginevra
|

S. E. Amb. Giovanni Caracciolo di Vietri con Juan Somavia, Direttore Generale dell’ILO, 2006.
|
Le migrazioni dal sud del mondo ed il loro legame con il lavoro e con lo sviluppo occupano oggi uno spazio prioritario nell’agenda dei governi e delle grandi organizzazioni internazionali. Ogni anno, infatti, milioni di persone lasciano le loro case e attraversano i confini nazionali in cerca di maggiore sicurezza per sé e le loro famiglie, ed il loro numero è destinato ad aumentare per ragioni economiche, sociali, politiche e demografiche. Il fenomeno non va solo riguardato negativamente: i lavoratori migranti sono una risorsa sia per il paese di accoglienza, grazie all’apporto di manodopera anche specializzata, che per quelli di origine, grazie all’invio delle rimesse ed alle qualificazioni acquisite all’estero.
Gli immigrati sono tuttavia in grado di offrire il loro miglior contributo solo quando possono disporre di condizioni di lavoro decorose, e quando i loro diritti fondamentali sono rispettati nei paesi di accoglienza. Molti debbono invece fronteggiare difficoltà ed abusi sotto forma di salari iniqui, violazione dei diritti sul lavoro, mancanza di protezione sociale e traffico di persone (in particolare le donne ed i bambini). Piaghe, queste, contro le quali il Presidente della Repubblica nella sua recente visita al Centro di Formazione dell’ILO di Torino ha levato un severo monito, insorgendo contro quella che egli ha giustamente definito una nuova forma di schiavismo.
La globalizzazione ha agito sul fenomeno come elemento di pressione ed al tempo stesso di attrazione, facilitando il collegamento dei mercati grazie al miglioramento della tecnologia dell’informazione e della comunicazione. L’impatto della globalizzazione è stato invece assai più limitato in termini di armonizzazione dei regimi disciplinanti la migrazione: sia all’interno dei singoli Paesi, in cui le competenze in materia migratoria sono spesso suddivise tra diverse autorità; sia sul piano internazionale, a causa di una profonda diversità tra i regimi e le politiche nazionali in materia migratoria ed un numero crescente di istituzioni ed organizzazioni internazionali competenti per i vari aspetti del fenomeno.
Proprio al fine di minimizzare gli inconvenienti derivanti da tale frammentazione, è oramai ampia, al livello delle diplomazie multilaterali, delle Nazioni Unite e degli altri attori internazionali, la consapevolezza della necessità di una gestione più coordinata ed armonica del fenomeno della migrazione internazionale per il lavoro. Molte voci (tra le tante il rapporto della Commissione mondiale sulla dimensione sociale della globalizzazione, l’agenda sulla migrazione dell’Iniziativa di Berna; il rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite su migrazione internazionale e sviluppo; il Dialogo internazionale sulla migrazione dell’OIM) si sono levate al fine di promuovere nella comunità internazionale un dialogo più articolato e più condiviso sulla migrazione, che includa i temi fondamentali della facilitazione e regolarizzazione del fenomeno e dei suoi legami con lo sviluppo e la protezione dei migranti. E ciò anche con riferimento all’esigenza di inaugurare e costruire nuovi modelli di integrazione nelle comunità di accoglienza e di saper rispondere alle mutate esigenze del presente.
Un segnale nella giusta direzione è stato dato attraverso la trasformazione nel 2006 del Gruppo di Ginevra sulla migrazione in Gruppo globale sulla migrazione, con l’inclusione, oltre alle sei organizzazioni fondatrici (ILO, OIM, OHCHR, UNCTAD, UNHCR e UNODC) di ulteriori quattro attori (UNDESA, UNDP, UNFPA e la Banca Mondiale). All’interno del Gruppo, l’apporto dell’ILO è naturalmente fondamentale per promuovere un approccio alla migrazione per il lavoro fondato sui diritti e la protezione dei lavoratori. L’utilità del Quadro multilaterale sulla migrazione per lavoro dell’ILO, che in questa newsletter viene presentato, va in proposito sottolineata.
In questo contesto, l’Italia può svolgere un importante ruolo catalizzatore, grazie alla sua storia che l’ha vista negli ultimi anni trasformarsi da Paese di forte emigrazione a terra di accoglienza, e grazie alla naturale inclinazione al dialogo, alla tolleranza ed alla comprensione di culture diverse che la caratterizzano: conseguenza anche della sua particolare esposizione geografica e del suo grande retaggio culturale. Inoltre, a fronte del fenomeno dei flussi misti (ovvero composti da migranti e possibili richiedenti asilo), l’Italia ha inteso coinvolgere importanti agenzie internazionali ed operatori umanitari (UNHCR, OIM e Croce Rossa Italiana) nelle operazioni di ricezione ed identificazione degli arrivi sull’isola di Lampedusa, garantendo così maggiore trasparenza nei processi, ed in particolare una piena conformità ai dettami di diritto nazionale ed internazionale in materia. Il legislatore italiano ha inoltre voluto fare di più, inserendo l’UNHCR come membro a pieno diritto nelle Commissioni Territoriali per la determinazione dello status di rifugiato (esempio più unico che raro tra i Paesi occidentali, tradizionalmente gelosi della propria sovranità in materia).
Siamo pertanto in grado di offrire importanti contributi, know how e progetti di collaborazione/cooperazione, sia ad altri Paesi a forte immigrazione, sia a Paesi di origine e transito dei flussi migratori. Ed è sulla base di queste ed altre considerazioni che l’Italia sta svolgendo un importante ruolo di stimolo, tanto nel processo di armonizzazione nelle politiche di migrazione/asilo nella UE (e soprattutto tra gli Stati partner di Schengen), quanto in un quadro multilaterale più ampio nel quale è uno dei principali sostenitori del rafforzamento del ruolo e della centralità del Gruppo globale sulla migrazione (GMG). E proprio con riferimento al GMG ed alla razionalizzazione dell’opera degli attori multilaterali, l’Italia è promotrice di una maggiore e « più istituzionale » integrazione dell’OIM nel sistema delle Nazioni Unite.
Il Centro di formazione dell’ILO di Torino può svolgere un ruolo fondamentale nel quadro di questo processo di armonizzazione e coordinamento. Dopo aver ricevuto nuovo e forte sprone dalla recente visita del Presidente della Repubblica e dal suo vibrante intervento contro lo sfruttamento dei lavoratori migranti, esso può infatti ulteriormente specializzarsi, proprio nell’alveo del Gruppo globale sulla migrazione, su alcuni importanti aspetti della gestione dei flussi migratori, ampliando ed aggiornando le proprie competenze nel settore del capacity building e della formazione di quadri dirigenti nei Paesi di origine dei migranti sulla base degli standard richiesti da Paesi di accoglienza. È questo assieme ad altri il compito rilevante, al quale tutti ci dedichiamo per l’anno che è appena iniziato.
|