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FEBBRAIO 2007
Il Quadro multilaterale dell’ILO sulla migrazione per lavoro

Associazioni degli imprenditori e immigrazione: ruolo della Coldiretti

A colloquio con Romano Magrini, Responsabile lavoro e immigrazione, Coldiretti


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Regione di Qartaba, Libano. Un lavoratore stagionale dalla Siria raccoglie le mele. Foto P. Deloche © ILO 2006.

Dottor Magrini, ci può illustrare il ruolo della Coldiretti nel settore dell’immigrazione?

Allo stato, il ruolo svolto da Coldiretti è principalmente indirizzato a supportare l’impresa associata nell’assolvimento delle pratiche di natura burocratica legate alle procedure di ingresso di cittadini extracomunitari nell’ambito del settore agricolo. La consolidata esperienza che Coldiretti già dal 2003 può vantare, rispetto ad attività di servizio svolte a favore delle imprese italiane in territorio estero (collaborazione con gli uffici consolari di Varsavia, Bucarest e Timisoara per richieste di visto d’ingresso dei lavoratori stagionali, informazione telefonica, appuntamenti, traduzioni, interpretariato, raccolta-istruzione pratiche di ingresso, riconsegna passaporti, assistenza ai controlli sui rientri), consente in una prospettiva di breve periodo, rispetto a difficoltà nel reperimento di manodopera, capacità di intervento anche nei servizi di matching tra domanda e offerta di lavoro nell’ambito di una progettualità strutturata della nostra Organizzazione.

Altro potenziale ambito di intervento è quello di risposta alla necessità contingente e prioritaria per le imprese di elevazione del livello di qualificazione professionale e di specializzazione della manodopera, che sul mercato del lavoro nazionale le imprese fanno sempre più difficoltà a reperire. In questo senso la promozione di attività di selezione e formazione all’estero di lavoratori rappresenta un obiettivo strategico di Coldiretti, l’agricoltura italiana infatti cerca all’estero anche lavoratori specializzati e la richiesta su questo versante è altissima.

Qual’è il contributo dei lavoratori migranti nel settore dell’agricoltura?

Circa l’analisi dell’occupazione straniera nel settore agricolo (su elaborazione dati INPS 2005), ancorché riscontrabile un elevato numero di nazionalità (150), la generalità dei rapporti per l’anno 2005 (124 523) è da riferire a lavoratori provenienti da soli 12 paesi (80 %) dei quali più della metà dell’Est-Europa (24 % neo-comunitari ; 38 % altre nazioni Est-Europa). La quota rimanente è da ricondurre a paesi del continente africano (22,06 %) e all’India (6,80 %) per i quali è comunque da segnalare una flessione rispetto agli anni precedenti che, pur riferita all’impiego nel settore agricolo, non necessariamente corrisponde ad una flessione delle presenze sul territorio giacché è noto come, anche per i lavoratori extracomunitari, sia invalsa l’aspirazione ad abbandonare l’occupazione agricola in presenza di opportunità in altri settori.

La prospettiva di breve periodo vede certamente un rallentamento nell’incremento di impieghi, ma non altrettanto nel contingente complessivo ormai strutturalmente integrato ed indispensabile al sistema. Considerando che la manodopera locale risulta sempre meno disponibile all’occupazione agricola e che è in atto un effetto emersione, certamente nel medio periodo è da presumere una sempre maggiore incidenza della componente straniera sul totale dell’occupazione. Per gli impieghi stagionali non è difficile ipotizzare il permanere di un trend positivo di crescita, accompagnato dall’effetto domino di emersione progressiva, attribuibile anche ad un abbassamento dei livelli di complessità burocratica nelle procedure di autorizzazione e di maggiori garanzie in termini di tempestiva e congrua disponibilità di quote.

È stato recentemente firmato un Protocollo d’intesa tra associazioni di imprenditori, Ministero dell’Interno e Ministero della Solidarietà sociale. Ci può dire di cosa si tratta?

La sottoscrizione del protocollo di collaborazione riguardante i procedimenti di competenza dello Sportello unico immigrazione è intervenuta alla vigilia della pubblicazione in G.U. del DPCM avente ad oggetto la disponibilità di ulteriori 350 000 quote di ingressi per lavoro subordinato non stagionale per il 2006 che, andando a sommarsi con quelle (120 000) emesse a febbraio 2006, solo parzialmente lavorate, avrebbe rischiato di produrre il collasso del sistema.

Attivare specifiche collaborazioni con gli Sportelli unici, intervenendo sia in alcune fasi della procedura di rilascio (istruttoria della pratica) che per integrare e rettificare le istanze o anche solo per fornire informazioni ai soggetti interessati sullo status della propria pratica senza che questi debbano recarsi presso le prefetture, significa garantire un’accelerazione nei tempi di evasione delle pratiche.

L’utilità per l’intero sistema (imprese, lavoratori e istituzioni) è quindi evidente. Il Protocollo infatti si inserisce in una più ampia politica di collaborazione tra istituzioni e associazioni, già positivamente sperimentata nel corso del 2006 attraverso l’attivazione della procedura di invio telematico delle istanze per lavoro stagionale (che si ripeterà anche nell’anno 2007), che permetterà di liberare preziose risorse da investire nella gestione delle altre procedure di competenza degli Sportelli unici così riducendo i tempi della procedura e quindi di attesa per le imprese ed i lavoratori.


[Sito Internet Coldiretti]

A cura di Francesca Ferrari, ILO Roma



Ultima modifica: 15.04.2008^ top