|
Pietro Soldini, responsabile immigrazione CGIL
|

Nairobi, Kenya. Forum sociale mondiale, gennaio 2007. Foto P. Soldini CGIL.
|
« L’immigrazione come leva di cambiamento sia nei paesi d’origine che in quelli di destinazione », questo è stato il tema di discussione in un seminario molto partecipato svoltosi a Nairobi il 23 gennaio scorso nell’ambito del Forum sociale mondiale nel quale sono intervenuti esponenti di sindacati e enti locali italiani e di altri paesi. Il fenomeno dell’immigrazione assume sempre più centralità nella definizione delle politiche locali delle comunità di partenza e di arrivo dei migranti. Da una parte ci sono territori che si spopolano e che ricevono però un sostegno importante attraverso le rimesse degli emigrati; dall’altra, città che accolgono i migranti chiedendo loro di lavorare, produrre, rispettare le regole, pagare le tasse, senza porsi sufficientemente il problema di dare risposte ai loro bisogni, di promuovere un loro protagonismo, di considerarli cittadini come gli altri.
Sia nelle comunità di partenza che in quelle di arrivo l’immigrazione porta cambiamenti importanti, i cui soggetti però rischiano di non prendere quasi mai la parola, di non contare. Per queste ragioni è utile rendere protagonisti i soggetti, le organizzazioni sindacali e della società civile che li rappresentano, e le amministrazioni e comunità locali. Se non si governa l’immigrazione, non si governa il cambiamento. Il modello di governo dell’immigrazione basato sul proibizionismo e le frontiere chiuse è fallito ed ha prodotto e produce clandestinità, insicurezza, violazione dei diritti delle persone, ricattabilità e conflitti.
Anche l’idea di arginare i flussi migratori sostenendo interventi e aiuti allo sviluppo dei paesi d’origine ha rappresentato un grande bluff per due ragioni fondamentali: la prima è che si teorizza ma non si pratica, la seconda è che un modello di cooperazione allo sviluppo per essere efficace non solo non deve contrapporsi all’immigrazione, ma deve collegarsi ad essa e deve promuovere gli immigrati come agenti di co-sviluppo. Occorre un altro modello di governo dell’immigrazione, dunque, basato sulla promozione e sostegno dell’immigrazione legale.
Quindi è nostra intenzione promuovere politiche e progetti di cooperazione che facciano leva sugli immigrati, le loro risorse professionali, di mediazione culturale e diplomatica e relazionali. Per affermare questo nuovo modello servono riforme legislative nei singoli stati e serve ratificare ed applicare interamente le convenzioni ONU ed ILO sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, ma servono anche azioni politiche per alzare la qualità delle relazioni bilaterali e multilaterali fra paesi d’origine e di accoglienza dei migranti su tre terreni:
- Degli Stati e dei governi ad esempio è urgente in Italia una riforma dell’assetto della rete diplomatica e consolare che è un retaggio del vecchio millennio. Se noi analizziamo la rete consolare italiana insediata in Europa, ci accorgiamo che è 10 volte più grande, estesa e dotata di quanto non sia quella insediata in Africa. Questo squilibrio va corretto in favore dell’Africa, tanto più che nell’Europa unita del Parlamento, della moneta, della libera circolazione, la funzione diplomatica diminuisce di ruolo e cambia di segno.
- Degli enti locali, che devono diventare protagonisti di relazioni tra comunità locali sul piano degli scambi economici, culturali e di servizi.
- Delle organizzazioni sindacali e delle reti associative con l’intento di strutturare servizi, tutele ed azioni di estensione dei diritti.
Su questo terreno del sindacato la CGIL si sta muovendo con decisione. L’esempio più concreto è dato dalla rete internazionale del Patronato INCA che si è insediata nei vari paesi storicamente, seguendo il flusso degli emigranti italiani nel mondo nel corso del Novecento. Oggi occorre in parte convertire ed estendere questa rete nei paesi d’origine della immigrazione verso l’Italia.
Abbiamo iniziato con il Senegal, stiamo procedendo con il Marocco, la Tunisia ed altri paesi dell’Est, a partire dall’ex Jugoslavia ed anche questo rappresenta un terreno importante, concreto e di grande innovazione. La sfida di un nuovo governo basato sulla legalizzazione dei flussi migratori e l’affrancamento dei migranti dalla tratta potrà essere vinta anche attraverso queste scelte di costruzione di nuove e più qualificate reti internazionali. La risposta a questa nostra riflessione da parte di molteplici interlocutori è stata positiva e quindi, avanti tutta!
|