|
Cecilia Brighi
Membro del Consiglio di amministrazione dell’ILO (sindacati)
A 5 anni dalla solenne dichiarazione degli Obiettivi del Millennio dell’ONU, le condizioni di miseria e povertà della maggior parte dell’umanità e le abissali differenze tra minoranza ricca e maggioranza povera vanno aumentando.
|

Nepal. Lavoratore “kamaiya”.
|
Il sindacato italiano intende pertanto promuovere un momento di riflessione e confronto con tutti i principali attori delle scelte e della cooperazione italiana sulle priorità strategiche della cooperazione italiana e la allocazione delle risorse, sulle priorità che per il sindacato vedono la questione occupazione, diritti, qualità della vita e del lavoro come volano di sviluppo umano di qualità per tutti. Un altro tema centrale riguarda le modalità di re-definizione della struttura della cooperazione italiana che va ripensata e che deve far sì che il sindacato possa essere veramente attore rilevante di una cooperazione che promuova diritti, sviluppo e cittadinanza.
L’obiettivo, proclamato in sede ONU, di destinare lo 0,7 per cento del PIL dei paesi ricchi per la cooperazione allo sviluppo è lontano dall’essere raggiunto e, anzi, in molti casi, tra cui l’Italia, con un contributo attuale inferiore allo 0,2 per cento, la percentuale decresce anziché avvicinarsi progressivamente all’obiettivo.
Né si è affrontata in modo incisivo la questione della cancellazione del debito dei paesi più poveri e tanto meno quella altrettanto importante degli strumenti di finanziamento dello sviluppo. Un ulteriore aspetto da prendere in considerazione riguarda il ruolo del governo italiano nella definizione e condizionamento dei programmi e delle priorità della Commissione Europea per quanto riguarda gli aiuti allo sviluppo, delle istituzioni finanziarie internazionali e delle banche regionali di sviluppo. Né può essere sottaciuto il legame tra politiche di cooperazione e politiche commerciali stante la contraddizione insita nelle attuali scelte di politica commerciale dell’OMC.
L’iniziativa sindacale intende confrontarsi sulla questione lavoro, ed in particolare lavoro di qualità, come leva di promozione dello sviluppo. Attraverso la promozione di un lavoro dignitoso per tutti si otterrebbero risultati immediati e concreti in grado di fare da volano nella lotta contro la povertà, le malattie, lo sfruttamento, la discriminazione, le migrazioni forzate ed altri fenomeni che caratterizzano il cosiddetto non sviluppo. La promozione di un approccio e programmi sinergici possono produrre come risultato lo sviluppo dell’occupazione e, insieme, l’estensione e il consolidamento dei diritti del lavoro e sociali nei diversi paesi in cui si interviene.
Il lavoro dignitoso — cioè rispettoso dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, a partire dalla libertà di organizzazione sindacale e contrattazione, senza lavoro forzato e minorile e senza discriminazione, con condizioni di reddito e lavoro dignitose — costituisce un volano fondamentale per lo sviluppo umano dei paesi poveri e innesta un circolo virtuoso anche per la stessa economia internazionale e per un regime di scambi che non sia basato sul massimo sfruttamento e sulla rincorsa ai costi più bassi. L’evoluzione politica, economica e sociale ha portato alla necessità di un profondo ripensamento della cooperazione e ad una revisione profonda della politica estera italiana che, oggi, tende a vedere nel sostegno a qualsiasi penetrazione commerciale e industriale delle aziende italiane, un contributo positivo alla sviluppo dei paesi terzi.
Al contrario, l’attività delle imprese italiane all’estero potrebbe concorrere allo sviluppo dei paesi terzi e riqualificare l’offerta dell’economia italiana se si realizza nel rispetto dei diritti dei lavoratori sanciti dalle Convenzioni ILO e se ne promuove l’effettiva applicazione.
Mancano risorse per lo sviluppo, ma anche quelle poche disponibili vanno ri-orientate ad una visione non assistenziale e caritatevole, maggiormente centrata sulla promozione di occupazione, di produzione e di re-distribuzione di ricchezza nei paesi terzi, mantenendo saldi i principi e l’applicazione dei diritti umani fondamentali e del lavoro, vincolando gli interventi a sostegno dello sviluppo economico, al rispetto ed alla tutela dei diritti umani e del lavoro (convenzioni ILO), quale condizione di sostenibilità e di stabilità.
È pertanto necessario investire in coerenza e funzionalità dell’azione della cooperazione allo sviluppo sia nelle azioni sostenute dalle istituzioni nazionali, europee ed internazionali. Coerenza tra la politica dell’aiuto pubblico a dono, la politica di internazionalizzazione della nostra economia e le politiche industriali ed economiche per la qualità dello sviluppo del nostro paese.
Funzionalità, a partire dall’introduzione della cultura della valutazione, per affrontare quelle modifiche, anche strutturali, necessarie a restituire funzionalità alle istituzioni preposte alla cooperazione allo sviluppo. La Cooperazione italiana deve stare in un sistema coerente che si integra — verso l’alto — con le politiche dell’Unione Europea e — verso il basso — con la Cooperazione decentrata delle Regioni e degli Enti Locali.
Per queste ragioni CGIL CISL UIL intendono discutere le linee di una indispensabile e urgente riforma della legge 49, prevedendo esplicitamente, tra le finalità prioritarie della cooperazione allo sviluppo, la promozione dell’occupazione e del lavoro dignitoso e dei diritti del lavoro, la crescita delle organizzazioni dei lavoratori anche per contrastare il dumping sociale. Analoga indicazione dovrebbe essere inclusa nelle leggi regionali che regolano la cooperazione decentrata e nelle politiche dell’UE e delle istituzioni multilaterali, verso le quali ha destinato negli anni recenti una percentuale crescente delle risorse per la cooperazione.
Lavoro di qualità, diritti sul lavoro, servizi pubblici essenziali efficienti, sono indicatori importantissimi della qualità dello sviluppo e di una società dove la democrazia e la cittadinanza sono più solide e più certe e dove la distribuzione della ricchezza beneficia in modo più equo i cittadini, innescando un circuito virtuoso di sviluppo interno dei singoli paesi.
|