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Secondo un nuovo rapporto dell’Ufficio Internazionale del Lavoro intitolato HIV/AIDS and work. Global estimates, impact and response, sarebbero attualmente 36,5 milioni le persone in età lavorativa colpite dall’HIV — sindrome da immunodeficienza acquisita — e, entro il prossimo anno, le perdite in termini di forza lavoro dall’inizio dell’epidemia conteranno globalmente 28 milioni di individui.
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Saigon, Vietnam. Prevenzione contro l’AIDS a scuola - foto P. Deloche, © ILO, 2002.
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Inoltre, secondo le stime dell’ILO, in assenza di miglioramenti nell’accesso al trattamento, il numero dei lavoratori persi a causa dell’HIV/AIDS aumenteranno a 48 milioni nel 2010 e 74 milioni nel 2015, rendendo l’HIV/AIDS la prima causa di mortalità nel mondo del lavoro. I paesi più colpiti sono in Africa con una media regionale di diffusione di HIV (tra i 15 e i 49 anni), del 7,7 per cento.
Il rapporto, presentato alla XV Conferenza Internazionale sull’AIDS a Bangkok, è stato preparato utilizzando i nuovi dati demografici ed epidemiologici delle Nazioni Unite e di altre fonti che hanno consentito, per la prima volta, di ottenere delle proiezioni globali sull’impatto dell’HIV/AIDS nel mondo del lavoro.
Se da un lato l’ILO sottolinea il drammatico impatto dell’HIV/AIDS sulla forza lavoro, sulle società rurali e sull’economia ; dall’altro rileva che il luogo di lavoro costituisce un’importante risorsa per trovare delle soluzioni in cui le tecniche di prevenzione possono essere trasmesse direttamente e in cui il trattamento può essere estremamente efficace.
Principali risultati
- Dei 35,7 milioni (stima UNAIDS) di individui colpiti dall’HIV in età compresa tra i 15 e i 49 anni, 26 milioni sarebbero lavoratori. Se a questa cifra si aggiungono tutte le persone in età lavorativa, comprese quelle oltre i 64 anni e altre che svolgono lavori informali sia fuori che dentro casa, il numero stimato raggiungerebbe i 36,5 milioni.
- Secondo le stime dell’ILO, nel 2005 circa 2 milioni di lavoratori nel mondo non potranno lavorare a causa della malattia — oltre 500 000 nel 1995. Entro il 2015, questa cifra raggiungerà i 4 milioni.
- Come conseguenza della morte per HIV/AIDS dei loro colleghi, altri lavoratori economicamente attivi saranno costretti ad accollarsi un peso economico maggiore, che si stima essere globalmente dell’1 per cento più grande nel 2015 che in assenza dell’HIV (5 per cento in Africa sub-sahariana).
- Adulti in età lavorativa, che siano o non considerati partecipanti alla forza lavoro, potrebbero essere costretti a lasciare le loro attività produttive per dedicarsi alle cure necessarie dei malati, in particolare nelle regioni in via di sviluppo dell’Africa, Asia, America Latina e Caraibi. Ne consegue che se 2 milioni di lavoratori non potranno lavorare a causa dell’HIV/AIDS, altri 2 milioni di individui in età lavorativa non potranno lavorare per assistere i malati, ad esempio l’impatto indiretto dell’assistenza fornita può duplicare l’impatto diretto della malattia quando l’onere delle cure è carico dei familiari.
[Leggere il rapporto in rete]
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