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Il nuovo studio Economic security for a better world dell’Ufficio Internazionale del Lavoro (ILO), lanciato lo scorso settembre, rileva che la sicurezza economica delle persone favorisce benessere personale, felicità e tolleranza e crea benefici per la crescita e lo sviluppo.
Il rapporto contiene stime di oltre 90 paesi che rappresentano l’85 per cento della popolazione mondiale e fa notare che la sicurezza economica — insieme alla democrazia e a governi che investono nella sicurezza sociale — non solo crea benefici per la crescita ma contribuisce anche alla stabilità sociale.
Il rapporto avverte, tuttavia, che la sicurezza economica resta fuori della portata della maggioranza dei lavoratori nel mondo, circa tre quarti dei quali vive in condizioni di insicurezza alimentando ciò che il rapporto definisce « un mondo pieno di preoccupazione e risentimento ». Infatti, solo una persona su dieci, l’8 per cento della popolazione mondiale, vive in paesi che offrono un livello elevato di sicurezza economica.
Il rapporto costituisce il primo tentativo inteso a misurare la sicu-rezza economica nel mondo così come viene percepita dalla gente comune ed è basato su indagini dettagliate di unità familiari e luoghi di lavoro che hanno interessato oltre 48 000 lavoratori e lavoratrici e più di 10 000 luoghi di lavoro in tutto il mondo. La sicurezza economica è misurata sulla base delle sette tipologie di sicurezza legate al lavoro comprendenti reddito, mercati del lavoro, occupazione, capacità professionali, lavoro, mansioni e rappresentanza.
Risultati principali
Il rapporto rileva che la popolazione dei paesi che garantiscono ai propri cittadini un elevato livello di sicurezza economica mostra mediamente un elevatissimo livello di felicità. Il fattore determinante della felicità dei cittadini -lavoratori non è tanto il livello del reddito — benché vi sia un’associazione positiva — bensì il grado di sicurezza del reddito, calcolata in termini di protezione assicurata al reddito e dalla sua distribuzione sociale.
Inoltre, viene messa in evidenza come molte persone svolgono mansioni che non necessariamente corrispondono alle loro capacità e qualifiche — misurate in termini di istruzione scolastica e formazione professionale — causando ciò che viene definito effetto di « frustrazione legata allo status ».
Lo studio dell’ILO mostra come la democrazia e il progresso delle libertà civili accrescono in modo significativo la sicurezza economica, così come investimenti dei governi in politiche di sicurezza sociale producono effetti positivi. Tuttavia, nel lungo periodo, l’effetto della crescita economica sulla sicurezza è debole. In altre parole, una rapida crescita non genera necessariamente maggiore sicurezza economica, benché a volte possa determinarla se accompagnata da politiche sociali adeguate.
Se si esaminano i dati nazionali, i paesi presi in esame sono divisi in quattro categorie — i paesi avanzati (con buone politiche, buone istituzioni e buoni risultati), i paesi pragmatici (buoni risultati nonostante le politiche e le istituzioni poco incisive), i paesi convenzionali (apparentemente buone le politiche e le istituzioni ma con risultati poco imponenti) e i paesi arretrati (politiche e istituzioni deboli o inesistenti e scarsi risultati).
L’analisi dell’ILO constata che non sempre il livello di ricchezza di un paese determina una maggiore o minore sicurezza economica. Molti paesi dell’Asia meridionale e del sud-est asiatico, ad esempio, hanno percentuali di sicurezza economica più significative rispetto alla loro percentuale di reddito mondiale. Al contrario, in alcuni paesi dell’America Latina i cittadini hanno meno sicurezza rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare dal loro livello di reddito.
Una caratteristica dei risultati emersi è che solo i paesi che dispongono di un insieme coerente di politiche che rafforzano tutte e sette le tipologie di sicurezza legate al lavoro hanno dei buoni risultati nell’ambito della sicurezza economica globale. I paesi con eccellenti risultati in alcune aree ma con scarsi risultati in altre non ottengono complessivamente un buon risultato.
« Il messaggio è, conclude il rapporto, che società altamente disuguali hanno poche probabilità di ottenere risultati in termini di sicurezza economica o di lavoro dignitoso ».
Un elemento che emerge chiaramente nel rapporto è che l’insicurezza economica incoraggia l’intolleranza e le tensioni che contribuiscono al malessere sociale e, in ultima analisi, alla violenza sociale.
Tra le altre conclusioni figurano le seguenti :
- la maggior parte dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo non conoscono i sindacati che in gran parte dei paesi rappresentano meno del 10 per cento dei lavoratori ;
- in media, le donne di solito soffrono una maggiore insicurezza e più tipologie di insicurezza rispetto agli uomini ;
- la sicurezza di un impiego sta diminuendo quasi ovunque a causa dei processi crescenti di informalizzazione dell’economia, di outsourcing e di deregolamentazione ;
- un ampio numero di persone possiede capacità che non sono utilizzate nel loro lavoro ;
- la sicurezza dell’impiego (possesso di una posizione con prospettive di lavoro e carriera soddisfacenti) è molto limitata nella maggioranza dei paesi e dai dati provenienti dalle ricerche sulla sicurezza delle persone emerge una diffusa insoddisfazione.
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