|
Claudio Lenoci Direttore dell’Ufficio ILO per l’Italia e San Marino
Il rapporto dell’ILO sul diritto fondamentale della libertà di associazione potrebbe a prima vista non suscitare un grande interesse nei paesi democraticamente ed economicamente più evoluti.
Per intenderci, l’attenzione dei media in paesi come il nostro potrebbe non essere pari, ad esempio, a quella dimostrata nei confronti del rapporto sul « child labour » o a quello più recente sulla discriminazione, visti i pericoli che tuttora permangono nelle società più avanzate, sul lavoro minorile o sugli atteggiamenti discriminatori rilevati (nei confronti soprattutto dei lavoratori migranti) anche in Italia.
Il problema tuttavia non è di guardare a questo rapporto nell’ottica limitata del proprio contesto nazionale ma di capire che il futuro della globalizzazione oggi, più che mai, dipenderà anche dal rispetto del diritto fondamentale dei lavoratori ad organizzarsi e a far sentire la propria voce in ogni parte del mondo.
La questione pertanto è sempre decisiva e di grande attualità, perché nessuna globalizzazione potrà essere più giusta, superando disparità economiche ed insicurezze, nell’inosservanza di un principio basilare che coniuga insieme equità ed evoluzione democratica.
Il rapporto dell’ILO merita quindi attenzione sia quando parla degli incoraggianti progressi che il diritto di libertà di associazione ha registrato in tanti paesi (soprattutto quelli economicamente e democraticamente più avanzati) sia quando segnala allarmi giustificati non solo per i paesi in via di sviluppo ma addirittura per paesi dell’Europa centrale ed orientale. Si tratta di pericoli per la stessa connotazione democratica della prospettiva europea, per capire come la giustificata preoccupazione dell’ILO ci riguarda molto più da vicino di quanto si possa superficialmente immaginare.
Inoltre, ma questo è probabilmente più risaputo, esistono aree economiche dall’agricoltura all’economica informale in cui i confini di civiltà e di democrazia che ci separano dai paesi in via di sviluppo sono estremamente labili.
Occorre allora un impegno più deciso anche nei nostri paesi, un impegno che chiama alla corresponsabilità tanti soggetti che sono le istituzioni, gli imprenditori e gli stessi sindacati, che dovranno moltiplicare le loro potenzialità organizzative per raggiungere quelle aree così come positivamente hanno già fatto estendendo il loro mantello protettivo sui lavoratori immigrati.
La sfida pertanto del progresso democratico e sociale, in tema di libertà di associazione come su altri diritti fondamentali, se è indubbio che pertiene soprattutto al futuro più equo e sostenibile delle aree più povere del mondo, investe altresì le ragioni del rafforzamento dei pilastri democratici e sociali della nostra società.
È questo il messaggio più importante che emerge dal rapporto Organizing for social justice dell’Organizzazione internazionale del Lavoro.
|