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FEBBRAIO 2004

Livello record della disoccupazione nel mondo per il 2003
Si intravedono tuttavia dei segni di ripresa

È stato pubblicato il 22 gennaio il Global employment trends 2004 report, il rapporto sulle tendenze dell’occupazione nel mondo pubblicato ogni anno dall’Ufficio internazionale del Lavoro. Secondo il rapporto, nel 2003 il numero dei disoccupati nel mondo ha raggiunto i 185,9 milioni. Il tasso di disoccupazione si mantiene ad un livello record, colpendo ancora più fortemente i giovani, nonostante una ripresa della crescita economica dopo due anni di calo.

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Secondo Juan Somavia, Direttore generale dell’Ufficio internazionale del Lavoro, « È ancora troppo presto per dire che il peggio è alle nostre spalle. Tuttavia, se le stime sulla crescita mondiale e sulla domanda interna si manterranno ai livelli attuali o aumenteranno, la situazione mondiale dell’occupazione nel 2004  potrebbe migliorare ».

« Quello che ci desta preoccupazione è che, se la ripresa dovesse rallentare e di conseguenza la speranza di veder crescere il numero di posti di lavoro qualitativamente migliori dovesse venir meno, molti paesi nel mondo non riuscirebbero a dimezzare la povertà entro il 2015, dunque non sarebbero in grado di raggiungere gli Obiettivi di sviluppo per il millennio fissati dall’ONU. Questa tendenza può essere invertita e la povertà può essere ridotta solo se i responsabili della politica e dell’economia cominciano a considerare politiche per il rilancio dell’occupazione allo stesso livello delle politiche macroeconomiche  ». Ecco alcuni dati del rapporto di quest’anno :

  • Il numero delle persone senza lavoro e in ricerca di un lavoro ha raggiunto i 185,9 milioni nel 2003, ovvero il 6,2 percento della forza lavoro mondiale, segnando un picco mai registrato dall’ILO in precedenza.
  • Più duramente colpiti sono gli 88,2 milioni di giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, con uno schiacciante tasso di disoccupazione pari al 14,4 percento.

L’aumento della disoccupazione e della sottoccupazione nella prima metà del 2003 è imputabile alla lentezza della ripresa economica nel mondo industrializzato, alle conseguenze della SARS sull’occupazione in Asia, nonché agli effetti dei conflitti armati che hanno fortemente pesato sull’occupazione nel settore dei viaggi e del turismo. Con l’arginare dell’epidemia di SARS e i cospicui aumenti del PIL nella seconda metà del 2003 si è registrato un pur lieve aumento dell’occupazione.

Al rilancio della crescita del PIL negli Stati Uniti non corrisponde però la creazione di posti di lavoro che è rimasta molto contenuta con un tasso di disoccupazione che continua ad aggirarsi intorno al 6 percento. Per quanto riguarda l’Unione Europea, in alcuni paesi, malgrado una debole crescita del PIL (1,5 percento), l’evoluzione del mercato del lavoro è stata positiva.

Più colpite dal rallentamento dell’economia mondiale nel 2001 sono state l’America latina e i Caraibi, sia in termini di aumento della produzione che in termini di perdita di posti di lavoro, nonostante si avvistino segnali di ripresa nel 2003.

Nonostante aumenti cospicui del tasso di crescita del PIL di oltre il 7 percento, l’Asia dell’Est registra un aumento della disoccupazione. In Asia del Sud Est invece, mentre nel 2003 è scesa in modo significativo la disoccupazione, è aumentato il tasso di partecipazione alla forza lavoro. In Asia del Sud, il tasso di disoccupazione è rimasto stabile nonostante una crescita del PIL pari al 5,1 percento. Di conseguenza, non tende a diminuire il numero dei lavoratori poveri in Asia del Sud, mentre aumenta il lavoro informale. In Asia dell’Est si registrerà un lieve aumento della disoccupazione dovuto all’alto numero di nuovi arrivi sul mercato del lavoro (oltre 6 milioni di persone ogni anno fino al 2015). L’Asia del Sud Est ha la capacità di ridurre ulteriormente non solo la disoccupazione ma anche il numero di lavoratori poveri. La condizione tuttavia è che le economie con un altissimo indice di povertà riescano a sostenere un andamento del PIL e dell’occupazione simile a quello raggiunto negli ultimi anni dalle economie più ricche della regione.

Anche il Medio Oriente e l’Africa del Nord sperimentano una crescente disoccupazione. Dipendenza dal prezzo del petrolio, incrementi della forza lavoro oltre le capacità d’assorbimento delle economie locali, insufficienze nella qualità delle istituzioni pubbliche e alto tasso di povertà costituiscono altrettante minacce ad un reale miglioramento dei mercati del lavoro.

La lieve diminuzione del tasso di disoccupazione registrata in Africa subsahariana non è tuttavia sufficiente a migliorare la situazione dei lavoratori poveri. Inoltre, le conseguenze dell’HIV/AIDS sui mercati del lavoro e la continua fuga dei cervelli toglie alla regione un capitale umano indispensabile.

Dopo anni di aumento della disoccupazione dovuto ai cambiamenti economici, la tendenza sembra invertirsi nelle economie in transizione. Gli investimenti stranieri dovrebbero migliorare lievemente la situazione del mercato del lavoro. La forte domanda interna, l’aumento del commercio internazionale nonché il superamento dei problemi legati al processo di transizione costituiscono altrettanti segni incoraggianti. Ancora una volta, l’HIV/AIDS rappresenta una minaccia sempre più forte per l’avvenire di alcune economie della regione.

« La sfida principale è di assorbire i 514 milioni di nuovi arrivi sul mercato del lavoro mondiale e ridurre il numero dei lavoratori poveri entro il 2015. Il modo nel quale la crescita del PIL si potrà tradurre in aumento dell’occupazione nel 2004 e oltre dipende dagli sforzi dei responsabili della politica e della economia nel dare la priorità alle politiche dell’occupazione e nel considerare queste politiche al pari delle politiche macroeconomiche ».

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Ultima modifica: 15.04.2008^ top