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GIUGNO 2003

Il lavoro nell’economia informale

Giancarlo Perone
Rappresentante governativo presso
il Consiglio di amministrazione dell’ILO

Il volto contemporaneo del lavoro è duplice, diviso tra una realtà dove vigono regole, sono apprestati riconoscimenti e tutele, e un’altra che, al contrario, ne resta, almeno per larga parte, estranea. Tale duplicità non ha i caratteri di una condizione provvisoria, destinata ad essere, naturalmente o grazie a facili correttivi, superata in breve tempo. La situazione si rivela invece tenacemente radicata e in progressiva crescita. Spacca il Nord e il Sud del mondo, ma ha pure una sua configurazione trasversale, perché interessa anche i Paesi sviluppati, in modi e con intensità particolari.

Il divario tra norme lavorative positive e loro effettiva applicazione non è certo una novità. Tuttavia, le dimensioni e le ragioni del fenomeno che è stato denominato lavoro informale sono tali da richiedere non soltanto la messa in opera di tecniche idonee a garantire concretamente l’applicazione delle regole formalmente vigenti a tutti i lavoratori : richiede anche lo studio approfondito delle cause della grande diffusione di queste attività di lavoro « povero », non registrate, né regolate, né protette da pubbliche autorità.

Un insieme di attività lavorative, lecite di per sé ma prive di riconoscimento ufficiale, svolte per lo più all’interno di aziende di dimensioni esigue con bassissimo o nullo capitale e altrettanto basso livello tecnologico, dal titolare e dai componenti del suo nucleo familiare, con l’occasionale apporto di estranei (oppure con l’apporto continuativo di lavoratori anch’essi non riconosciuti), costituisce il nerbo dell’economia informale. La quale, a sua volta, secondo le rilevazioni statistiche, ricomprende oltre la metà dell’intera forza lavoro in tutto il mondo. La grandezza del fenomeno è dunque strabiliante.

Il lavoro informale non si esaurisce in forme di lavoro autonomo, che comunque ne costituisce la porzione maggiore. Esso è altresì lavoro subordinato. Soprattutto nei paesi sviluppati, il cosiddetto lavoro nero, o clandestino o sotterraneo o sommerso, consiste in attività di lavoro subordinate occultate per eludere il fisco, i contributi previdenziali e le norme di legge e dei contratti collettivi di lavoro. Si registrano, in queste situazioni affinità e diversità rispetto a quella che propriamente viene chiamata economia informale.

Sia l’area dell’informalità, caratteristica dei paesi in via di sviluppo, sia l’area del sommerso si contrappongono a quella del settore ufficiale, più o meno fortemente regolato e protetto. Sussiste, però, una differenza basilare, che non va trascurata allorché si prevedono strategie di recupero all’ufficialità.

Le attività dell’economia informale non obbediscono necessariamente a intenti elusivi, al deliberato proposito di non rispettare o distorcere le regole e le garanzie del lavoro. Quel che individua simili attività è soprattutto la circostanza di non risultare coperte da disposizioni formali, o perché difettano i presupposti economici per entrare nel campo di applicazione della legge o perché normative troppo restrittive ricacciano fuori coloro che non siano in grado, per carenze culturali e difetti di sostegno sociale, di districarsi al loro interno. Certamente, l’economia informale è anche frutto della volontà di sottrarsi agli obblighi di regole comuni e ai costi della tutela, ma non è dato ignorare il peso, preponderante, degli altri accennati fattori.



Per combattere il sommerso, e cioè per riportarlo alla norma, si può contare su tecniche sperimentali (efficace vigilanza e sanzioni capaci di funzionare quale effettivo deterrente) e innovative (incentivi al progressivo ritorno in superficie delle aziende sommerse con agevolazioni fiscali e contributive e in un adeguato arco di tempo prima di raggiungere la piena messa in regola). Gli accordi sindacali, in proposito, possono esercitare un ruolo essenziale, adeguando i tempi e le modalità di raggiungimento dell’obiettivo del recupero dell’ufficialità alle caratteristiche dei vari contesti ambientali. I sindacati possono accettare deroghe temporanee, in vista di un successivo e definitivo rispetto dei contratti collettivi, in tempi certi e con procedure trasparenti.

Tutto ciò, peraltro, può funzionare dove il lavoro subordinato formalmente riconosciuto è la regola, e dove quindi si tratta di riportare ad esso le eccezioni. Dove, al contrario, il lavoro non regolato è la componente preponderante, non si può pensare di adottare le accennate tecniche di progressivo recupero alla tipologia dominante, che qui non è rappresentata dal lavoro subordinato formale.

La strategia non può ridursi al tentativo dell’estensione delle tutele sagomate sulla prestazione di lavoro subordinato. Quando sia possibile, indubbiamente, questa è la strada da battere. Ma se si vuole tener conto delle cause della diffusione delle attività informali, occorre aggredire i fattori socio-economici che ne sono alla base e si riassumono in un deficit di buon governo sociale.

A seconda della specificità dei paesi, alle leggi e all’azione sindacale, della quale va sostenuta la libera esplicazione pure a difesa del lavoro informale, spetta di contribuire all’integrazione di coloro che sono al di fuori del sistema economico e sociale formale. Tuttavia, i tradizionali strumenti e le tecniche, anche quelle più aggiornate, del diritto del lavoro, non bastano.

Occorre provvedere alla estensione delle tutele, ma altresì delle condizioni di una effettiva e trasparente politica occupazionale. Alla solidarietà nazionale occorre attingere per finanziare, attraverso la fiscalità generale, misure di protezione sociale che non possono contare sulla contribuzione di soggetti dalla professionalità destrutturata e desolatamente povera, quali sono i lavoratori dell’economia informale.

D’altro canto, le prestazioni della tutela sociale, in tale prospettiva, trascendono quelle erogate dagli istituti previdenziali con riguardo ai tipici rischi e bisogni sociali del lavoro dipendente. Occorre infatti tenere in conto le necessità proprie dei lavoratori informali, che vanno dalle agevolazioni creditizie, al sostegno nei rapporti con le Amministrazioni pubbliche, alla certezza dei titoli di proprietà dei beni aziendali, ad una formazione professionale sagomata sulle caratteristiche di questi lavoratori.



Ultima modifica: 15.04.2008^ top