|
Mentre sembrano attenuarsi gli aspetti più clamorosi della discriminazione sul lavoro, permangono e si diffondono nuove forme più insidiose che suscitano grande preoccupazione. È quanto indicato da un nuovo rapporto dell’Ufficio internazionale del Lavoro. Il rapporto intitolato Time for equality at work (« L’ora dell’eguaglianza sul lavoro ») e preparato in seguito all’adozione della Dichiarazione dell’ILO sui principi e i diritti fondamentali nel lavoro nel 1998, mette in guardia sul fatto che la mancata adozione di misure per fronteggiare le « crescenti disuguaglianze socio-economiche » nel mondo del lavoro, non solo significa accettare di sprecare talenti e risorse umane, ma fa anche correre il rischio di « ripercussioni disastrose sulla coesione sociale nazionale, sulla stabilità politica e, di conseguenza, sulla crescita » nei prossimi anni.
La discriminazione è definita nella Convenzione dell’ILO n. 111 come ogni distinzione, esclusione o preferenza fondata sulla razza, il colore, il sesso, la religione, l’opinione politica, l’appartenenza nazionale o l’origine sociale.
Mentre si registra un’attenuazione di forme più evidenti di discriminazione, altre nuove forme prendono piede. Gli effetti combinati delle migrazioni globali, i crescenti problemi economici e le disuguaglianze in aumento hanno esacerbato problemi di discriminazione razziale e religiosa. Di recente nuove forme di discriminazione basate sulla disabilità, sull’HIV/AIDS, sull’età o sull’orientamento sessuale sono diventate le più preoccupanti.
Anche nei paesi dove le donne hanno un livello di istruzione pari o superiore a quello degli uomini il « tetto di cristallo » spesso impedisce la loro scalata ai vertici della gerarchia. E ovunque la maggior parte delle donne continua a guadagnare meno degli uomini.
Dal rapporto emerge che i discriminati sono spesso i più poveri tra i poveri e che della povertà sono vittime soprattutto le donne e altri gruppi di discriminati e che la discriminazione determina povertà, lavoro forzato, lavoro minorile ed esclusione sociale per cui « eliminare la discriminazione è indispensabile a qualsiasi strategia efficace per la riduzione della povertà e per uno sviluppo economico sostenibile ».
Tutti traggono vantaggio dall’eliminazione della discriminazione sul lavoro : gli individui le imprese e la società nel suo insieme.
Secondo il rapporto dell’ILO, l’ambiente di lavoro rappresenta il punto di partenza strategico per la lotta alla discriminazione.
Le leggi che vietano la discriminazione sono indispensabili ma non sufficienti. Sono altrettanto necessarie le istituzioni efficaci nell’applicare leggi, misure concrete, servizi equi di educazione, formazione e impiego, nonché monitoraggi costanti dei progressi realizzati.
Per il Direttore generale Somavia non esiste una soluzione unica per raggiungere l’eguaglianza sul lavoro. « Il problema è diverso in ciascun paese e in ciascun gruppo. Inoltre, gli sforzi realizzati negli ultimi 50 anni non sono stati privi di ostacoli, né di insuccessi. Dobbiamo rimanere in costante allerta nei confronti di questo problema, adottare misure appropriate, e fare in modo che l’ora dell’eguaglianza arrivi il più presto possibile ».
Da questo punto di vista gli Stati hanno l’obbligo di vietare le pratiche discriminatorie, di stabilire leggi solide in materia, di dotarsi di istituzioni e politiche che promuovono la parità di opportunità nel lavoro. Le organizzazioni di imprenditori e di lavoratori, a loro volta, dovrebbero definire e contrastare con maggiore decisone le pratiche discriminatorie sul posto di lavoro.
[Accedere al testo integrale]
|