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Ginevra, Svizzera. Sede dell’ILO - foto M. Crozet, © ILO
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Si sono conclusi i lavori della 91a Conferenza dell’Organizzazione internazionale del Lavoro che ha registrato dibattiti particolarmente interessanti sullo sradicamento della povertà attraverso il lavoro e il lancio di una « Campagna globale per la sicurezza sociale ».
Sulla prima questione, il Direttore generale dell’ILO Juan Somavia ha rimarcato « il legame mancante nella lotta mondiale contro la povertà » nel suo rapporto presentato all’attenzione dei delegati. Il rapporto Working out of poverty evidenzia la situazione insostenibile di 3 miliardi di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno, di cui un terzo al di sotto dalla soglia di 1 dollaro. Dalla tragedia della povertà, ha detto Somavia, si può uscire solo attraverso l’adozione di politiche in grado di creare nuove opportunità di lavoro e con programmi di protezione sociale che superino qualsiasi forma di discriminazione. È questa oggi la grande sfida che attende il multilateralismo.
Fra gli strumenti analitici, politici e operativi proposti dagli oratori intervenuti per porre fine alla povertà sono stati indicati la creazione di fondi per favorire la formazione, l’affermazione del lavoro dignitoso nel contesto di uno sforzo globale per ridurre la povertà, il miglioramento degli strumenti di ricerca, di promozione e di servizio nell’ambito di una riflessione sulla strategia globale dell’ILO mirante a rafforzare i meccanismi di attuazione dei programmi e d’integrazione delle politiche che pongano sempre al centro il tema dell’affrancamento dalla povertà attraverso il lavoro.
La Conferenza ha dedicato una seduta speciale alla situazione dei lavoratori nei territori arabi occupati. Nel dibattito, molto intenso, è emerso un ampio spettro di punti di vista da parte dei costituenti tripartiti internazionali dell’Organizzazione. Mentre hanno riconsciuto gli sforzi compiuti dall’ILO per rafforzare le potenzialità in Palestina, i diversi oratori hanno insistito sulla necessità di ampliare l’assistenza dell’ILO in materia di cooperazione tecnica per stimolare l’occupazione, lottare contro la povertà e rafforzare l’attività delle parti sociali e del Ministero del Lavoro dell’Autorità palestinese. I costituenti hanno inoltre espresso la speranza che la « road map » proposta dal quartetto composto da Nazioni Unite, Unione Europea, Stati Uniti e Russia dia un certo slancio agli sforzi politici per riportare la pace in questa regione.
Un altro aspetto di rilievo dei lavori della Conferenza è stato l’accordo raggiunto su una strategia globale in materia di salute e sicurezza sul lavoro, con il richiamo ad una azione mondiale « coerente e mirata » per ridurre il numero dei morti, dei feriti e dei malati nel mondo del lavoro.
La strategia globale approvata da governi, imprenditori e lavoratori verrà attuata con un piano d’azione appoggiato su due pilastri fondamentali : il primo prevede l’introduzione di una « cultura preventiva di sicurezza e di salute » per garantire il diritto ad un ambiente di lavoro salubre e sicuro. Il secondo consiste nello sviluppare una serie di strumenti integrati (« tool box ») sulla sicurezza e la salute per aiutare i membri tripartiti dell’Organizzazione ad attuare questa strategia.
Nel corso della Conferenza è stata esaminata la nuova convenzione sui documenti d’identità dei marittimi che sostituisce la convenzione (n. 108) dell’ILO adottata nel 1958. La nuova convenzione stabilisce un sistema di identificazione più rigoroso allo scopo di proteggere meglio i marittimi contro il terrorismo, garantire agli 1,2 milioni di marittimi nel mondo la libertà di movimento necessaria al loro benessere e alla loro attività professionale, e, più in generale, facilitare il commercio internazionale.
Di fronte alle maggiori preoccupazioni per la sicurezza nei porti conseguenti agli attentati dell’11 settembre, la nuova identificazione dei marittimi dovrebbe contribuire a rafforzare la sicurezza internazionale.
Altre tematiche di rilievo affrontate sono state quelle relative alle « relazioni di lavoro » per la quali è stata richiesta l’elaborazione di una nuova raccomandazione che tenga conto della diversità delle tradizioni e dei sistemi di relazioni economiche, sociali, giuridiche e professionali e che preveda una particolare attenzione alle situazioni di lavoro anomale in cui occorre garantire maggiori protezioni, e lo stato dell’applicazione delle norme in diversi paesi tra i quali Myanmar, Camerun, Belarus, Libia, Mauritania e Zimbabwe.
Nel suo intervento alla plenaria della Conferenza il 9 giugno, il Direttore generale dell’Ufficio internazionale del Lavoro ha fatto appello alle autorità del Myanmar ad adottare misure immediate per la liberazione di Aung Sun Kyi e dei suoi seguaci, garantendo la loro libertà, nonché a proseguire la collaborazione del governo con l’ILO per porre fine al lavoro forzato nel loro paese.
Una seduta speciale dei lavori della Conferenza è stata dedicata al tema della discriminazione sul luogo di lavoro. Il dibattito ha preso spunto dal rapporto dell’Ufficio internazionale del Lavoro intitolato Time for equality at work (« L’ora dell’uguaglianza sul lavoro »), ed ha evidenziato come sia importante fornire una base giuridica per la lotta contro la discriminazione, visto che, malgrado gli sforzi compiuti per decenni, le donne e le minoranze razziali o etniche devono fare ancora molta strada per godere dell’uguaglianza in materia di opportunità di lavoro e di trattamento.
Come l’anno scorso, il 12 giugno è stata celebrata la « Giornata mondiale contro il lavoro minorile », con la partecipazione della Regina Rania di Giordania che ha lanciato al mondo un appello « a darsi la mano » per combattere il traffico dei bambini. La regina hascemita ha sottolineato in particolare che questo traffico rappresenta un giro di miliardi di dollari nel quale vengono sottoposti ad una forma moderna di schiavitù milioni di bambini nel mondo. Secondo le stime dell’ILO sono quasi 1,2 milioni i bambini vittime del traffico ogni anno.
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