L’ILO avverte che la crisi economica potrebbe generare fino a 22 milioni di donne disoccupate in più nel 2009, minacciando le conquiste per l’uguaglianza sul lavoro e in famiglia
Giovedì 5 marzo 2009 = ILO/09/15
GINEVRA (Notizie dall’ILO) – Secondo il Rapporto annuale dell’ILO sulle Tendenze globali dell’occupazione femminile (Global Employment Trends for Women1) , pubblicato oggi, la crisi economica mondiale potrebbe portare ad un aumento del numero delle donne disoccupate di 22 milioni nel 2009. Il rapporto aggiunge anche che la crisi mondiale dell’occupazione potrebbe peggiorare considerevolmente con l’aggravarsi della recessione nel 2009.
L’ILO ha inoltre affermato che la crisi economica globale creerà nuovi ostacoli nel percorso verso una crescita sostenibile e socialmente giusta, rendendo più difficile per le donne l’accesso al lavoro dignitoso, e lancia un appello affinché si ricerchino “soluzioni creative” per affrontare la disuguaglianza di genere.
Il rapporto Global Employment Trends for Women è stato pubblicato in vista della Giornata internazionale delle donne che sarà celebrata il 6 marzo nella sede dell’ILO a Ginevra.
Il rapporto segnala che, nel 2008, su 3 miliardi di persone che lavoravano nel mondo, 1,2 miliardi erano donne (40,4%). Aggiunge poi che nel 2009 il tasso di disoccupazione femminile potrebbe raggiungere il 7,4% contro il 7% di quello maschile.
Secondo il rapporto, l’impatto della crisi economica sugli uomini e sulle donne in termini di tasso di disoccupazione rischia di essere più nefasto per queste ultime rispetto agli uomini nella maggior parte delle regioni del mondo e soprattutto in America Latina e nei Caraibi.
Le uniche regioni in cui il tasso di disoccupazione dovrebbe essere meno negativo per le donne sono l’Asia orientale, le economie industrializzate, i paesi del Sud-Est Europeo (non UE) e la CSI in cui le disuguaglianze di genere erano minori, in termini di opportunità di lavoro, già prima della crisi attuale.
Le previsioni per il 2009 mostrano una contrazione del mercato del lavoro globale sia per gli uomini che per le donne. L’ILO stima che il tasso di disoccupazione globale potrebbe attestarsi fra il 6,3% ed il 7,1%, con un tasso di disoccupazione femminile fra il 6,5% ed il 7,4% (per gli uomini fra il 6,1% ed il 7%). Ciò si tradurrebbe in un aumento di nuovi disoccupati nel mondo in una cifra compresa tra i 24 e i 52 milioni, di questi dai 10 ai 22 milioni sarebbero donne.
Allo stesso tempo, l’ILO prevede che nel 2009 il tasso globale di posti di lavoro vulnerabili2 potrebbe variare dal 50,5% al 54,7% per le donne, contro il 47,2% e 51,8% per gli uomini. Ciò conferma che, se da un lato ancora oggi la vulnerabilità pesa maggiormente sulle donne, la crisi sta spingendo sempre più uomini verso posti di lavoro vulnerabili rispetto al 2007.
Conseguenze e misure politiche
« Tasso di occupazione più basso, minor controllo sulla proprietà e sulle risorse, maggiore concentrazione in forme di occupazione informali e vulnerabili con basse retribuzioni e scarsa protezione sociale, tutto ciò mette le donne in una posizione più debole rispetto agli uomini nell’affrontare la crisi », afferma Jan Hodges, Direttrice dell’Ufficio dell’ILO per l’uguaglianza di genere e aggiunge, « Le donne possono far fronte a questa situazione lavorando più ore o facendo molteplici lavori a basso reddito, ma devono comunque far fronte agli impegni domestici non retribuiti ».
Il Direttore Generale dell’ILO Juan Somavia ha affermato che l’uguaglianza di genere dovrebbe essere un principio chiave in tutte le risposte politiche alla crisi in quanto le ripercussioni della crisi economica e finanziaria vanno ben al di là dell’importanza delle donne nel mondo del lavoro; esse hanno un impatto sulla stabilità della società nel suo insieme se si tiene conto dei diversi ruoli ricoperti dalla donna.
Nel suo messaggio in occasione della Giornata internazionale delle donne, Somavia ha dichiarato: « La disuguaglianza di genere nel mondo del lavoro è presente da sempre, ma rischia di essere aggravata dalla crisi. In un periodo di difficoltà economica, le donne spesso subiscono le conseguenze negative più rapidamente e godono dei benefici della ripresa più tardi. Già prima della crisi, la maggioranza delle donne attive lavoravano nell’economia informale con basse retribuzioni e una scarsa protezione sociale ».
Somavia ha citato una serie di misure politiche che potrebbero contribuire a riequilibrare il carico che pesa sulle donne e a far fronte alle conseguenze della globalizzazione. Ad esempio, l’accesso a lavori sostenibili e di qualità sia per gli uomini che per le donne, l’estensione della protezione sociale fra cui i sussidi di disoccupazione e schemi assicurativi che riconoscano la posizione vulnerabile delle donne nel mercato del lavoro, un dialogo sociale con la partecipazione attiva delle donne nei processi decisionali.
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