Comunicato stampa
Lunedì 8 marzo 2004
( OIL/04/09 )
GINEVRA (Notizie dallOIL) Ginevra (notizie dallOIL) Mentre le donne sono sempre più numerose nella forza lavoro mondiale, la disoccupazione femminile rimane più alta di quella maschile, i redditi delle donne sono inferiori a quelli degli uomini, le donne costituiscono il 60 percento dei 550 milioni di lavoratori poveri nel mondo. È quanto indicato da un nuovo rapporto dellUfficio internazionale del Lavoro intitolato Global employment trends for women 20041, pubblicato in occasione della Giornata internazionale delle donne.
Secondo unaltro rapporto intitolato Breaking through the glass ceiling. Women in management. Updated 20042 che analizza delle tendenze nello sforzo delle donne per « andare oltre il tetto di cristallo », il tasso di donne che riescono a superare linvisibile barriera simbolica sulla strada dei posti di alta responsabilità rimane « lento, disuguale e talvolta scoraggiante ».
Secondo Juan Somavia, Direttore generale dellUfficio internazionale del Lavoro, « Da questi due rapporti emerge unimmagine fosca della condizione delle donne nel mondo del lavoro oggi. Occorre che le donne abbiano delle possibilità uguali a quelle degli uomini per salire in cima alla scala delle responsabilità. Finché non si registreranno progressi per fare uscire le donne dalla povertà, creando posti di lavoro produttivi e dignitosi, lObbiettivo del millennio di dimezzare la povertà entro il 2015 rimarrà fuori portata nella maggior parte delle regioni del mondo ».
Secondo il rapporto intitolato Global employment trends for Women 2004 che analizza loccupazione femminile dipendente, il numero delle donne che lavorano è più alto di quanto è mai stato nel passato. Per il 2003, sui 2,8 miliardi di lavoratori nel mondo, 1,1 miliardo è costituito da donne (il 40 percento), con un aumento di quasi 200 milioni di donne occupate al livello mondiale per gli ultimi 10 anni3.
Tuttavia, la crescita esponenziale della forza lavoro femminile non è stata accompagnata da una responsabilizzazione socio-economica delle donne, né da un reddito uguale per un lavoro uguale, o da benefici equilibrati atti a mettere le donne in condizioni di parità con gli uomini in quasi tutte le occupazioni. « In definitiva, rimane tuttora fuori portata la vera uguaglianza nel mondo del lavoro ».
Secondo lo stesso rapporto, mentre dal 1993 è diminuito in tutto il mondo il divario tra numero di uomini e di donne nella forza lavoro (somma degli occupati e dei disoccupati), questa diminuzione registra numerose variazioni. Nelle economie in transizione, e in Asia dellEst, il divario è ormai quasi colmato : per ogni 100 lavoratori uomini, si registrano rispettivamente 91 e 83 lavoratrici. In altre regioni invece quali il Medio Oriente, lAfrica del Nord o lAsia del Sud, si registrano sole 40 donne economicamente attive ogni 100 uomini.
Nel 2003, al livello mondiale, la disoccupazione femminile era di poco superiore a quella maschile (rispettivamente 6,4 e 6,1 percento), lasciando senza lavoro 77,8 milioni di donne desiderose di lavorare e alla ricerca di un lavoro. Solo in Asia dellEst e in Africa subsahariana si è registrato un tasso regionale di disoccupazione maschile superiore a quello femminile (rispettivamente 3,7 e 2,7 percento in Asia dellEst ; 11,8 e 9,6 percento in Africa subsahariana).
In America latina e nei Caraibi, il tasso di disoccupazione femminile era del 10,1 percento contro 6,7 percento per gli uomini, mentre nel Medio Oriente e in Africa del Nord, il tasso di disoccupazione femminile era del 16,5 percento, 6 punti percentuali al di sopra del tasso maschile. Per i giovani in generale, ma soprattutto per le giovane donne di età compresa tra i 15 e i 24 anni, la difficoltà a trovare un lavoro è ancora più grande, con 35,8 milioni di giovane donne disoccupate nel mondo.
Secondo il rapporto Global employment trends for Women 2004, le donne hanno minori possibilità degli uomini di ricevere un reddito regolare tramite un posto di lavoro remunerato. Perciò sono maggiormente le donne a confluire nel settore informale (in particolare nellagricoltura) con scarsa protezione sociale e con alto grado di vulnerabilità.
Inoltre, sui 550 milioni di lavoratori poveri persone che, insieme alle loro famiglie, non dispongono di più di 1 dollaro statunitense al giorno per vivere 330 milioni sono donne, ovvero il 60 percento. Andrebbero creati 400 milioni di posti di lavoro dignitosi per garantire alle donne disoccupate e alle lavoratrici povere un modo di uscire dalla povertà.
Secondo lo stesso rapporto : « Finché non verrà compiuto nessun progresso per strappare le lavoratrici povere alla loro indigenza, creando delle opportunità di lavoro produttivo e remunerativo in condizioni di libertà, di sicurezza e di dignità umana, e garantendo loro la possibilità di uscire dalla povertà tramite il proprio lavoro, non si raggiungerà lObbiettivo del millennio di dimezzare la povertà entro il 2015 nella maggior parte delle regioni del mondo ».
Viene inoltre segnalato dal rapporto che « in ognuna delle occupazioni esaminate », le donne guadagnano meno degli uomini. Nella maggior parte delle economie, le donne guadagnano circa il 90 percento o meno di quello che guadagnano i loro colleghi maschi, perfino in occupazioni « tipicamente femminili » quali infermiere o insegnante, oppure in occupazioni altamente qualificate quali la contabilità o la programmazione informatica.
Secondo Juan Somavia : « Sarà possibile creare dei posti di lavoro dignitosi e in numero sufficiente per le donne solo se i governi metteranno loccupazione al centro delle politiche sociali ed economiche e riconosceranno che le sfide che devono fronteggiare le donne sul lavoro sono superiori di gran lunga a quelle poste agli uomini. Aumentare il reddito delle donne e garantire loro maggiori opportunità permette ad intere famiglie di uscire dalla povertà e contribuisce al progresso economico e sociale ».
Tuttora intatto il tetto di cristallo
Secondo laltre rapporto intitolato Breaking through the glass ceiling. Women in management. Updated 20042 : « Nonostante le statistiche mondiali segnino un incremento del numero delle donne ai posti di direzione, questo progresso, segnato da disuguaglianze, avviene con una lentezza talvolta scoraggiante ».
Dal 2001 non si è registrata una evoluzione significativa della situazione generale delloccupazione femminile. La proporzione delle donne professioniste è cresciuta dello 0,7 percento tra il 1996 e il 1999, come pure tra il 2000 e il 2002. Con un tasso di donne ai posti di direzione compreso tra il 20 e il 40 percento in 60 paesi, si evince che le donne sono fortemente sottorappresentate comparativamente al loro tasso generale di occupazione.
Nel mondo politico, rimane basso il numero delle donne elette nei parlamenti nazionali, con un aumento dal 13 percento al 15,2 percento tra il 1999 e il 2003. Si registra tuttavia un aumento recente del numero delle donne in settori finora tradizionalmente riservati agli uomini quali gli affari esteri, le finanze e la difesa.
Il tasso generale di donne professionisti nel 2000-2002 è stato più alto in Europa dellEst e nella Confederazione degli Stati indipendenti, come conseguenza maggiormente delle politiche a lungo termine di sostegno al lavoro delle donne con bambini. In Asia del Sud e nel Medio Oriente, la proporzione, molto inferiore, delle donne professionisti si aggira intorno al 30 percento o meno, a causa principalmente del modo nel quale la società ambiente considera tradizionalmente il lavoro femminile, e anche dal fatto che molte donne danno la priorità alle responsabilità familiari.
In generale, si registra un tasso più alto di donne ai posti di direzione nei paesi dellAmerica del Nord, dellAmerica del Sud e dellEuropa dellEst che non in Asia dellEst, in Asia del Sud e nel Medio Oriente. Secondo il rapporto tuttavia, « nei settori tradizionalmente femminili nei quali si conta un maggior numero di donne ai posti di direzione, si registra un numero sproporzionato di uomini nei posti di responsabilità, mentre nei settori tradizionalmente riservati agli uomini, sono poche le donne a rivestire posizioni di responsabilità ».
In questa situazione fa eccezione lalto tasso di donne ai posti importanti nei servizi giuridici di alcuni paesi. Nel 2001-2002, oltre il 50 percento dei giudici in sei paesi dEuropa dellEst (Croazia, Estonia, Lituania, Repubblica Ceca, Romania, Ungheria) sono donne, come pure il 35 percento dei principali giudici in Polonia. Allinizio del 2003, 10 dei 18 giudici eletti alla Corte criminale internazionale erano donne.
Secondo Linda Wirth dellILO di Ginevra, curatrice del rapporto : « Per le donne, risulta sempre più difficile ottenere un lavoro di alto livello che non di retrocedere nella gerarchia. A stare qua e là in prima pagina sono solo una manciata di donne che sono riuscite a sfondare. Dal punto di vista statistico, queste donne non rappresentano più di qualche punto percentuale degli alti posti di direzione. In linea di massima, tuttora, più si sale nella gerarchia di unorganizzazione, più rare sono le donne ».
Tuttavia, non tutte le notizie sono cattive. Secondo il rapporto, alcuni imprenditori stano cambiando atteggiamento. Nel mondo degli affari si comincia a capire che, tramite lattuazione di politiche a favore della famiglia, laccesso più agevole alla formazione nonché il potenziamento dei sistemi di consulenza, mentre il personale femminile viene incoraggiato a rimanere nellazienda, può altresì crescere la produttività. Anche i governi e i sindacati stano promuovendo una riforma delloccupazione e della legislazione sociale che garantisca alle donne con bambini il loro livello di responsabilità, i loro benefici e la loro capacità di reddito.
1 Global employment trends for women 2004, Ginevra, 2004, testo inglese disponibile in rete alla pagina : http://www.ilo.org/public/english/employment/strat/stratprod.htm
2 Breaking through the glass ceiling. Women in management. Updated 2004, Ginevra, 2004, ISBN 9221155234.
3 Non viene studiato nel rapporto il lavoro non rimunerato effettuato dalle donne in casa. Questo punto viene esaminato nel volume Care work. The quest for security, Ginevra, 2002, xviii-261 p., ISBN 9221114023 (20,00 ).
| Ultima modifica: 02.04.2008 | ^ top |