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Comunicati stampa - Indice

Comunicato stampa

La Commissione mondiale lancia un appello a cambiare la globalizzazione1

Martedì 24 febbraio 2004
( OIL/04/07 )

copertina

GINEVRA (Notizie dall’OIL) — « La globalizzazione, può e deve essere cambiata attraverso un percorso di equità che non escluda nessuno ». È questa la conclusione del rapporto presentato oggi dalla « Commissione mondiale sulla dimensione sociale della globalizzazione » all’Organizzazione internazionale del Lavoro. 

Il rapporto2 intitolato A fair globalization. Creating opportunities for all lancia un appello a favore di un ripensamento urgente delle politiche attuali e delle istituzioni di governo globale. Il rapporto riconosce che « è immenso il potenziale della globalizzazione per prospettive positive fondate su società ed economie aperte, ed uno scambio più libero dei beni, delle idee e delle conoscenze ».

Tuttavia, « Il funzionamento attuale dell’economia globale presenta delle disparità molto radicate e persistenti, inaccettabili da un punto di vista etico e politicamente insostenibili. Vista con gli occhi della stragrande maggioranza delle donne e degli uomini, la globalizzazione non è tuttora venuta incontro alle loro semplici e legittime aspirazioni ad un lavoro dignitoso e ad un futuro migliore per i loro figli ».

« Cresce pertanto la preoccupazione riguardo la direzione attuale della la globalizzazione. I vantaggi portati dalla globalizzazione sono fuori portata per molti, ed i rischi sono preoccupatamente reali. Rimane diffusa la corruzione. Le società aperte subiscono la minaccia del terrorismo ; il futuro dei mercati aperti viene sempre di più messo a repentaglio. Il governo globale è in crisi. Siamo giunti ad un punto critico : diventa urgente ripensare le nostre politiche attuali e le nostre istituzioni ».

Secondo Juan Somavia, Direttore generale dell’Ufficio internazionale del Lavoro e promotore della Commissione, è la prima volta che si è attuato un approccio sistematico sulla dimensione sociale della globalizzazione. La Commissione è stata concepita dall’ILO allo scopo di individuare una base comune per avanzare nuove proposte su tematiche oggetto oggi di « monologhi paralleli » o « dialoghi tra sordi ». « Questa Commissione fornisce un messaggio di speranza chiaro e di buon senso », afferma sempre Somavia. « Arrivare ad una globalizzazione equa, e che non escluda nessuno, è difficile ma possibile e rappresenta una priorità a livello mondiale ».

Il Direttore generale dell’ILO afferma che i 26 membri della Commissione3 – composta da un Premio Nobel in economia, da politici, parlamentari, esperti in tematiche sociali ed economiche e rappresentanti del mondo degli affari e delle imprese multinazionali, delle organizzazioni di lavoratori, del mondo accademico e della società civile – sono « largamente rappresentativi dei diversi attori dagli interessi contraddittori e degli argomenti che caratterizzano oggi la globalizzazione. Tutti i membri hanno accettato la sfida di analizzare gli effetti della globalizzazione e fornire una serie di proposte per ridurne gli squilibri »2. « Il rapporto non offre soluzioni miracolose o semplicistiche, anche perché non esistono. È invece un tentativo per aiutare ad interrompere l’attuale situazione di impasse e far luce sui bisogni e sulle aspirazioni delle persone ed infine tracciare i percorsi da seguire per canalizzare meglio i potenziali della globalizzazione stessa. »

Al fine di raggiungere una globalizzazione equa e che non esclude nessuno, la Commissione indica una serie di misure coordinate per migliorare governo e responsabilità ai livelli nazionale ed internazionale. Tali misure includono regole più eque in materia di commercio, investimento, finanza e migrazione internazionale, che prendano in considerazione gli interessi, i diritti e le responsabilità di tutti ; misure mirate alla promozione delle norme fondamentali del lavoro e al mantenimento di un livello minimo di protezione sociale nell’economia globale ; nuovi sforzi per una mobilitazione delle risorse internazionali al fine di  aumentare le capacità e raggiungere gli obiettivi per lo sviluppo del millennio. La Commissione afferma che una globalizzazione equa dipende anche da un migliore governo in ogni paese, e indica quali siano le priorità delle politiche nazionali, locali e regionali che potrebbero favorire la partecipazione attiva delle persone nelle opportunità offerte dalla globalizzazione.

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La Commissione raccomanda inoltre che « un lavoro dignitoso per tutti dovrebbe rappresentare un obiettivo globale ed essere raggiunto attraverso politiche nazionali ed internazionali complementarie ». Orientare il bisogno verso un’accelerazione della creazione di occupazione in tutti i paesi aiuterebbe a ridurre ovunque le tensioni sociali ed i conflitti economici.

Una delle  ragioni per cui gli obiettivi sociali, quali l’occupazione, non riescono a costituire una priorità di livello globale è rappresentata dal fatto che le organizzazioni internazionali con diversi mandati non collaborano sufficientemente  tra di loro ; per questa ragione  la Commissione raccomanda che vengano promosse dalle organizzazioni internazionali competenti « iniziative per la coerenza delle politiche » al fine di sviluppare politiche più equilibrate in sinergia tra di loro. L’obiettivo dovrebbe essere quello di sviluppare, progressivamente, proposte di politica integrata su argomenti specifici che equilibrino interessi economici, sociali ed ambientali. Una delle  prime iniziative dovrebbe riguardare la questione della crescita globale, dell’investimento e della creazione di occupazione e dovrebbe coinvolgere organismi competenti delle Nazioni Unite, la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale, l’Organizzazione mondiale del Commercio e l’Organizzazione internazionale del Lavoro. Altre priorità  sarebbero la parità tra uomini e donne e la responsabilizzazione delle donne ; l’educazione ; la sanità ; la sicurezza alimentare ; l’habitat.

Secondo i co-presidenti della Commissione, la Signora Tarja Halonen, presidente della Finlandia e Benjamin William Mkapa, presidente della Tanzania : « una globalizzazione migliore è la chiave per una vita migliore e più sicura nel mondo nel XXI secolo. Il nostro è un messaggio critico, ma al tempo stesso positivo al fine di cambiare l’andamento attuale della globalizzazione. Siamo convinti che i suoi benefici possono estendersi ad un numero maggiore di persone ed essere ripartiti in modo più equo tra i diversi paesi e all’interno di essi, con un maggior numero di soggetti  che influenzino il corso del processo. Le risorse e i mezzi per raggiungere tale scopo sono a portata di mano. Per quanto ambiziose, le nostre proposte sono realizzabili. Siamo certi che un mondo migliore è possibile. »


Punti di vista divergenti e voci convergenti

Le conclusioni della Commissione sono che « l’attuale processo della globalizzazione sta generando situazioni di squilibrio tra i paesi e all’interno di essi. Si sta creando ricchezza, ma troppi paesi e persone non hanno accesso a questi benefici ». Lavoro e occupazione rappresentano i punti nodali per ogni strategia mirata ad allargare i benefici della globalizzazione, considerato che il numero dei disoccupati nel mondo è di oltre 185 milioni di persone, la cifra più alta mai raggiunta.

Attraverso 26 « dialoghi » aperti in più di 20 paesi, la Commissione non ha semplicemente cercato di tracciare un quadro dei fatti, ma ha anche provocato riflessioni  su svariate questioni divergenti e spesso critiche. Particolari dibattiti sono stati aperti specialmente per mettere in luce le prospettive emerse dal mondo degli affari, del lavoro e della società civile.

Nel caleidoscopio delle opinioni emerse dai dialoghi è emerso il senso di insicurezza in merito all’occupazione. Secondo un partecipante proveniente dalle Filippine, « che beneficio può trarsi da una globalizzazione che riduce il prezzo delle scarpe del bambino, se poi questo costa al padre il suo posto di lavoro ? » Altre persone si sono anche espresse sulla necessità di uno Stato più efficiente.

Secondo un partecipante del Costa Rica, « c’è una crescente sensazione che si vive in un mondo altamente vulnerabile a cambiamenti che non possiamo controllare, un crescente senso di fragilità tra gente comune, paesi e intere regioni ». Ed un altro partecipante dell’Egitto, mentre si faceva il punto sulle potenzialità della globalizzazione, ha aggiunto : « stavamo dormendo sulla riva  quando una grossa ondata è sopraggiunta ».

I problemi causati dai fenomeni migratori hanno poi costituito un argomento di particolare preoccupazione. Oltre alla « fuga dei cervelli », che ha minato gli sforzi per realizzare capacità nazionali, alcuni partecipanti hanno fatto notare che migranti poveri provenienti da tutte le regioni, spesso si trovano coinvolti – in particolare quando si tratta di donne – nell’economia illegale dei paesi di destinazione.

In ogni parte del mondo, una integrazione regionale è stata considerata come la strada da percorrere per una globalizzazione più equa e che non escluda nessuno e sono state ripetute espressioni di sostegno per le Nazioni Unite come istituzione più idonea nel rispondere alle sfide della globalizzazione.  

La Commissione ha affermato che la maggior parte dei partecipanti, durante i dibattiti, era dell’opinione che si possono trovare soluzioni, e molti erano già attivamente impegnati nella ricerca e la promozione di esse.

Durante un dibattito in Tanzania molti partecipanti hanno sottolineato che « Il mondo esterno può fare a meno di noi, noi non possiamo fare a meno di esso ». Per un partecipante al dibattito in Polonia, « se la globalizzazione fosse un fiume, occorrerebbe costruire delle dighe per produrre energia ».


Le raccomandazioni della Commissione

Una globalizzazione equa richiede miglioramenti in materia di governo sia al livello nazionale che internazionale. Gli attori pubblici e privati nei paesi, di qualunque livello di sviluppo essi siano, devono essere democraticamente responsabili delle politiche attuate e delle azioni intraprese.

Il primo requisito è quello del rispetto, da parte delle nazioni, dei bisogni e degli interessi degli altri paesi nel formulare le politiche interne. Il rapporto evidenzia la particolare responsabilità di quei paesi di maggiore importanza decisionale, in seno agli organismi internazionali, nel prendere in considerazione tutti gli interessi e nel rispettare i propri impegni internazionali.

Solo se i principi di base della democrazia, dell’equità sociale, dei diritti dell’uomo e delle norme di legge sono rispettati all’interno dei paesi, saranno ripartiti ampiamente i benefici del globalizzazione e controllati gli effetti contrari. In pari modo, le istituzioni sane sono tenute a promuovere opportunità ed azione in un’economia di mercato efficiente.

Un passaggio fondamentale da realizzare è l’assorbimento della vasta economia informale nell’economica formale attraverso un processo che stabilisca e rispetti i diritti di proprietà ed i diritti dei lavoratori.

Realizzare inoltre le politiche locali fondate sulla difesa dei diritti di espressione, cultura e identità, e sviluppare delle capacità produttive risulta decisivo per poter competere nell’economia globale. Considerato che per la maggior parte delle persone, ciò che accade nel proprio lavoro e nell’occupazione determina se la globalizzazione rappresenta un beneficio o un danno, il rapporto sostiene che la promozione dell’occupazione e del lavoro dignitoso sia di importanza vitale e richiede un nuovo contratto sociale che riconosca gli interessi sia degli lavoratori che dei imprenditori.

Il rapporto mette l’accento su una serie di mezzi e strumenti alla portata dei governi e degli attori sociali all’interno dei paesi, per consentire ai cittadini una partecipazione più concreta ai benefici della globalizzazione.


Regole e politiche eque

Nelle sue principali raccomandazioni, la Commissione dichiara che le regole e le politiche globali sul commercio e la finanza devono lasciare più ampio spazio per l’autonomia dei paesi in sviluppo in materia di politiche e aggiunge : « Questo fatto è essenziale per lo sviluppo di politiche e di accordi istituzionali più consoni al livello di sviluppo e alle caratteristiche specifiche di questi paesi. Vanno riviste le regole esistenti che limitano indebitamente le scelte politiche di questi paesi mirate all’aumento della crescita agricola e dell’industrializzazione e al mantenimento della stabilità finanziaria ed economica ».

«  Occorre che le politiche delle organizzazioni internazionali e dei paesi donatori rinuncino decisamente a porre delle condizioni esterne alla definizione, da parte di paesi in sviluppo, delle proprie politiche ».


Altre raccomandazioni del rapporto :