Comunicato stampa
Giovedì 22 gennaio 2004
( OIL/04/01 )
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GINEVRA (Notizie dallOIL) Esce oggi il Global employment trends 2004 report1, il rapporto sulle tendenze delloccupazione nel mondo pubblicato ogni anno dallUfficio internazionale del Lavoro. Secondo il rapporto, nel 2003 il numero dei disoccupati nel mondo ha raggiunto i 185,9 milioni. Il tasso di disoccupazione si mantiene ad un livello record, colpendo ancora più fortemente i giovani, nonostante una ripresa della crescita economica dopo due anni di calo. Lanalisi prudentemente ottimistica dellOIL suggerisce che la ripresa economica iniziata nella seconda metà del 2003 sembra mitigare il deterioramento della situazione occupazionale mondiale. Se la ripresa economica prosegue, gli effetti positivi sul mercato del lavoro potrebbero protrarsi nel 2004. |
Secondo Juan Somavia, Direttore generale dellUfficio internazionale del Lavoro, « È ancora troppo presto per dire che il peggio è alle nostre spalle. Tuttavia, se le stime sulla crescita mondiale e sulla domanda interna si manterranno ai livelli attuali o aumenteranno, la situazione mondiale delloccupazione nel 2004 potrebbe migliorare ».
« Quello che ci desta preoccupazione è che, se la ripresa dovesse rallentare e di conseguenza la speranza di veder crescere il numero di posti di lavoro qualitativamente migliori dovesse venir meno, molti paesi nel mondo non riuscirebbero a dimezzare la povertà entro il 2015, dunque non sarebbero in grado di raggiungere gli Obiettivi di sviluppo per il millennio fissati dallONU. Questa tendenza può essere invertita e la povertà può essere ridotta solo se i responsabili della politica e delleconomia cominciano a considerare politiche per il rilancio delloccupazione allo stesso livello delle politiche macroeconomiche ».
Ecco alcuni dati del rapporto di questanno :
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Situazione regionale
Secondo il rapporto dellOIL laumento della disoccupazione e della sottoccupazione nella prima metà del 2003 è imputabile alla lentezza della ripresa economica nel mondo industrializzato, alle conseguenze della SARS sulloccupazione in Asia, nonché agli effetti dei conflitti armati che hanno fortemente pesato sulloccupazione nel settore dei viaggi e del turismo. Con larginare dellepidemia di SARS e i cospicui aumenti del PIL nella seconda metà del 2003 si è registrato un pur lieve aumento delloccupazione.
Il cauto ottimismo del rapporto dellOIL in termini di crescita economica mondiale per il 2004 lascia sperare che la crescita della domanda nel mondo industrializzato, laumento del commercio internazionale e il conseguente rilancio della domanda interna potrebbero condurre ad una certa schiarita della situazione delloccupazione.
« In America latina e nei Caraibi, nel Medio Oriente, in Africa del Nord e nelle economie in transizione (crescita prevista oltre il 4 percento), in tutte le regioni dellAsia (7,1 percento in Asia dellEst ; 4,5 percento in Asia del Sud Est ; 5,8 percento in Asia del Sud) e in Africa subsahariana (poco sotto il 5 percento), il tasso di crescita previsto dovrebbe dimostrarsi sufficiente a creare nuove possibilità di occupazione ».
Dopo il rallentamento delleconomia che ha caratterizzato gli scorsi anni, le regioni industrializzate registrano una ripresa, soprattutto nella seconda metà del 2003. Al rilancio della crescita del PIL negli Stati Uniti non corrisponde però la creazione di posti di lavoro che è rimasta molto contenuta con un tasso di disoccupazione che continua ad aggirarsi intorno al 6 percento. Per quanto riguarda lUnione Europea, in alcuni paesi, malgrado una debole crescita del PIL (1,5 percento), levoluzione del mercato del lavoro è stata positiva. I dati mostrano segni positivi anche per quanto riguarda leconomia nipponica che sembra finalmente riemergere da una crisi di lunga durata. Tuttavia, servirà ancora del tempo prima che il Giappone possa tornare al basso tasso di disoccupazione dei primi anni novanta, inferiore al 3 percento.
Per far calare i tassi di disoccupazione registrati attualmente nei Paesi industrializzati, sarebbe necessario, da un lato, che la crescita del PIL negli Stati Uniti si traducesse in nuovi posti di lavoro e, dallaltro, che, in Europa, la proporzione delle persone occupate nella popolazione in età lavorativa continuasse ad aumentare.
Più colpite dal rallentamento delleconomia mondiale nel 2001 sono state lAmerica latina e i Caraibi, sia in termini di aumento della produzione che in termini di perdita di posti di lavoro, nonostante si avvistino segnali di ripresa nel 2003 (1,6 percento nel 2003 contro -0,1 nel 2002). Finora, la ripresa delloccupazione è stata molto lenta. Il tasso regionale di disoccupazione è sceso di 1 punto percentuale, il che sarebbe ricongiungibile alla ripresa in Argentina nonché al rallentamento dellaumento della forza lavoro.
Nonostante aumenti cospicui del tasso di crescita del PIL di oltre il 7 percento, lAsia dellEst registra un aumento della disoccupazione. In Asia del Sud Est invece, mentre nel 2003 è scesa in modo significativo la disoccupazione, è aumentato il tasso di partecipazione alla forza lavoro. In Asia del Sud, il tasso di disoccupazione è rimasto stabile nonostante una crescita del PIL pari al 5,1 percento. Di conseguenza, non tende a diminuire il numero dei lavoratori poveri in Asia del Sud, mentre aumenta il lavoro informale. In Asia dellEst si registrerà un lieve aumento della disoccupazione dovuto allalto numero di nuovi arrivi sul mercato del lavoro (oltre 6 milioni di persone ogni anno fino al 2015). LAsia del Sud Est ha la capacità di ridurre ulteriormente non solo la disoccupazione ma anche il numero di lavoratori poveri. La condizione tuttavia è che le economie con un altissimo indice di povertà riescano a sostenere un andamento del PIL e delloccupazione simile a quello raggiunto negli ultimi anni dalle economie più ricche della regione.
Anche il Medio Oriente e lAfrica del Nord sperimentano una crescente disoccupazione, con un tasso pari al 12,2 percento il tasso di disoccupazione più alto al mondo. Questo aumento è riconducibile sia alle grandi ristrutturazioni occupazionali nel settore pubblico che ad una forte crescita della forza lavoro. Unaltra causa della crescente disoccupazione, soprattutto nei paesi che generano flussi migratori, è lo sforzo di diverse economie del Golfo per sostituire i lavoratori stranieri con lavoratori nazionali. Secondo il rapporto dellOIL, le prospettive per il Medio Oriente e lAfrica del Nord rimangono cupe. Dipendenza dal prezzo del petrolio, incrementi della forza lavoro oltre le capacità dassorbimento delle economie locali, insufficienze nella qualità delle istituzioni pubbliche e alto tasso di povertà costituiscono altrettante minacce ad un reale miglioramento dei mercati del lavoro.
La lieve diminuzione del tasso di disoccupazione registrata in Africa subsahariana non è tuttavia sufficiente a migliorare la situazione dei lavoratori poveri. Inoltre, le conseguenze dellHIV/AIDS sui mercati del lavoro e la continua fuga dei cervelli toglie alla regione un capitale umano indispensabile, rendendo impossibile il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo per il millennio. Ad impedire maggiormente la crescita e lo sviluppo in Africa subsahariana è lalto numero dei lavoratori poveri sui quali pende lombra minacciosa dellepidemia di HIV/AIDS.
Dopo anni di aumento della disoccupazione dovuto ai cambiamenti economici, la tendenza sembra invertirsi nelle economie in transizione. Infatti, nel 2003 si registra una diminuzione della disoccupazione. Gli investimenti stranieri dovrebbero migliorare lievemente la situazione del mercato del lavoro. La forte domanda interna, laumento del commercio internazionale nonché il superamento dei problemi legati al processo di transizione, costituiscono altrettanti segni incoraggianti. Ancora una volta, lHIV/AIDS rappresenta una minaccia sempre più forte per lavvenire di alcune economie della regione.
Le basi di una crescita futura
Mentre leconomia mondiale ha registrato una crescita del PIL, non cè stato un aumento generale delloccupazione nel 2003. Questo andamento deve cambiare se si vuole conseguire lObiettivo di sviluppo per il millennio di dimezzare la povertà nel mondo entro il 2015.
Secondo il rapporto, « La sfida principale è di assorbire i 514 milioni di nuovi arrivi sul mercato del lavoro mondiale e ridurre il numero dei lavoratori poveri entro il 2015. Il modo nel quale la crescita del PIL si potrà tradurre in aumento delloccupazione nel 2004 e oltre dipende dagli sforzi dei responsabili della politica e della economia nel dare la priorità alle politiche delloccupazione e nel considerare queste politiche al pari delle politiche macroeconomiche ».
Inoltre, lOIL lancia ai responsabili della politica e delleconomia un appello a fronteggiare le seguenti sfide :
Tabella 1 Disoccupazione nel mondo, 1993, 1998, 2000-2003 (milioni)3
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Tabella 2 Tasso di disoccupazione per regione e per sesso, 2001-2003 (percento)4
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Tabella 3 Crescita economica (e proiezioni), 2000-2004 (variazione annuale, percento)5
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1 Global employment trends, Ginevra, 2004, ISBN 9221151077, testo integrale disponibile in rete.
2 Il rapporto del 2003 indicava inizialemente 180 milioni di disoccupati per il 2002. Questa cifra è stata rivista al rialzo per rispecchiare informazioni più recenti.
3 Fonte : OIL, Global employment trends 2004 ; vedere anche nota tecnica.
4 Le differenze tra numeri aggregati risultano della diversità delle tecniche di aggregazione e delle metodologie. Fonte : OIL, Global employment trends 2004 ; vedere anche nota tecnica.
5 Fonte : FMI (2003) ; OIL, Global employment trends 2004 ; vedere anche nota tecnica.
| Ultima modifica: 03.04.2008 | ^ top |