Comunicato stampa
Lunedì 1º settembre 2003
( OIL/03/40 )
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GINEVRA (Notizie dellOIL) È aumentata nel 2002 la produttività negli Stati Uniti, dove, per la prima volta su un lungo periodo (dopo la II Guerra mondiale) la produzione annua per lavoratore ha sorpassato quella dellEuropa e del Giappone, scavando ulteriormente il divario di produttività con il resto del mondo. È quanto dimostra un nuovo studio dellILO che viene pubblicato il giorno della festa del lavoro negli Stati Uniti. Nella terza edizione dei suoi Key indicators of the labour market (KILM) [« Indicatori chiave del mercato del lavoro »]1 lILO nota che questa differenza di produttività per lavoratore è imputabile in parte al fatto che il numero delle ore di lavoro in America è superiore a quello europeo. La media annuale ammonta a 1 825 ore circa negli Stati Uniti mentre nei maggiori paesi europei essa si colloca tra 1 300 e 1 800 ore. In Giappone, la media del tempo di lavoro annuo è scesa fino a raggiungere quasi il livello americano. |
Altri punti chiave del KILM sono :
Questa terza edizione dei KILM relativa al biennio 2002-2003 prende in considerazione 20 indicatori chiave del mercato del lavoro fra cui loccupazione, la disoccupazione, la sotto-occupazione, il tempo di lavoro, la produttività del lavoro, i tipi di attività economica e la situazione dei giovani e delle donne nel mercato del lavoro. Questa edizione dei KILM prende anche in considerazione la produttività nellagricoltura, facendo infatti notare che si tratta del settore che costituisce il principale datore di lavoro nei paesi in via di sviluppo. La nuova analisi suggerisce che lunico modo di raggiungere la riduzione della povertà risiede forse nellaumento della produttività e delloccupazione.
Dichiara Juan Somavia, Direttore generale dellILO : « Le tendenze mondiali dimostrano che non è sufficiente la sola crescita. Bisogna che laumento della produttività e della creazione di posti di lavoro diventino degli obiettivi fondamentali e che vengano attuate delle politiche atte a combinare questi obiettivi con quello del lavoro dignitoso ».
Produttività nel mondo
I KILM costituiscono lunico rapporto pubblicato da unorganizzazione internazionale contenente stime sulla produttività del lavoro nellinsieme delleconomia mondiale3. Gli indicatori segnano che la produzione per dipendente negli Stati Uniti è aumentata del 2,8 percento nel 2002 rapporto ai livelli del 20014 mentre il tasso di crescita registra una media del 2,2 percento nel corso dei sette ultimi anni. Questa cifra corrisponde al doppio del tasso di crescita registrato nello stesso periodo nella Unione Europea (UE) (1,2 percento) e in Giappone (1,1 percento). Secondo i KILM, la produzione per dipendente negli Stati Uniti è passata da una media di 59 081 dollari nel 2001 a una media di 60 728 dollari nel 2002. Lanno scorso, nei maggiori paesi della UE, laumento medio della produttività era dell1,1 percento, con una produzione per dipendente di 43 034 dollari. In testa era il Belgio con 54 338 dollari ; Francia e Irlanda stavano poco sopra i 52 000 dollari mentre la Germania segnava 42 463 dollari (vedere fig. 11).
Si è registrata in Grecia una crescita della produttività del lavoro superiore a quella degli Stati Uniti (4,1 percento). Allo stesso tempo lIrlanda ha raggiunto un livello di produttività di 52 486 dollari per dipendente, segnando un aumento del 2,2 percento in rapporto al 2001 e portandosi quindi al livello di Stati Uniti, Francia e Belgio.
Dalla metà degli anni 90 la produzione per ora lavorata è superiore in Norvegia, Francia e Belgio che negli Stati Uniti. Nel 2002, questa produzione era di 38 dollari statunitensi in Norvegia, 35 dollari in Francia, 34 dollari nel Belgio e 32 dollari negli Stati Uniti (cifre arrotondate al dollaro), facendo vedere che il divario di produzione per dipendente tra Stati Uniti e Europa è in parte dovuto alle differenze di tempo di lavoro.
Oltre questa differenza nel tempo di lavoro i KILM attribuiscono a due elementi maggiori parte della crescita della produzione per dipendente negli Stati Uniti : la produzione e la diffusione delle tecnologie dellinformazione e della comunicazione (ICT : information and communication technologies) nellambito di un contesto economico favorevole ; e daltro canto lo sviluppo dellindustria dei servizi quali il commercio allingrosso e al dettaglio nonché i titoli finanziari basati sulle ICT. Alleccezione della Finlandia e dellIrlanda, la maggior parte dei paesi della UE non sono riusciti a raggiungere tali risultati negli anni 90.
Nel settore agricolo, i KILM dimostrano un calo rapido delloccupazione nei paesi sviluppati ma non nel resto del mondo. In un grande numero di paesi in via di sviluppo questo settore costituisce la pietra angolare delle strategie delloccupazione e della lotta alla povertà. In tutte le economie è in calo costante la produttività dellagricoltura. Tuttavia i livelli di produttività in questo settore, pubblicati per la prima volta nei KILM, rimangono elevati nei paesi sviluppati. Negli Stati Uniti ad esempio un lavoratore agricolo produce 650 volte più di un lavoratore agricolo in Vietnam.
Visto limportanza relativa del settore agricolo nelle economie in via di sviluppo, questo settore rimane uno degli elementi che possono contribuire allaccelerazione della crescita e della produttività. Mentre è in costante diminuzione la parte delloccupazione nel settore agricolo, un riorientamento della manodopera verso altri settori dovrebbe portare sul lungo termine allaumento sia delloccupazione che della produttività. Laccesso dei prodotti agricoli ai mercati interni ed internazionali nonché lelaborazione e lapplicazione di tecnologie sostenibili dal punto di visto dellambiente sono mezzi importanti per accelerare la crescita della produttività nellagricoltura.
Tempo di lavoro
Secondo i KILM, in funzione delle informazioni disponibili (fig. 2 e 31), il rallentamento della crescita del prodotto interno lordo (PIL), iniziata tre anni fa sotto leffetto degli attacchi terroristici dell11 settembre 2001, si è espresso in una diminuzione parallela del numero di ore lavorate per persona e per anno nella maggior parte dei paesi. Nonostante sia aumentata la produttività, il tempo di lavoro è diminuito ogni anno negli Stati Uniti dal 2000, da 1 834 ore nel 2000 a 1 825 ore nel 2002. Diminuzioni più importanti si avvertono nello stesso periodo in Norvegia (da 1 380 a 1 342), Svezia (da 1 625 a 1 581), Francia (da 1 587 a 1 545), Australia (da 1 855 a 1 824), Canada (da 1 870 a 1 778), Irlanda (da 1 690 a 1 668) e Germania (da 1 463 a 1 444). Secondo gli stessi indicatori, il Giappone, il cui tempo di lavoro era il più lungo, è progressivamente regredito al livello degli Stati Uniti.
Sul lungo termine, le ore di lavoro effettuate in Australia, in Canada, in Nuova Zelanda e negli Stati Uniti sono rimaste più o meno invariate dagli anni 80, mentre nel resto del mondo industrializzato esse hanno segnato una progressiva diminuzione (allinfuori di alcune fluttuazioni cicliche) nel corso dei due ultimi decenni.
Alcuni paesi nel mondo hanno riportato un numero di ore lavorate molto superiore a quello degli Stati Uniti. Secondo i KILM, in Corea del Sud ad esempio, le ore lavorate per dipendente ammontano a 2447 per il 2001 ; si tratta del tempo di lavoro più alto registrato fra tutte le economie per le quali sono disponibili dati statistici (46 percento più degli Stati Uniti e 46 percento più dei Paesi Bassi, paese che registra il minor tempo di lavoro). Secondo i KILM, « in tutti i paesi dellAsia in via di sviluppo per i quali sono disponibili dati statistici, il tempo di lavoro è sempre stato più elevato che nei paesi industrializzati. Questo è un tratto caratteristico delle economie in via di sviluppo nelle quali la mancanza di tecnologie e di capitale viene spesso compensato da un maggior numero di ore di lavoro effettuate ».
In alcune economie di transizione, il tempo di lavoro rispecchia non solo il trasferimento attuale delle attività dellagricoltura verso il settore manifatturiero e i servizi, ma anche il progressivo abbandono delleconomia centralizzata. In Repubblica Ceca ad esempio, il tempo di lavoro è stato di 1 980 ore nel 2002, nonostante una forte diminuzione negli ultimi anni. Si tratta del tempo di lavoro più alto dei paesi dellOCSE, con la Slovacchia (1 978 ore) e la Grecia (1 934 ore).
Secondo i KILM, lIrlanda costituisce un buon esempio dellevoluzione del tempo di lavoro in uneconomia in fase di sviluppo. Insieme al mutamento settoriale da uneconomia fondata sullagricoltura verso lindustria manifatturiera e i servizi, il tempo di lavoro in Irlanda è calato da un po più di 1 900 ore negli anni 80 a 1 668 ore nel 2002, il che rappresenta una diminuzione di circa sei settimane di 40 ore per dipendente, mentre la produttività per dipendente è più che raddoppiata tre il 1980 e il 2002.
Creare posti di lavoro e mantenerli
La maggior parte dei paesi industrializzati (escluso Germania e Giappone) hanno aumentato la produzione e loccupazione nominale durante il periodo 1999-2002. Inoltre, alcuni paesi europei come Francia, Regno Unito, Belgio e Irlanda hanno aumentato il loro rapporto occupazione-popolazione riducendo i tassi di disoccupazione (fig. 41) nello stesso periodo.
Mentre i tassi di disoccupazione sono stati generalmente più marcati in Europa che negli Stati Uniti, non sono scesi, secondo i KILM, dallinizio degli anni novanta in diversi paesi della UE. In Irlanda, ad esempio, il tasso di disoccupazione, che allinizio degli anni novanta era tra quelli più alti in Europa, è sceso nel 2002 ad un livello inferiore a quello registrato negli Stati Uniti. Anche in Lussemburgo, Svizzera, Paesi Bassi, Islanda, Norvegia, Danimarca, Portogallo, Regno Unito e Svezia il tasso di disoccupazione è, per ragioni diverse, inferiore a quello degli Stati Uniti. Altri indicatori del mercato del lavoro menzionati nei KILM confermano la conclusione secondo cui il mercato del lavoro negli Stati Uniti ha reagito diversamente da quello dei paesi europei al momento del rallentamento economico, in parte in relazione ai diversi gradi di flessibilità del mercato del lavoro e alla diversità delle posizioni adottate a livello nazionale riguardo ad un intervento statale.
Ad esempio, oltre ai tassi di disoccupazione e di occupazione diversi, gli Stati Uniti forniscono risultati altrettanto diversi da quelli forniti dalla maggior parte dei paesi europei per quanto riguarda la ricerca di un posto di lavoro da parte dei giovani e dei disoccupati di lunga durata (un anno o più) al momento del rallentamento economico. Dal 1999, gli Stati Uniti hanno registrato un aumento sia del tasso di disoccupazione dei giovani, sia di quello relativo ai disoccupati di lunga durata, mentre il tasso relativo a questi due indicatori è sceso in gran parte nei paesi industrializzati.
In America latina nel corso dellultimo decennio, i rapporti occupazione-popolazione non sono stati uguali da paese a paese. I cali registrati tra il 1990 e il 2002 sono stati importanti in Argentina (riduzione al 37,1 percento), in Cile (al 35,3 percento), in Colombia (al 51,6 percento) e in Uruguay (al 47,6 percento). Tuttavia, il Perù e il Venezuela hanno registrato un aumento dei loro rapporti occupazione-popolazione, passati rispettivamente al 62,5 percento e al 58,9 percento.
In Asia, il rapporto occupazione-popolazione è sceso del 2,8 percento. In Corea del Sud, è passato dal 60,7 percento nel 1995 al 58,6 percento nel 2001, mentre a Hong Kong (Cina) nello stesso periodo il rapporto scendeva del 2,8 percento, dal 60 al 58,3 percento. Sono anche stati registrate diminuzioni del rapporto occupazione-popolazione in Malaisia e in Tailandia nel periodo 1995-2000. In Malaisia, il rapporto è sceso del 2,7 percento, dal 65,3 al 63,5 percento. La Tailandia ha registrato una delle diminuzioni più forti della regione con una flessione del 12,6 percento, dal 77,5 al 67,7 percento. Nonostante queste diminuzioni, le economie dellAsia registrano in genere rapporti occupazione-popolazione elevati. Questi rapporti si aggirano tra il 50 e il 70 percento in tutte le grandi economie asiatiche alleccezione dello Sri Lanka.
Vengono inoltre messe in rilievo dai KILM le importanti disparità delle cifre delloccupazione nellagricoltura, dimostrando limportanza dei negoziati commerciali internazionali per la riduzione della povertà nei paesi in via di sviluppo. Nelle 20 economie più ricche del mondo loccupazione nellagricoltura è relativamente bassa, tra l1,4 percento nel Regno Unito al 7 percento in Irlanda. Nelle economie in transizione invece si va dal 4,8 percento nella Repubblica Ceca al 52,7 percento in Georgia. In diversi paesi dellAfrica e dellAsia, questo tasso risulta superiore al 70 percento, mentre in America latina esso raggiunge il 43,6 percento in Nicaragua e il 50,6 percento in Haiti. Nel Medio Oriente e in Africa del Nord, loccupazione nellagricoltura rimane relativamente bassa nei paesi produttori di petrolio, mentre può salire fino al 75 percento in alcuni paesi non produttori.
1 Key indicators of the labour market, 3a edizione, Ufficio internazionale del Lavoro, Ginevra, 2003, ISBN 9221133818 (disponibile in versione stampata con CD-ROM incluso, oppure tramite sottoscrizione su Internet ; prezzo della versione stampata con CD-ROM : 200,00 ).
2 Il rapporto occupazione-popolazione misura la proporzione di persone occupate nella popolazione in età di lavorare (oltre ai 15 anni) : ogni variazione di questo dato risulta quindi un indicatore affidabile della capacità di una economia a creare posti di lavoro.
3 La produttività viene misurata dividendo la produzione annuale per il numero dei lavoratori dipendenti. La produzione viene misurata dal PIL espresso in termini di « parità di potere dacquisto » (PPP : purchasing power parities). I dati della produttività contenuti nei KILM sono caratterizzati dal ricorso ai PPP per convertire in una unità monetaria comune la produzione espressa nelle valute nazionali, diversamente dalle altre stime che ricorrono ai tassi di cambio. I KILM misurano la produttività in due modi principali : la produzione annua per dipendente e la produzione media per ora lavorata. Risulta tuttavia più difficile confrontare delle stime sulla produzione per ora lavorata tra diversi paesi piuttosto che delle stime sulla produzione per dipendente, dato che la misura delle ore lavorate varia molto da paese a paese.
4 Le statistiche pubblicate nel agosto 2003 dallUfficio di statistiche del lavoro del Ministero del Lavoro degli Stati Uniti segnano una crescita regolare nel 2003.
| Ultima modifica: 03.04.2008 | ^ top |