Comunicato stampa
Venerdì 7 marzo 2003
( OIL/03/10 )
GINEVRA (Notizie dellOIL) Dal vivo da Ginevra, o tramite satellite da Bagdad, si è tenuta presso la sede dellOrganizzazione internazionale del Lavoro (OIL) una riunione di eminenti donne giornaliste che hanno condiviso la loro esperienza di donne e di giornaliste sul campo, alle prese con la realtà delle guerre e dei conflitti, spiegando come, attraverso il loro lavoro, esse difendono a modo loro i diritti di tutte le donne.
Secondo Kate Adie, giornalista e scrittrice, direttrice corrispondenti per lestero alla BBC « La guerra non è un gioco da ragazzi. Metà delle persone coinvolte nei conflitti sono delle donne ». Insignita di numerosi premi per aver coperto le principali crisi internazionali, dalla guerra del Golfo alla Bosnia, Kate Adie ha appena pubblicato la sua autobiografia.
Kate Adie ha partecipato al gruppo di discussione sul tema « Missioni pericolose. Donne giornaliste in zone di conflitto » organizzato dallILO. Sono state messe in luce da questo gruppo di discussione le sfide particolare con le quali le donne si confrontano quando si trovano in zone di conflitto, siano esse corrispondenti di guerra o civili non combattenti.
« Organizzando delle conferenze stampa riservate alle donne, Eleanor Roosevelt aveva costretto i direttori di testate ad assumere giornaliste donne nelle loro redazioni. Per molto tempo relegate nella cronaca della moda, le donne sono ora presenti su tutti i fronti, dallattualità internazionale alla cronaca di guerra ». È quanto sottolineato da Juan Somavia, Direttore generale dellUfficio internazionale del Lavoro. « Per ottenere questo riconoscimento, le donne hanno dovuto abbattere gli ostacoli invisibili della discriminazione. Di conseguenza, risulta oggi più femminile il punto di vista che ci viene proposto sui conflitti che, sempre de più, sembrano segnare la nostra epoca ».
Oltre a Kate Adie, hanno partecipato alla riunione :
Christine Anyanwu (Nigeria). Condannata allergastolo nel 1995 per aver parlato di un tentativo di colpo di Stato contro lallora presidente della Nigeria Sani Abacha, viene scarcerata dopo tre anni, in seguito alla morte di Abacha. È stata insignita di numerosi premi per la libertà della stampa, fra cui il prestigioso Premio mondiale delle libertà di stampa.
Nadia Mehdid (Algeria) caporedattore delle pagine internazionali a Asharq Al Awsat, un quotidiano panarabo con sede a Londra. Ai suoi inizi al quotidiano Asharq Al Awsat nel 1995, Nadia Mehdid era lunica donna in sala redazioni. Dopo dieci anni di assenza del quotidiano dallIraq, è stata lei la prima a ritornare a Bagdad.
Rym Brahimi, corrispondente della CNN in Irak, in diretta satellitare da Bagdad, ha testimoniato dellatmosfera molto tesa in Irak, soprattutto per le donne. Scoraggiate, le donne si rivolgono alla religione per trovare una forma di conforto. « Non essendo stata personalmente in Afghanistan, non posso paragonare le due situazioni. Ma qua, la situazione è veramente spaventosa. Tuttavia, non pensiamo alla paura. Siamo qua per fare il nostro lavoro, senza farsi troppe domane. È questa la cosa che più conta ».
Secondo Kate Adie, se, al pari degli uomini, le donne vogliono essere inviate nelle zone calde del mondo, devono lottare più di loro. Nel corso del conflitto in Bosnia, Kate Adie raccolse le confidenze di diverse sue colleghe donne sulla ragione della loro presenza a Sarajevo : la loro principale motivazione era che tutti i loro colleghi maschi avevano fatto richiesta per essere mandati in questa città. « Noi donne dobbiamo correre, mentre gli uomini si possono accontentare di camminare ».
Indipendentemente dal tipo di reportage, le donne giornaliste lottano per i diritti delle altre donne. Questo punto è stato accettato allunanimità delle partecipanti alla conferenza. Ha aggiunto Kate Adie : « Lo sguardo delle donne su un conflitto è diverso di quello degli uomini. Mentre gli uomini si interessano maggiormente di armamenti, come fossero giocattoli in grandezza naturale, noi donne preferiamo occuparci di sapere come fa la società civile a sopravvivere in un contesto di guerra oppure come si organizzerà la ricostruzione quando saranno state messe a tacere le armi ».
Per Christine Anyanwu, questa visione più ampia, le donne la possono esercitare non solo in tempi di guerra, ma anche nei periodi di pace. « Dopo anni dedicati ai reportage, voglio creare la mia propria stazione radio per dare la parola alle donne che vogliono fare sentire la propria voce. I problemi specifici delle donne devono essere oggetto di una seria presa di coscienza, sia in Africa che in tutto il mondo ».
Secondo Nadia Mehdid, le donne sono anche in grado di coprire conflitti che non entrano nella categoria delle guerre vere e proprie, che si tratti della percezione del ruolo delle donne nella società, delle guerre dellinformazione, degli estremismi o delle altre forme di violenza, dichiarate o più subdole di cui sono tuttora vittime le donne in molte società. « Noi donne siamo spesso confrontate a visioni grette e alle volte perfino sprezzanti che sono il risultato di culture particolari ».
Ricorda ancora Juan Somavia : « Vuoi su un campo di battaglia, vuoi in una zona calda o pericolosa, tutte queste donne hanno scelto i posti meno sicuri del mondo come posto di lavoro. Così facendo, queste donne portano avanti la trasformazione degli ambienti di lavoro nel mondo. Nonostante le maggiori opportunità, rimangono salde le barriere invisibili della discriminazione, mentre le differenze di stipendio tra donne e uomini sono tuttora una realtà ».
Secondo diversi studi, le notizie che vengono preparate da donne rappresentano il 40%, mentre poco più della metà vengono presentate da donne.
| Ultima modifica: 02.04.2008 | ^ top |